Miccoli: “Palermo, penso che sia l’anno giusto. Inzaghi sta facendo un grande lavoro”
Fabrizio Miccoli si prepara a tornare al Barbera per un’ultima volta. Sabato sera, alle 20:45, l’ex capitano del Palermo darà ufficialmente l’addio al calcio con The Last Match – Miccoli Legends Game, una serata che vedrà in campo tanti protagonisti della storia rosanero e il cui ricavato sarà devoluto alla Fondazione Falcone. In vista dell’evento, Miccoli ha raccontato a la Repubblica il significato di questo ritorno, il rapporto con la città e il suo legame con la famiglia Falcone. L’ex attaccante ha parlato anche dell’attuale Palermo, elogiando il lavoro di Filippo Inzaghi, la qualità della rosa e alcuni dei protagonisti di questo avvio di stagione.
Come se la immagina la serata?
“Spero che sia divertente, non vedo l’ora di rivedere tanti amici. Spero sia soprattutto una serata spensierata. Sicuramente sarà emozionante. Nei miei confronti c’è un amore viscerale che dura da tanti anni. Era una cosa che sentivo di fare.”
Perché?
“Sapevo che prima o poi sarei andato via da Palermo, ma non in quel modo. Abbiamo la possibilità di rimettere le cose a posto. E fare una partita d’addio il cui ricavato andrà alla Fondazione Falcone, con la famiglia Falcone presente allo stadio: ecco la chiusura del cerchio che avrei voluto io. Sono molto contento per questo.”
Per tutte le sue vicissitudini forse conosce Palermo meglio di tanti palermitani. Che città è?
“Palermo si affeziona alle persone che ci mettono il cuore, quello fa la differenza. Puoi essere un numero uno e puoi anche cadere, però, devo essere sincero, apprezzo anche le persone che mi hanno condannato. Vuol dire che si aspettavano da me altro o perlomeno non quello che è successo. Sei su un filo, devi dare l’esempio ed è giusto che quando succedono certe cose tanti ti facciano capire l’errore che hai commesso. Se faccio questa partita, se con la Fondazione siamo una cosa sola, se ormai penso di far parte della famiglia Falcone, lo devo anche a quelle persone che brutalmente mi hanno fatto capire l’errore. Quindi Palermo è proprio questo.”
Vuole dire qualcosa a chi ancora non l’ha perdonata?
“Adesso ho la coscienza pulita, sono sereno. Posso solo sperare che quelle persone cambino idea, ma se non lo fanno devo farmene una ragione. Oggi dormo tranquillo. Con la Fondazione abbiamo progetti importanti, vogliamo realizzare un altro campetto alla Kalsa. Quello che è successo mi ha permesso di conoscere la famiglia Falcone. Se non fosse accaduto nulla, magari non avremmo avuto il rapporto che abbiamo, soprattutto con Vincenzo.”
A proposito dei fatti che le furono contestati, sapeva con chi aveva a che fare?
“Tutto quello che è successo è successo. Adesso si riparte con la partita di sabato, perché da là voglio ripartire e basta. Sono cambiato su tante cose. Prima avevo ventimila amici, mi bastava circondarmi di persone per ridere e scherzare; oggi sono molto più selettivo. Ho la mia famiglia e quelle poche persone che mi hanno dimostrato il loro affetto, tutto il resto è contorno.”
Ha visto Palermo-Padova al Barbera, che impressione le hanno fatto i rosanero?
“È una grande squadra, è inutile nasconderlo. L’obiettivo è quello di andare in A, con tutti gli scongiuri del caso. Anche nelle partite in cui hanno fatto fatica, se di fatica vogliamo parlare, sono riusciti a portare a casa il risultato. Penso che sia l’anno giusto. Inzaghi sta facendo un grande lavoro. Non vedo una squadra oggi in B che possa impensierire il Palermo.”
Eppure c’è chi ha da ridire su Inzaghi, che ne pensa?
“Fa parte del calcio. Tante volte giochi bene e non vinci e non va bene. Tante altre non giochi benissimo, come nel primo tempo contro il Padova, che comunque è una squadra ben organizzata, però vinci e non va bene lo stesso. La soluzione è quella di giocare benissimo e vincere sempre, ma dovresti giocare senza avversari.”
Il suo Palermo più forte?
“Penso che quello del 2010 sia stato il più forte in assoluto, con tutti i record. Il mio rammarico più grande è proprio quello di essermi fatto male con la Samp: mancava ancora una mezz’oretta. Quella partita l’avremmo vinta e saremmo andati in Champions. Ne sono sicuro.”
Le sarebbe piaciuto fare parte di una società con le potenzialità del City Football Group?
“Il club che ho vissuto io è stato importante. Cambiano le generazioni, il modo di pensare e di fare calcio. Mi sarebbe piaciuto, è tutto diverso. Ci allenavamo al Tenente Onorato, ma a volte non c’era nemmeno l’erba; ora hanno un sacco di campi. Facevamo le amichevoli con la Parmonval, oggi giocano col Manchester City; noi stavamo in ritiro e oggi vanno in Australia a fare amichevoli internazionali. C’è una cosa che voglio sottolineare di quel Palermo: eravamo un tutt’uno con la città e questo si avverte ancora oggi.”
Sabato ha seguito la partita accanto a Strefezza. Lo conosce dai tempi in cui lui giocava a Lecce?
“Con noi c’erano anche Perin ed Hernani. Questo ti fa capire quanto sia forte questa rosa. Strefezza lo conosco, abbiamo amici in comune a Lecce: tecnicamente è forte, in B può fare la differenza, spero che si riprenda presto. Ma manca lui e c’è Vavassori: mi piace molto, può diventare veramente forte e ambire ad alti livelli. Il secondo gol di domenica dimostra tanto: magari un altro avrebbe calciato di prima, io no. Mi ha colpito la sua scelta. È una squadra ben allestita dal direttore Osti e Strefezza è la ciliegina sulla torta. Ho fatto i complimenti a Perin: non era scontata la sua scelta. Dopo otto anni alla Juve rimettersi in gioco a 34 anni non è da tutti. Ma poi si fa male lui e Fortin fa quelle parate. Il Palermo è una squadra completa.”
Sabato Inzaghi giocherà con lei, indosserà la numero 9?
“La voleva e gliela darò. Il problema era se voleva la 10. Sabato saremo in due ad avere quel numero, io e Diego Armando Maradona Junior. Vedere quel nome sulla maglia con un altro numero sarebbe stato assurdo. Se ci fosse stato suo padre, lo avrebbe indossato solo lui; mi sarei tolto pure quello che ho tatuato sulla schiena e mi sarei preso il 30. Io il numero a Inzaghi lo do, ma poi deciderà il mister Ballardini la formazione.”
E sulla panchina degli artisti?
“Aspetto una risposta dal mio amico Antonio Conte. Mi ha detto che è in Inghilterra perché forse potrebbe ricominciare ad allenare. Fra i giocatori ho dovuto fare delle scelte, ma devo ringraziare tutti quelli che si sono resi disponibili, da Balzaretti a Migliaccio, da Ilicic a Nuno Gomes. Arriveranno da tutte le parti del mondo e non vedono l’ora di essere in campo.”
Fonte: la Repubblica
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