Com’è triste Venezia! La panchina come una gabbia: la partita di Nestorovski, capitano vero

Com’è triste Venezia! La panchina come una gabbia: la partita di Nestorovski, capitano vero

Partecipazione, indicazioni ai compagni e fisiologica sofferenza. Palermo-Venezia vista dalla panchina: una prospettiva inusuale per Ilija Nestorovski che avrebbe voluto gettare il cuore oltre l’ostacolo. Nonostante l’infortunio…

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di Leandro Ficarra

Palermo-Venezia è stato un film, proiettato per pochi intimi sul manto del “Barbera”, privo del suo migliore attore protagonista.

Ilija Nestorovski la panchina la frequenta molto di rado. Giusto una capatina, fulminea e festosa, per celebrare e condividere con i compagni e staff tecnico la gioia del gol. Incursioni frequenti, per la fortuna del Palermo e di Bruno Tedino, vista la regolarità con cui il macedone gonfia le reti avversarie.

LEADER ASSOLUTO – Bomber prolifico ed implacabile, spesso decisivo quando appone la sua firma sul tabellino, sempre determinante per il plus in termini di carisma e personalità ed il peso specifico nell’economia del gioco. Il numero trenta rosanero è leader trascinante e contagioso, non solo per l’indiscusso valore sul piano squisitamente tecnico ma soprattutto per l’atteggiamento, feroce ed indomito, con cui si spende in modo inesauribile su ogni palla. Forma mentis e vis agonistica esemplari che generano un riverbero virtuoso e tonificante sul resto della squadra.

Pur essendo tra i pezzi più pregiati ed ambiti sul mercato estivo di un Palermo appena retrocesso, non ha mai dato segni di insofferenza né forzato la mano per cambiare aria. Anzi, fin dal primo giorno di ritiro, ha mostrato dedizione ed attaccamento alla causa, palesando gioia ed orgoglio al cospetto della prospettiva di indossare la maglia rosanero anche in categoria inferiore.

La proposta congrua per il cartellino del macedone non è arrivata in Viale del Fante, interesse ed ammiccamenti dei club blasonati, italiani ed esteri, sono rimasti tali.

Nestorovski non ha fatto una piega, ha messo la fascia di capitano al braccio e si è caricato il Palermo sulle spalle. Proprio nei giorni in cui, chi aveva minori credenziali e non pari mercato, covava bramosamente ambizioni professionali diverse, senza tuttavia trovare legittimo riscontro.

L’attaccante macedone ha recentemente prolungato il suo contratto con il club rosanero fino al giugno 2021. Guadagnandosi un meritato aumento dell’ingaggio ed una serie di articolati bonus legati a numero di reti ed obiettivi, individuali e collettivi, da perseguire. Trattenerlo in Sicilia la prossima estate, a prescindere dalla categoria, non sarà semplice. Il rinnovo costituisce comunque una garanzia per il club che acquisisce potere negoziale in sede di trattativa con eventuali pretendenti.

Il ruolo di capitano, leader e condottiero di questa squadra, Ilija se lo è guadagnato non solo a suon di gol. Umiltà, professionalità ed atteggiamento, in campo e  fuori, lo hanno eletto di diritto riferimento imprescindibile per compagni e tifosi.

CRESCITA ESPONENZIALE – Astuzia, risolutezza, rapacità e senso del gol. Dopo le undici marcature in massima serie, Nestorovski ha ribadito di essere un alieno nei sedici metri nel campionato cadetto.

La voglia di migliorarsi, la sua indole scaltra e recettiva sono fattori alla base della sua graduale integrazione e relativa ascesa nel nostro calcio. Da mero rapinatore d’area, il macedone si è progressivamente trasformato in un terminale offensivo sempre più completo. Attaccante letale in the box ma al contempo organico e partecipe allo sviluppo della manovra. Bravo a coprire la sfera, far salire la squadra, giocare di sponda e, se è il caso, rifinire con discreta qualità.

In pochi, sinceramente, credevano che potesse arricchire e completare a tal punto il suo bagaglio tecnico, acquisendo un grado di competitività rilevante a questi livelli. Abnegazione, caparbietà e determinazione feroce hanno consentito al nazionale macedone di sfidare i propri limiti e crescere a livello esponenziale, con ulteriori margini di miglioramento che sicuramente non esiterà ad esplorare.

LEONE IN GABBIA – La sfida contro il Venezia non ha potuto giocarla. Proprio per questo è stata la sua gara più difficile.

Venerdì la forte contusione alla coscia, nella classica partitella nel corso della seduta di rifinitura.  Riacutizzarsi di una botta, strascico della gladiatoria sfida di Avellino. Tedino incassa un’ulteriore tegola dalla sorte, già accanitasi in settimana con Chochev, Struna e Bellusci.

La giornata scorre, si valuta sull’opportunità di convocare o meno un giocatore che, oggettivamente, non sarà comunque arruolabile nei novanta minuti contro i lagunari.

Neanche a dirlo, Nestorovski vuole esserci, almeno in panchina. Covando il desiderio generoso, o meglio la recondita speranza, di prestarsi alla causa anche per una manciata di minuti, nonostante le condizioni non ne consiglino l’utilizzo.

Dal conciliabolo fra tecnico, direttore sportivo e calciatore emerge la decisione di convocare il macedone e portarlo comunque in panchina. Troppo importante la sua presenza, sotto il profilo psicologico e carismatico, per la squadra chiamata a tornare alla vittoria al “Barbera” contro un avversario ostico. Saggezza, buon senso e prudenza inducono Tedino a non correre alcun rischio.

La speranza è chiaramente che il Palermo la gara la sblocchi e la gestisca per tempo, senza incorrere in tentazione alcuna. Si confida nella vena di Coronado e nella voglia di riscatto di Trajkovski.

La partecipazione emotiva di Nestorovski nel corso del match è totale ed encomiabile.

Per lui la panchina è una prospettiva del tutto inusuale. La porta avversaria è troppo lontana, l’adrenalina non trova sfogo. Ilija è un leone in gabbia. Si sbraccia, si dispera, impreca, fornisce continue indicazioni ai compagni, battibecca con gli avversari. Interagisce costantemente, gioca il suo match virtuale.

I minuti scorrono veloci, il Palermo fa la gara, sviluppa una notevole mole di gioco, schiaccia il Venezia. Ma non sfonda. Manca l’acuto, la profondità, il terminale offensivo. Il grimaldello che crei la crepa decisiva nel muro eretto da Inzaghi.

Nestorovski chiede un paio di volte di entrare. Vorrebbe giocare, dare una mano ai compagni. Provare a togliere le castagne dal fuoco, anche con una gamba sola. Un paio di sguardi con Struna che alza la linea difensiva di un Palermo ormai proteso in avanti alla ricerca del gol del vantaggio. Tedino, forse, ci ha anche pensato per una frazione di secondo.

Poi hanno prevalso lungimiranza e raziocinio.  Rischiare di perdere il macedone per un periodo relativamente lungo, con un campionato intenso ed estenuante ed una promozione da conquistare, sarebbe stato un azzardo quanto meno fuori luogo. L’auspicio è di recuperarlo il prima possibile. Gli esami strumentali saranno illuminanti in questo senso.

Prima La Gumina subentra a Gnahoré.  Quindi Embalo rileva Aleesami, è l’ultimo cambio in casa rosanero. Proprio sul sinistro del numero undici rosa murato da Audero si infrangono le speranze di vittoria del Palermo. Al fischio finale, Nestorovski, in trance agonistica, impreca e schiuma rabbia. Moto sincero, positivo e costruttivo, di chi vorrebbe ma non può.

LA ZAMPATA DI LUPO –  Lupo immediatamente lo abbraccia, gli sussurra all’orecchio un paio di concetti mirati che lo riportano con la mente oltre quei novanta minuti. Placandone la frustrazione e rischiarandone priorità ed obiettivi. Lui recepisce all’istante, come sua abitudine, e torna pienamente dentro un ruolo che sente fortemente suo. Corre a dare il cinque, a dispensare pacche ai compagni che hanno comunque dato tutto, come sempre dall’inizio di questa stagione. Nestorovski è esausto quanto, forse più, di loro. Poiché, in fondo, Palermo-Venezia l’ha giocata anche lui. Da capitano vero.

 

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