Palermo: Ballardini chiude la parentesi 'balcanica', l'unico ammesso in campo è Trajkovski
Una presa di posizione netta per il bene del Palermo.
Meno di quindici giorni fa - all'indomani della partita pareggiata con l'Atalanta a porte chiuse - Davide Ballardini ha apportato la svolta della stagione. Contro i bergamaschi era stata data fiducia incondizionata a Djurdjevic, Jajalo e Trajkovski, mentre erano rimasti fuori Maresca e Gilardino: 2-2 il finale e percorso salvezza ancora più in salita.
Nel day-after - ci si proiettava già alla partita di Frosinone che era distante appena un paio di giorni - il mister ex Genoa e Lazio pronunciò delle parole inequivocabili: "Djurdjevic ha avuto più volte la sua chance, non l'ha sfruttata appieno". Una bocciatura bella e buona, l'ennesimo messaggio diretto a Zamparini che, in virtù dei rapporti con Curkovic (procuratore serbo, consigliere del presidente friulano, nonché figura vicina ad alcuni calciatori rosanero) e per via della giovane età del classe '94 (probabile plusvalenza per il futuro), avrebbe gradito che Uros giocasse per la stragrande maggioranza delle partite in campionato.
Un talento - quello dell'ex Vitesse - che l'imprenditore di Aiello non ha mai messo in discussione, tanto che non indugiava a definirlo "più forte di Belotti" a inizio stagione. Eppure si è dovuto ricredere: in questo finale di campionato Djurdjevic e gli altri (giovani, futuribili) calciatori giunti a Palermo grazie agli accordi con gli slavi, dovranno lasciare il posto ai senatori, agli esperti, a chi la Serie A la conosce a menadito. Meno Jajalo, più Maresca; meno Djurdjevic, più Gilardino; meno Struna, più Vitiello o Cionek. Unica eccezione si fa per Aleksandar Trajkovski, risultato comunque il peggiore della vittoria sulla Sampdoria. Ballardini fa di testa sua e ha avuto ragione. Chiusa - temporaneamente? - la parentesi del Palermo balcanico, costruito senza una logica e con l'unico scopo di fare soldi.
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