Mediagol Video Zamparini: "Non capisco di calcio? Guardate la mia storia a Venezia e Palermo"

Zamparini: "Non capisco di calcio? Guardate la mia storia a Venezia e Palermo"

"Ha detto: “Ujkani, più forte di Sorrentino”, “Djurdjevic, più forte di Belotti”, “Cassini, il nuovo Dybala”, “Bertolo, più forte di Pastore”, “Balogh, nuovo Cavani”. E’ sicuro di capirne di calcio?"

Il patron rosanero Maurizio Zamparini ha risposto alle domande dei tifosi del Palermo.

Il numero uno del club di Viale del Fante nell'ambito del contest #laDomandaGiusta lanciato da Mediagol.it ha risposto ad alcuni quesiti posti proprio dai supporters rosa. Alla domanda legata agli ipotetici talenti acquistati al posto di campioni del calibro di Pastore o Belotti, ecco come ha risposto.

"Posso aver detto delle frasi per dare coraggio e spirito al giocatore sicuramente, è chiaro che Ujkani non si è dimostrato come Sorrentino. Djurdjevic non si è dimostrato come Belotti. Mai detto che Cassini fosse Dybala, se non per l’età, anche perché Dybala l’ho preso io. Bertolo è arrivato insieme a Pastore, in ruoli diversi. Balogh è una promessa inespressa ad oggi, anche perché è sempre infortunato. Ma chi ha preso Sorrentino, Belotti, Dybala, Pastore e Cavani? Si ricorda i fischi riservati a Cavani, Pastore e Dybala l’anno del loro arrivo? E siccome mi chiede se ne capisco di calcio, guardi la mia storia a Venezia e a Palermo".
 IL COMMENTO DI MEDIAGOL: Non tutte le ciambelle riescono col buco. Certi paragoni azzardati avranno pure avuto una matrice motivazionale, ma non bisognerebbe mai valicare la linea del buon senso, nella fattispecie calcistico. Paragonare profili, in alcuni casi acerbi e tutti da scoprire, in altri semplicemente inadeguati, a giocatori dal valore e dalla statura acclarata ed evidente, non può che generare quanto meno perplessità sulla veridicità ed il reale fine di certe valutazioni.
Non va disconosciuta la lungimiranza nell’aver individuato e fatto transitare da Palermo giocatori poi rivelatisi di grande livello su scala internazionale, ma il merito di certe intuizioni va in gran parte condiviso con i direttori sportivi dell’epoca unitamente alle rispettive reti di scouting. Da Foschi a Sabatini, a Perinetti. Da quando il patron ha rinunciato alla figura dirigenziale forte e centrale in chiave mercato, scegliendo la linea collegiale, supervisionare e decidere sulla base del parere di una variegata corte di  consulenti, le intuizioni non sono più, numeri alla mano, state così brillanti.