Palermo, Perin: "Abbiamo un sogno, ma i nomi non bastano. Joronen? Vi dico"
Mattia Perin si è presentato in conferenza stampa:
Hai seguito il Palermo in questo campionato di Serie B: che idea ti sei fatto di questo campionato, che è molto complicato? E una curiosità: in questi anni sei stato uno dei più amati dalla community dei fantallenatori italiani. Quest'anno ti prendi un po' l'anno sabbatico, ma ti senti di promettere che dal prossimo anno tornerai in lista?
«Diciamo che c'è un sogno, c'è un sogno che dobbiamo, come dicevo prima, coltivare tutti insieme ed è fondamentale avere l'atteggiamento giusto, il carattere giusto.
Io ho avuto un'esperienza a Padova, l'ultima volta in Serie B, l'unico anno che ho giocato in Serie B, nel 2011-2012, e mi ricordo che a Padova avevamo una squadra veramente forte e non andammo neanche ai playoff. Quindi non sono i nomi dietro la maglia che bastano per riuscire a portare a termine il sogno che abbiamo.
Dobbiamo lavorare quotidianamente e portare sul campo... ci aspetteranno tutti con il coltello tra i denti e noi dovremo avere la bravura di trovare almeno... il nostro atteggiamento dovrà essere almeno alla pari delle squadre che andiamo ad affrontare, se non superiore.
Sicuramente le qualità che abbiamo sono importanti. Poi, alla fine, se tu riesci caratterialmente a portare su un campo di calcio quel carattere che ti fa vincere le seconde palle, i contrasti, tutti insieme a soffrire, perché ci saranno dei momenti in cui si soffrirà, poi le qualità verranno fuori. Quindi, da quel punto di vista, questa è la mia idea.
Il campionato di Serie B l'ho seguito. Ci sono tantissimi giocatori che giocano in Serie B ma potrebbero giocare tranquillamente in Serie A. Quindi è un campionato difficile, equilibrato, dove dovremo farci trovare preparati, come ti dicevo prima, perché ogni partita sarà una battaglia sportiva per poter portare a casa i tre punti.
Credo che un po' la differenza che c'è tra la A e la B è che tanti giocatori che possono giocare in Serie A perdono un po' di continuità nell'arco della stagione. Noi dovremo essere continui per dimostrare di poter meritare quel sogno che tutti insieme coltiviamo».
Nel post di saluto alla Juventus hai scritto che ci sono luoghi che, mentre li attraversi, cambiano chi sei. Adesso c'è un nuovo capitolo della tua vita: cosa vorresti trovare qui a Palermo con questa maglia che possa farti dire ancora che questo luogo ti ha fatto cambiare ulteriormente?
«Questa, secondo me, sarà un'altra esperienza. Tutte le esperienze, secondo me, ci segnano nel bene e nel male. Bisogna riuscire a trovare il perché è accaduta quell'esperienza.
Ogni cambiamento di vita, se voluto, porta delle energie positive. Questo cambiamento l'ho voluto, lo accolgo con entusiasmo e sicuramente, per la prima volta, gioco al Sud e sarà sicuramente un'avventura che mi cambierà, perché è un'opportunità di crescita per me.
È un'opportunità di crescita perché, quando quotidianamente ti metti in gioco e ti svegli la mattina con un obiettivo, quel sentiero che ti porta quotidianamente a voler raggiungere quell'obiettivo è una cosa che ti fa mutare, ti trasforma.
Spero che questa avventura mi regali tante gioie. Ci saranno momenti di sofferenza, ma i momenti di sofferenza esistono per potersi migliorare, perché una volta superato quel momento sei una persona migliore.
Quindi sono sicuro che anche questa esperienza mi cambierà e non vedo l'ora di viverla quotidianamente con il Palermo Calcio, con la piazza di Palermo, con la città di Palermo, con i palermitani, con i miei compagni».
Inzaghi, prima della partita, ha svelato che Joronen ha detto alla società: “Prendete il meglio che c'è”. Ti voglio chiedere se hai avuto modo di sentirlo anche per vie traverse e, se sì, cosa vi siete detti. E poi una curiosità personale: tu sei l'ultimo giocatore italiano ad aver giocato un Mondiale e ad aver giocato in Serie A. È una cosa che ti fa effetto? È una cosa che fa riflettere, visto il momento difficile in cui versa il calcio italiano, soprattutto a livello di Nazionale?
«Per quanto riguarda Joronen non l'ho ancora sentito, ma so che si deve operare e gli mando un grande in bocca al lupo. Ho avuto lo stesso intervento, lo aspettiamo qui. Magari ci confronteremo anche sulla fisioterapia che ho avuto io, magari dandogli anche una mano da quel punto di vista.
È un ragazzo strepitoso che già conoscevo perché abbiamo giocato contro. L'ultima volta, a parte, ci siamo fermati anche a parlare un po', quindi gli mando un grandissimo in bocca al lupo e non vedo l'ora di ritrovarlo qua.
Mi hanno detto, sono appena arrivato, che è una personalità molto importante dentro lo spogliatoio e io per primo so quanto conta anche magari non giocare, ma stare nello spogliatoio e poter dare una mano a tutto l'ambiente. Quindi mi auguro che possa tornare il prima possibile qui.
Per quanto riguarda quello, fa riflettere, ma credo che ci stiano riflettendo già i vertici più alti del calcio italiano. Comunque non siamo andati al Mondiale neanche questa volta.
Come dicevo prima, ci sono dei momenti di rinascita, di ricrescita, che devono passare per forza attraverso dei fallimenti, perché quel fallimento ti fa talmente tanto male che vai a metterci le mani, che vai a lavorare su te stesso, in questo caso a lavorare sul calcio italiano.
Sono sicuro che nel giro di qualche anno, il prima possibile, il calcio italiano tornerà a splendere».
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