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Palermo, il rebus Norbert Balogh: oggetto misterioso o talento incompreso? Il confronto con Tedino…

Palermo, il rebus Norbert Balogh: oggetto misterioso o talento incompreso? Il confronto con Tedino…

La parabola dell'ungherese in rosanero è stata caratterizzata fin qui da infortuni in serie e scarsa considerazione da parte dei tecnici susseguitisi sulla panchina del Palermo. Potenzialità che si intravedono ma non riescono a trovare...

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Ventiquattro presenze racimolate in tre stagioni tra campionato e Coppa Italia, zero gol segnati in gare ufficiali ed un solo assist a dare ragion d'essere al suo misero score.

In mezzo una serie interminabile di infortuni muscolari che, quasi come un beffardo sortilegio, riaffioravano ogni qualvolta il ragazzo era in prossimità di tornare a disposizione. Problemi non di grave entità ma reiterati e sistematici che inibivano irrimediabilmente la continuità di impiego del calciatore. Con conseguenze deleterie sotto il profilo psicologico e motivazionale per chi in Ungheria era considerato un astro nascente del panorama calcistico nazionale.

Per Norbert Balogh, vera e propria stellina del Debrecen e della selezione Under-21 magiara, l'esperienza in maglia rosanero è stata tutt'altro che gratificante. Giunto in Italia con l'auspicio di trovare spazio, dimensione e maturità calcistica utili a lanciarlo nell'olimpo del firmamento europeo, il classe 1996 ha invece fin qui dovuto mangiare tanta polvere. Mesi interminabili tra panchina e infermeria a mordere il freno e masticare amaro. Come stretto da una morsa: da una parte gli infortuni in sequenza ogni qualvolta si sottoponeva a sollecitazioni e carichi di lavoro più intensi, dall'altra uno scetticismo che lambiva lo scherno da parte dell'ambiente e dello staff tecnico di turno.

Nei pochi frangenti di integrità calcistica, raramente l'ungherese è stato preso nella dovuta considerazione dall'allenatore rosanero del momento. Un po' perché schiacciato dai paragoni illustri, prematuri, deleteri e fin troppo impegnativi, sbandierati a mezzo stampa dal patron, un po' perché palesemente acerbo sotto il profilo tattico, atletico e mentale. Impellenze ed  obiettivi stagionali hanno ridotto al minimo lo spazio per un giovane dalle buone potenzialità ma non chiaramente pronto per fornire un contributo decisivo nell'immediato a certi livelli.

Così da una possibile fiera dei sogni, l'approdo di Balogh nel calcio italiano si è trasformato in uno stretto ed angusto tunnel, buio ed irto di ostacoli imprevisti, di cui il magiaro non intravede ancora la via d'uscita. L'etichetta ben visibile sul suo cartellino porta addosso il peso dei due milioni di euro pagati da Zamparini al suo club di provenienza e dei circa 350.000 euro netti a stagione pattuiti al momento della stipula del quadriennale che lo lega al Palermo fino a giugno 2020.

Da giovane e brillante promessa ad oggetto misterioso costretto a trascorrere più tempo con fisioterapisti e staff medico piuttosto che con tecnico e compagni. Tante le ipotesi formulate in merito alla causa di questa particolare propensione all'infortunio muscolare, vera spada di Damocle dell'ungherese. Da problemi strutturali a squilibri posturali, da una non corretta ripartizione dei carichi di lavoro ad una fragilità addirittura di matrice psicosomatica.

Una svolta positiva in tal senso sembra sia maturata la stagione scorsa con una visita in un centro specializzato nell'hinterland lombardo ed un programma di lavoro personalizzato sul piano atletico atto ad implementare tono ed elasticità della massa muscolare. Già dalla seconda parte della scorsa stagione Balogh, pur non giocando di fatto mai, ha potuto allenarsi con una certa continuità senza accusare fastidi o problematiche muscolari di una qual certa rilevanza. Percorso netto anche in questo ritiro pre-campionato in cui l'attaccante si è fatto notare per la brillantezza della sua condizione ed una serie di giocate, tra assist e gol, di pregevolissima fattura.

Pomo della discordia tra Tedino e Zamparini, Balogh è stato al centro dell'interlocuzione tra patron e tecnico anche nella giornata di ieri. Prima un faccia a faccia tra l'imprenditore friulano e l'ungherese, in cui il calciatore ha ribadito il desiderio di essere preso in maggiore considerazione ed il bisogno assoluto di giocare anche a costo di cambiare aria, quindi il chiarimento a tre con il coinvolgimento di Tedino. Il rapporto tra il tecnico e l'attaccante ex Debrecen non è mai stato particolarmente idilliaco. Anzi, per dirla tutta, non c'è mai stato.

Al netto degli infortuni, l'ex Pordenone non ha mai considerato Balogh una candidatura credibile a breve termine, ritenendolo non pronto sul piano mentale e della dedizione al lavoro, a prescindere dai margini tecnico-tattici.

Il ragazzo dal suo punto di vista ha sempre lamentato una totale mancanza di considerazione, anche solo in termini di consigli, nozioni, magari incitamenti, nel corso delle sedute di allenamento quotidiane. Mai una parola, una indicazione, uno sguardo. Nel bene e nel male. Indifferenza che rasentava il pregiudizio calcistico e nessuna possibilità di provare a dimostrare, anche in uno scampolo o due di partita, il proprio valore.

Ieri è andato in scena un confronto piuttosto curioso (QUI IL VIDEO). Zamparini nelle vesti di cerimoniere ed apripista, il calciatore a dimenarsi, sul piano dialettico e gestuale, nell'illustrare al tecnico le sue peculiarità sul piano tecnico-tattico. Spiegando che, a dispetto della statura, non è un terminale centrale di riferimento in quanto non eccelle nel gioco aereo, ma in virtù di tecnica sullo stretto, progressione e rapidità, può svolgere perfettamente il ruolo di estremo di un tridente offensivo. Pronto a puntare l'uomo, convergere sul piede forte, imbucare o concludere. Disposto a spremersi in ripiegamento, con corsa e predisposizione al sacrificio, per dare una mano in fase di non possesso. Tutto pur di giocare e non dilapidare un altro anno di carriera. Tedino ha preso atto, ascoltando ed intento quasi a riflettere sulle parole del calciatore. Quanto e se questo confronto possa essere stato utile lo dirà solo il tempo.

Certo, è quanto meno curioso che un calciatore, dopo oltre un anno di convivenza professionale, spieghi caratteristiche e ruolo a lui congeniale  al proprio allenatore come se fosse arrivato in rosanero appena qualche ora prima.

Su potenzialità e valore in prospettiva di Balogh si è detto di tutto e di più.

Qualcuno si è lasciato andare anche a maldestri tentativi di ironizzare sulle peripezie vissute dal ragazzo, spendendosi in valutazioni superficiali, bizzarre e anche di dubbio gusto. Come ha sottolineato lo stesso calciatore, nonostante i suoi 196 centimetri d'altezza non è una boa centrale di straordinaria fisicità né un proditorio colpitore nel gioco aereo. Tuttavia il ragazzo dispone di un'indubbia capacità e padronanza in termini di tecnica individuale, in ragione di sensibilità e padronanza nel controllo e nella conduzione delle sfera non comuni per un atleta della sua statura. Dribbling stretto e surplace balistici nell'uno contro uno costituiscono un patrimonio naturale ma restano giocate spesso narcise e fini a sé stesse. Poco funzionali allo sviluppo della manovra corale. L'eccesso di personalismi, classico vezzo di gioventù, oscura spesso quella che è una discreta visione di gioco.

Evidentemente nessuno dei tecnici susseguitisi fin qui sulla panchina del Palermo è stato calcisticamente masochista. Il profilo di Balogh incarna il classico prototipo grezzo da laboratorio: dotato di discrete potenzialità ma complessivamente e strutturalmente acerbo per ritagliarsi a breve termine un ruolo da protagonista ai massimi livelli di un calcio complesso e competitivo come quello italiano.

Varie le lacune fin qui evidenziate e gli aspetti in cui crescere notevolmente: dalla postura nello smarcamento e nella protezione della sfera, alla funzionalità nei movimenti senza palla, dall'intensità costante nelle due fasi di gioco alla capacità di lettura della gara sul piano tattico, dalla  compartecipazione alla tessitura delle trame offensive all'acquisizione di maggiore risolutezza nelle giocate, troppo spesso farcite da evanescente narcisismo. Anche l'approccio alla professione, ancora troppo morbido e talvolta giocoso, va certamente tarato. Se Balogh vuole diventare grande, deve iniziare a pensare e lavorare con la dedizione, il rigore e l'intensità del calciatore vero.

Con la squadra impegnata alla ricerca di un'affannosa rincorsa salvezza in Serie A, non c'era modo e tempo di improntare una sorta di training live a stagione in corso, per un prospetto chiaramente non ancora idoneo ed alle prese con un interminabile calvario sul piano fisico. Oggi le condizioni per Balogh ed il Palermo potrebbero essere cambiate.

Negli occhi restano due performance di livello sfoderate dall'ungherese con la maglia del Palermo in massima serie: l'ora giocata con maturità, qualità e buon ritmo, nella gara interna contro la Juventus con Roberto De Zerbi in panchina, e la prestazione importante nella sfida casalinga contro la Sampdoria (rigore procurato ed una serie di giocate pregevoli ed al contempo utili alla causa) quando il tecnico era Diego Lopez.  In mezzo il rigore fallito in Tim Cup contro lo Spezia che costò eliminazione e panchina all'attuale tecnico del Sassuolo.

Il ragazzo dispone certamente di potenzialità sulle quali si può lavorare. La strada è lunga ed in salita ma tempo ed anagrafe giocano ancora a favore del giovane ungherese. Quanto vale realmente Balogh? Può finalmente diventare un calciatore concretamente e tangibilmente utile alla causa del Palermo? Gettare un altro anno alle ortiche tra ipocrisie ed equivoci non conviene a nessuno. Né al ragazzo sul piano professionale, né al tecnico in termini di serenità di gestione del gruppo, tanto meno al club che vedrebbe depauperato sul piano patrimoniale il cartellino di un calciatore su cui ha comunque investito una cifra significativa.