Caso Scommesse, CdS: "L'incubo delle omissioni, chi sapeva rischia sei mesi"
"Pensieri, parole, opere e omissioni. È tutto in quelle chat, che la procura di Torino sta estraendo dai cellulari di Tonali e Zaniolo e che la procura della Figc attende di ricevere per comprendere quali colpe possano nascondersi oltre i due reo confessi (Tonali e Fagioli) e oltre l’altro indagato (Zaniolo, domani può essere ascoltato dai pm), tenacissimo nel continuare a sostenere di non aver mai e poi mai puntato sul pallone". Apre così l'edizione odierna del "Corriere dello Sport", che punta i riflettori sul caso scommesse e sulle chat estrapolate dagli smartphone sequestrati ai tre calciatori indagati.
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"Chi altro conosceva i vizi dei calciatori raggiunti dall’avviso di garanzia per aver frequentato i portali illegali? Compagni? Allenatori? Dirigenti? Il calcio trema all’idea che l’inchiesta possa allargarsi non solo a nuovi e insospettabili scommettitori, ma pure nei riguardi di chi ha omesso di denunciarli. Sapere e non dirlo equivale a commettere un reato", si legge. A dirlo è il comma 5 dell’articolo 24 del codice: i soggetti venuti a conoscenza di un compagno che scommette sulle partite - o è intenzionato a farlo - hanno l’obbligo di informare "senza indugio" la procura Figc. E rischia circa sei mesi di stop.
Tuttavia, "se scommettere e collaborare porta a 7 mesi di squalifica, non denunciare ne può valere 6? Difficile immaginarlo. E chissà che l’accordo procura-Fagioli non diventi un’esca per permettere a tanti (anche compagni dell’ex Milan) di uscire allo scoperto e confessare che sì, erano a conoscenza di tutto, ma del resto chi metterebbe alla pubblica gogna un giovane già in difficoltà economica e psicologica? Sei mesi per l’omessa denuncia potrebbero così scendere a uno, se la proporzione non inganna, e nessuno s’indignerebbe. Giusto il tempo di uno stiramento", conclude il noto quotidiano.
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