Mediagol Notizie Antonio Conte a cuore aperto: "Premier molto dura, in Italia c'è solo la Juventus. Il calcio? A volte lo odio"
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Antonio Conte a cuore aperto: "Premier molto dura, in Italia c'è solo la Juventus. Il calcio? A volte lo odio"

Lunga ed interessante intervista al tecnico del Chelsea che affronta numerose tematiche di matrice personale e professionale

Schiettezza e sincerità non gli hanno mai fatto difetto. Amato e inviso, lodato e criticato.

Antonio Conte è comunque un personaggio che muove e genera emozioni, idee e sentimenti.

Passioni spesso contrastanti ed in antitesi. Oggetto di analisi, polemiche confronti in seno a critica, pubblico ed addetti ai lavori. Personalità e carisma sono da sempre stati il suo marchio di fabbrica.

Sia nel corso della sua carriera di calciatore che quando ha vestito i panni di tecnico.

Il filotto di scudetti sulla panchina della Juventus, culminato in un addio non privo di qualche strascico acrimonioso con la dirigenza bianconera.

Quindi l'esperienza, intensa e sfortunata, sulla panchina della Nazionale  con la lotteria dei rigori ad interrompere il cammino degli azzurri, al cospetto della rivale storica Germania, nell'ultimo campionato Europeo.

Subito vincente la nuova suggestiva scommessa in Premier League, condottiero sulla panchina del Chelsea, con il manager leccese capace di regalare ai blues il titolo al primo tentativo.  Avventura che prosegue tra alti e bassi ma che coinvolge profondamente l'ex allenatore della Juventus, in virtù di atmosfera, livello delle infrastrutture e cultura sportiva  che rendono unico il campionato inglese.

Antonio Conte valica il muro della retorica che avversa il mondo del calcio in una interessante intervista rilasciata al mensile GQ, in cui affronta varie tematiche professionali, inerenti il panorama calcistico mondiale, e umane soffermandosi anche su qualche sfumatura riguardante la sua vita privata.

A bordo campo mi muovo, grido e corro. Questo è il mio personaggio. Durante la partita ho i battiti del cuore accelerati, ma lo faccio soprattutto per i giocatori, per tenerli sempre sul pezzo. Quando un nuovo allenatore viene assunto in un nuovo club con un nuovo gioco e nuove idee, i giocatori devono adattarsi. Non è facile né per loro né per me. Il mio modo di allenare però è di voler dare il maggior numero di consigli, in modo tale che sappiano sempre cosa fare. I giocatori probabilmente all’inizio non sono abituati a giocare con le orecchie così aperte, ma a lungo andare si adattano“.

Il calcio dai tempi in cui ero calciatore è molto cambiato - prosegue il manager del Chelsea - Oggi non basta solo il talento: devi essere veloce, forte e resistente. Prima non c’erano tutte queste pressioni. Devi abbinare la qualità alla velocità e questo non è facile. Non hai il tempo di controllare la palla o di vedere da dove proviene il tuo avversario. Loro sono già lì, quindi devi già sapere cosa fare. Ecco perché gli allenamenti sono così importanti e perché li vivo così intensamente“.

La cosa che mi è piaciuta di più dell’Inghilterra è l’atmosfera. Puoi respirarla in ogni momento. Qui si vedono tifosi di squadre diverse che vedono la partita in totale sintonia. Ricordo nella passata stagione, quando abbiamo vinto contro il Middlesbrough e li abbiamo costretti alla retrocessione. I loro tifosi li hanno comunque applauditi. E anche quelli del Sunderland, che era già retrocesso da settimane, sono stati incredibili. In Italia è molto diverso: queste sono si vedono più difficilmente e c’è molta più polizia. Questo è il campionato più difficile, intenso, il più duro senza dubbio. In Spagna hai due squadre che possono vincere come il Real Madrid e il Barcellona, ogni tanto c’è l’Atletico. In Italia c’è solo la Juventus. In Germania solo il Bayern Monaco, tranne la parentesi del Borussia Dortmund di Klopp. In Francia solo il PSG, a parte l’anno scorso con la vittoria del Monaco. In Inghilterra ci sono sei squadre che possono vincere: Manchester City e United, Liverpool, Arsenal, Tottenham e Chelsea“.

"Vincere in questo campionato è difficilissimo, quindi dobbiamo cercare di fare il miglior lavoro possibile. Negli altri campionati ci sono delle partite in cui puoi anche rilassarti un po’, qui no. E’ impossibile. Noi manager italiani i più numerosi fra i più grandi campionati europei? Ne siamo certamente orgogliosi“.

Infine, Conte si sofferma sull'eccessiva pressione mediatica che circonda il calcio italiano e sullo stile di vita differente riscontrato in Inghilterra.

In Italia ci sono tre giornali che parlano di calcio, questo genera molta pressione. Alcuni pensano di conoscere meglio di te il tuo lavoro e di poterti dire cosa fare e come giocare“.

“Quest’anno per me sarà migliore perché la mia famiglia si trasferirà in Inghilterra. Ma in ogni caso non è facile, perché la mia mente è sempre sul calcio. Dormo quattro o cinque ore a notte, forse. E quando dormo penso al calcio. Anche appena apro gli occhi la mattina. Molte idee mi vengono anche prima che io metta i piedi fuori dal letto. E’ tutto diverso rispetto a quando ero giocatore. Per me finiva tutto appena terminato l’allenamento. Ora, da allenatore, è tutto più difficile“.

“I migliori giocatori con cui ho giocato? Del Piero e Zidane. Ho fatto la mia prima esperienza da allenatore a 14 anni, ho sempre sentito che questa doveva essere la mia vita. Anche se a volte la odio, perché sento di perdere qualcosa. Se vuoi essere un buon allenatore devi sacrificare la tua vita e a volte odio il calcio per questo. Soprattutto perché devo pensarci 18 ore al giorno. Lo amo e lo odio“.