FOCUS: Zamparini-Tedino, fiducia a metà? La rivoluzione dello staff e la mossa Bacconi. Palermo, venti giorni per la A…

FOCUS: Zamparini-Tedino, fiducia a metà? La rivoluzione dello staff e la mossa Bacconi. Palermo, venti giorni per la A…

Errori strategici e gestionali hanno messo a rischio una promozione che il Palermo sembrava avere saldamente nelle sue mani al giro di boa. Istanza di fallimento, mercato, ribaltoni dirigenziali, restyling dello staff, la panchina di Tedino: tutti gli step di una stagione complicatasi in corso d’opera ma che può ancora scrivere il suo lieto fine…

ERRORI E CHANCES

di Leandro Ficarra

Meno di un mese per conoscere il proprio destino.

La stagione del Palermo si condensa in circa una ventina di giorni. Cinque partite, quindici punti a disposizione, due temibili contendenti da bruciare sulla linea del traguardo.

La promozione diretta in serie A come ambito ed agognato trofeo. L’appendice dei playoff come porta di servizio per accedere in extremis al palazzo del calcio che conta. Al contempo spauracchio da evitare e ultima chance da giocarsi al meglio.

Un salto di categoria vitale per il presente ed il futuro del club di Viale del Fante. Obiettivo che ingloba aspetti strutturali, economici, finanziari, che valicano i confini del terreno di gioco.

Ragion per cui, è auspicabile centrare subito il ritorno in massima serie.

Dopo una sessione di mercato estiva razionale ed oculata, corroborata da un girone d’andata autorevole ed in linea con le aspettative, il Palermo si è complicato la vita da solo con una serie di errori di varia matrice.

Il blackout dopo la sosta invernale, un’involuzione trasversale, di natura mentale e atletica, che ha originato la crisi di identità e risultati di febbraio.

Una sessione invernale di mercato minimalista e supponente, basata sulla legittima tutela di gerarchie ed equilibri di un gruppo fin lì vincente ma priva di quei due, forse tre, innesti sostanziali utili a compiere il definitivo salto di qualità.

L’istanza di fallimento depositata dalla Procura nei confronti del club, poi rigettata dal Tribunale, ha parzialmente condizionato operatività in sede di campagna trasferimenti e psiche dei calciatori già in rosa, bravi in quel frangente a reagire sul campo dopo il disorientamento iniziale.

La differenza nella contesa giudiziaria l’ha fatta un fuoriclasse del ramo come il presidente Giovanni Giammarva che, coadiuvato da un qualificato team di legali, ha brillantemente tutelato gli interessi del club ed argomentandone le ragioni nelle sedi competenti. La vicenda non può comunque, di per sé, costituire un alibi, né ha stretta correlazione con gli errori di valutazione e strategici sul piano tecnico commessi dalla proprietà in quella finestra di mercato.

L’allontanamento di un direttore sportivo, Fabio Lupo, artefice principale dell’allestimento dell’organico capace di primeggiare al giro di boa, il cui torto principale è stato quello di aver tempestivamente focalizzato lacune e necessità in seno alla rosa, imbastito e definito operazioni in entrata a gennaio ( Del Grosso, Di Carmine, Puscas, Calaiò) per la cui ratifica bastava il placet del patron che non è mai arrivato. La trattativa dall’ex ds avviata con l’entourage di Cionek per il rinnovo e la relativa conferma del difensore brasiliano non ha trovato piena condivisione in seno al club e la proprietà ha poi compiuto scelte diverse.

L’aver operato di concerto con il pensiero ed il credo calcistico dell’allenatore, con linearità e risultati conformi  agli obiettivi prefissati, tra intuizioni felici ed altrettante valutazioni opinabili, comunque in sostanziale autonomia, si è rivelato paradossalmente penalizzante per il dirigente abruzzese. Il quale ha inerzialmente scalfito un modus operandi radicato nell’ultimo quinquennio di gestione del club, con il patron a selezionare dritte e segnalazioni di una fitta corte di consulenti con un sensibile peso specifico sullo sviluppo delle strategie di mercato.

L’esonero dell’ex ds rosanero ha privato Tedino di un fondamentale punto di riferimento, spesso di uno scudo, e la squadra di una preziosa figura di supporto e filtro in un momento topico e complesso della stagione.

Valoti è persona stimabile e valente professionista che si sta integrando nella nuova realtà fornendo, sottotraccia, il suo apprezzabile contributo. Questo non è minimamente in discussione. La verità è che l’opportunità, i modi e la tempistica di quel provvedimento destano ancora oggi numerose perplessità.

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  1. nick - 6 mesi fa

    Gli ha imposto un intero staff,il mercato lo fa lui, i giocatori li impone lui.
    Tedino ormai lo paga solo per sedersi in panchina il sabato???

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  2. mistero - 6 mesi fa

    La vera questione da domandarsi è: cosa sarebbe successo se invece di inseguire chimere, quali allenatori di dubbie capacità, improbabili procuratori che ti propinano a caro prezzo bidoni alla Balogh, staff di psicologici, tattici e direttori sportivi servili, si fosse semplicemente preso un bravo allenatore di B e acquistato giocatori esperti della serie cadetta? Probabilemente non saremmo tutti in ansia per un obiettivo che era possibile ma che è diventato complicato!

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    1. nick - 6 mesi fa

      Bravissimo , lo ho già scritto..
      La smania di mz di giocare a fare il talent scout e beccare i campioni, facendosi impaccare da vari personaggi, costa un botto..
      Basterebbe un progetto serio in mano ad un bravo ds.
      Ma ormai ha deciso di fare tutto in prima persona con la sua corte di consulenti e fa i peggio danni.
      Balogh che in due anni non ha messo piede in campo 5 mln di.cui la metà di consulenza.
      Uno scandalo.

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