B-FOCUS, il punto sulla Serie B: le migliori 5 partite del girone di ritorno
In attesa delle semifinali che delineeranno la finale, è il momento di tornare un po' indietro nel tempo per parlare del campionato regolare appena terminato. Dopo aver analizzato le migliori cinque gare del girone d'andata, è il momento di spostare il focus verso il girone di ritorno. Per ricordare degnamente questo campionato, dobbiamo ricordare alcune sfide memorabili della seconda frazione di stagione, che ha regalato sorprese, gioie e verdetti amari. In questo secondo pezzo conclusivo, ecco le migliori cinque partite del girone di ritorno scelte dai nostri collaboratori, Dennis Rusignuolo e Nicholas Barone. Le partite sono elencate in ordine cronologico, dalla meno alla più recente.
29ª giornata, Spezia-Monza 4-2 (di Dennis Rusignuolo)
In questa lista il Monza compare più volte, e il denominatore comune può essere il fatto che in queste gare i brianzoli si sono - proverbialmente - mangiati la promozione. In quel weekend il Monza va in scena a La Spezia. Frosinone e Palermo continuano a spingere, ma i brianzoli hanno un vantaggio significativo (5 punti sui ciociari, 6 sui rosanero) e sette giorni dopo avrebbero imposto il loro status contro il Palermo (3-0). La squadra di Bianco sembra un rullo compressore, e la vittoria nella giornata precedente a Cesena aveva mostrato la qualità dei singoli, e un assetto di squadra capace di non soffrire nemmeno in inferiorità numerica. Al Picco il rullo è decisamente acceso: al quindicesimo il risultato è già sullo 0-2, reti di Petagna e Cutrone. Sono bastati un paio di lanci in profondità per perforare la fragile difesa dello Spezia, e il pomeriggio sembra indirizzato. Già, sembra. Al primo vero affondo i padroni di casa accorciano le distanze con Artistico, bravo a tenere a distanza il proprio marcatore e calciare in equilibrio precario sul secondo palo. In quel momento inizia un’altra partita, perché lo Spezia è padrone del gioco. Alla mezz’ora il Monza rimane in dieci uomini, espulso Carboni per doppia ammonizione. Non passa nemmeno un minuto dall’uscita dal campo del difensore biancorosso che lo Spezia pareggia. Un cross innocuo viene sporcato da Birindelli e diventa un assist al bacio per Aurelio sul secondo palo. 2-2. Il Monza non esce più, e questa volta l’inferiorità numerica non mette in risalto la compattezza della squadra, anzi fa emergere una certa apatia di fronte all’energia delle avversarie. Nella ripresa lo Spezia va subito avanti, con un piazzato chirurgico di Bandinelli. Rimonta completata, sigillata dal 4-2 realizzato da Artistico nei minuti finali. Ed è un gol che va raccontato perché è una sorta di manifesto del centravanti. Artistico è marcato da Brorsson, ma si mantiene a distanza. Il numero 9 gioca sulla staticità del difensore per attaccare il primo palo, aumenta la velocità quando parte il cross, arriva per primo e incrocia sul palo lontano di testa. Lo Spezia vince, Artistico si conferma un centravanti di assoluto livello per la B, il Monza rimane comunque al secondo posto. Tutto sembrava in ordine, ma tutto sarebbe cambiato nel giro di poco…
31ª giornata, Avellino-Sudtirol 3-2 (di Nicholas Barone)
Gli irpini figurano in questa classifica più volte, e non è un caso. La squadra di Biancolino prima e Ballardini poi è stata tra le protagoniste più particolari della cadetteria: basti pensare all’incredibile rimonta dalla zona play-out all’ottavo posto. Andando alla gara, i primi venti minuti raccontano di una gara molto compassata, senza picchi tecnici o clamorose occasioni. Al 23’, però, avviene il primo acuto del Patierno-day, capirete dopo perché. Il numero 9, bomberissimo di Serie C, non ha mai segnato in seconda divisone fino a quel momento, nonostante la quasi assicurata titolarità nel corso del campionato. Il numero 9, alla prima occasione della gara, sfrutta un gran cross di Biasci. Zampata dalla parte destra dell’area piccola a incrociare, Adamonis sfiora ma non basta: è 1-0. Il primo tempo fondamentalmente si conclude così, senz’altro da raccontare nell’effettivo. Ma in Serie B, dovrebbe ormai essere chiaro, basta un tempo per creare una gara memorabile. Al 48’ dopo uno scambio Casiraghi si trova in posizione di cross che effettua, ma la palla carambola su Patierno. Tre minuti dopo, l’arbitro Galipò viene richiamato: il tocco dell’attaccante ospite è con la mano in maniera punibile, calcio di rigore, poi trasformato da Casiraghi. Passano 20 minuti in cui la gara è più nervosa che altro, con interventi al limite della massima punibilità. Al 72’ si chiude il cerchio di Patierno: il capitano dei campani riceve palla al limite dell’area, imbuca di destro Besaggio che semina il proprio difensore con un controllo continuato, per poi concludere con un destro sul primo palo. La partita ha ancora tantissimo da regalare: tre minuti dopo, da calcio d’angolo ospite pennellato dal solito piede fatato di Casiraghi, Pecorino incorna il pallone per il 2-2. All’80esimo la degna conclusione di una partita folle tra errori clamorosi e ribaltamenti costanti: corner di Martin Palumbo, più che intuibile, ma Adamonis rinvia malissimo tenendo in vita il pallone nei piedi di Simic, che cerca Izzo in mezzo. Il difensore deve solo spingerla in porta, ed è quello che fa: 3-2. Boccone amaro per gli altoatesini che perdono la nona posizione e da lì inizieranno\\ una clamorosa discesa. Forse, con qualche errore in meno come quelli commessi in questa gara, Castori starebbe festeggiando una serenissima salvezza, invece di mangiarsi le mani per un evitabilissimo play-out.
34ª giornata, Frosinone-Palermo (di Nicholas Barone)
Partiamo da un presupposto fondamentale: diventare una delle gare più belle nell’anno spettacolare che è stato nonostante i soli due gol segnati significa aver assistito a uno spettacolo più unico che raro. Contesto: il Frosinone, secondo, ospita il Palermo quarto in classifica, una vittoria dei rosanero significherebbe -1. La sfida si porta dietro un’accesa miccia di qualche anno prima nella famosa finale play-off vinta dai ciociari, e le posizioni in classifica aizzano un fuoco che può solo aumentare nel corso della gara. L’inizio è molto equilibrato; occasioni da entrambe le parti, con Pierozzi protagonista di un salvataggio su Raimondo e del cross per la prima azione della sua squadra. Pian piano, mentre il cronometro avanzava, si ha avuto la sensazione costante di un Palermo che, come impronosticabile, ha preso seriamente le misure alla squadra di Alvini. I contropiedi non sfruttati diventano uno, poi due, poi tre, poi quattro. Il contatore dei gol per la squadra di Inzaghi conta comunque 0, in una frazione in cui cosa è realmente mancato è l’ultimo passaggio. La squadra di Alvini non manca però occasione per costruire e impensierire la difesa rosanero, nonostante le situazioni clamorose rasentino lo 0. La qualità di entrambe le squadre regala comunque uno spettacolo molto europeo: corsa, tecnica, ribaltamenti di fronte costanti e tanto, tanto divertimento per i tifosi neutrali. Palmisani grande protagonista che - come al suo solito - indossa il mantello per parare un missile terra-aria di Ranocchia. Al 43’ ecco il momento, l’attimo fuggente, che potrebbe cambiare un campionato: palla lanciata dal centrocampo a casaccio vicino all’area del Frosinone, palla apparentemente facile per la difesa. In quel momento però Monterisi e Palmisani combinano la frittata più grande del loro eccellente campionato, dando la possibilità al piede scaltro di Pohjanpalo di infilarsi tra i due per cercare un tocco dolce da infilare in rete. Per due secondi tutta Palermo è certa: quella palla entra, 1-0 e palla al centro. Ma il destino, delle volte, sa essere più che beffardo. Palo interno e pallone che viene risputato in campo, trasformando in un nulla di fatto l’occasione. Emblematica l’immagine di quattro giocatori inquadrati da DAZN con le mani tra i capelli, ma sono certo che è stata la reazione anche degli altri rosanero in campo. Il primo tempo si chiude pochissimi attimi dopo, lasciando l’amaro in bocca per uno 0-0 “punitivo” per lo spettacolo offerto in campo. Passano 12 secondi della ripresa per rivedere Palmisani nella sua miglior versione: colpo di reni su Peda e risultato ancora bloccato. I 30 minuti successivi sembrano ormai avviare la gara verso una partita senza reti, ma ecco che, nell’ottima ma incompleta sceneggiatura della gara mettono mano due grandi registi: Calò e Ranocchia. Il primo, al 75’, dai 30 metri pennella una traiettoria imprendibile da qualsiasi essere umano; 1-0 che cambia radicalmente volto alla gara. Il numero 10 dei rosanero invece, nell'assedio finale, trova un angolo imprendibile dopo la sponda di Pohjanpalo all 89’: 1-1. Il finale non regalerà più gol, ma sarà un tripudio di emozioni: la squadra di Inzaghi, convinta di poterla portare a casa, inizia ad assaltare la porta avversaria, mentre i gialloblu meditano e aspettano la ripartenza. Il contropiede alla fine arriva, ma ci pensa Gomis a negare il 2-1. Al 95’ i rosa avranno un’ultima situazione clamorosa: pallone vagante che Gyasi potrebbe servire di testa facilmente a Peda, solo nell’area piccola. Il tocco dell’ex Empoli è però impreciso, con la palla che finisce tra i difensori avversari. La gara finirà lì, ma il palese contraccolpo si farà sentire per entrambe, con il Frosinone che da quel momento prenderà il largo per la promozione in Serie A.
37ª giornata, Mantova-Monza 3-2 (di Dennis Rusignuolo)
Tra i migliori momenti del girone di ritorno c’è un altro capitolo sul Monza, probabilmente il passo decisivo per raccontare il tracollo avuto dai brianzoli nel finale di stagione, dato che a Mantova il Monza, di fatto perde la Serie A. E i novanta minuti del Martelli sono uno spettacolo. Avvio tutto di stampo biancorosso - Monza, come visto anche nei precedenti match. La squadra di Bianco prova subito a far pendere l’inerzia della gara dalla sua parte, e sfiora il vantaggio in due occasioni, con Cutrone e Pessina, ma Bardi è un muro. Dopo il quarto d’ora, in un affondo più confuso che ragionato, il Mantova colpisce: Trimboli prova a sfondare dal fondo di destra, ma non c’è spazio, allora torna indietro e prova a ragionare. In quel momento il capitano mantovano si accorge che difesa e centrocampo del Monza sono schiacciati dentro l’area, e Kouda è libero al limite dell’area. La palla arriva al numero 80 che ha tutto il tempo per prepararsi il mancino e spararlo a fil di palo, dove Thiam può solo osservare. C’è un aspetto che va sottolineato di quel Mantova: i virgiliani a metà stagione erano in zona retrocessione, ma dall’arrivo di Modesto è cambiato tutto. La classifica in quel momento fa sognare addirittura i play-off, e il Mantova va, eccome se va. Il Monza è frastornato, dal caldo o dalla tensione, e in contropiede subisce il secondo schiaffo. Mancuso riceve il pallone sulla sinistra, zampetta davanti all’avversario e chiude il destro sul primo palo. 2-0. Il Frosinone sta pareggiando con la Juve Stabia, e un eventuale successo del Monza spalancherebbe le porte della Serie A, ma all’intervallo la squadra di Bianco è sotto. Rientra in campo praticamente un’altra squadra, rinvigorita dallo shampoo fatto all’intervallo - e probabilmente dal risultato di Castellammare, ma il risultato non si schioda. Il Monza ci prova in ogni modo, addirittura Hernani svernicia l’incrocio dei pali con una sassata da trenta metri, e la difesa nega il gol in ribattuta a Petagna. A ridosso dell’ultimo quarto d’ora arriva il gol della speranza, questa volta da corner. Dopo una serie di tocchi, la palla finisce di nuovo sul legno, ma questa volta Lucchesi converte in rete. 2-1. Nel frattempo il Frosinone è andato in vantaggio, quindi serve vincere per ritornare al secondo posto. Inizia praticamente un’altra partita, che dura soltanto una decina di minuti, ma dentro c’è tutto. Il Mantova sfiora il 3-1, ma Paoletti a un metro dalla porta clamorosamente colpisce la traversa. Due minuti più tardi Hernani mette in mezzo uno dei suoi soliti palloni, forti e tesi, Dany Mota tocca di testa e insacca. 2-2. A una manciata di minuti dalla fine Bakoune ha la palla del 2-3, ma Bardi cala probabilmente la parata più bella del campionato, un colpo di reni incredibile sulla conclusione a pochi passi del francese. E la dura legge del calcio colpisce qualche secondo più tardi, perché Thiam rinvia con tante speranze, il Mantova recupera e lancia Benaissa. Il giocatore sembra in netto fuorigioco, ma proprio Bakoune non era allineato con i difensori, il resto è un capolavoro del giocatore del Mantova, un pallonetto da futsal da fuori area. Vince il Mantova, e il Monza quel pomeriggio perde di fatto la promozione in Serie A.
38ª giornata, Cesena-Padova 3-4 (di Dennis Rusignuolo)
Nell’ultima giornata non poteva mancare un finale degno a questo campionato. Facile parlare delle gare che hanno deciso promozioni e salvezze, ma a noi piace non essere banali, quindi vi parlo di Cesena-Padova. Non ricordo in tempi recenti un primo tempo terminato con sei gol, e non ricordo una mole simile di occasioni nelle fasi primordiali di gara. Questi gli elementi che inseriscono un Cesena-Padova di fine stagione nella classifica dei migliori match dell’intero campionato. Spazio alla cronaca, anzi, al cinema. Il Cesena ha la possibilità di andare ai play-off, ma deve assolutamente vincere. Di fronte ha un Padova tranquillo e spensierato dopo la rimonta salvezza guidata da Breda. Al Manuzzi gli emiliani si rendono conto di quanto può essere fastidioso un avversario tranquillo e spensierato. La gara è pazza già dai primi palloni. Al secondo minuto il Padova va in vantaggio con Di Maggio, bravo ad arrivare da dietro e bucare Siano in uscita. Al settimo minuto il Cesena ha già ribaltato il risultato: prima Cerri serve Shpendi per il pari, poi i due si ricambiano il favore, cross dell’uno/gol dell’altro. Ancora una volta il Padova colpisce, di nuovo da destra e nuovamente con un inserimento letale di Di Maggio dalle retrovie. Al quarto d’ora, i biancorossi vanno clamorosamente in vantaggio - di nuovo. La corsia di destra sembra un castello autostradale senza telepass, e la gente va e viene di continuo. Fusi entra in area, Berti lo chiude ma è leggero nell’intervento, il numero 8 padovano si riprende la sfera e la apparecchia dietro per Caprari, destro sul primo palo, gol. 2-3, al quindicesimo minuto. In una serata come questa c’è spazio anche per protagonisti “minori”, e oltre al già citato Di Maggio bisogna parlare del portiere del Padova, Fortin. Nel corso della stagione ha perso il posto, scalzato da Sorrentino. Non può passare inosservato perché è stato il portiere della promozione in B, è giovane e gioca con la numero 14 (che in inglese si dice fourteen). Para tutto il parabile, e in alcuni casi para anche ciò che non si può prendere. A pochi minuti dall’intervallo sputa fuori dalla porta un colpo di testa ravvicinato di Cerri. Cinque gol in un primo tempo già sarebbe storia, ma le due squadre regalano un ultimo momento degno dell’opera di Pechino. Nell’ultimo minuto di recupero il capitano del Cesena, Ciofi, salva sulla linea il pallone del 2-4, l’azione riparte e il Cesena trova il clamoroso 3 a 3, ancora in gol Shpendi. Nel secondo tempo il ritmo non può essere, per forza di cose, simile al primo. In quel caso probabilmente la gara avrebbe assunto connotati tennistici. Il Padova sembra avere comunque qualcosa in più, e trova il gol del definitivo 3-4 sul finale in contropiede. In una gara che ha alternato qualsiasi cosa, mancava un gol in acrobazia. Allora Seghetti riceve un cross sul secondo palo, arriva in corsa e si coordina in una specie di zampata aerea. Siano non è perfetto, palla in porta. Tre a Quattro. Il Cesena conclude un pessimo girone di ritorno con una sconfitta fragorosa, che di fatto esclude la squadra di Cole dai play-off. Con una vittoria gli emiliani sarebbero andati agli spareggi contro il Catanzaro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA