Foggia-Palermo 1-2: cuore, carattere e tanto Trajkovski! I rosa la ribaltano nella ripresa
La prima frazione era foriera di oscuri presagi.
Solito Palermo piatto, scolastico ed incolore: macchinoso ed incapace di far male all'avversario.
Pronto a pagare cara la sua ignavia calcistica, con la consueta topica individuale che omaggiava il gol del vantaggio agli avversari, increduli e compiaciuti al cospetto di tanta grazia.
Questa volta lo schiaffo ha solleticato le corde giuste: scuotendo orgoglio ed amor proprio dei calciatori ed innescando una reazione da squadra vera.
Ripresa veemente, intensa e coraggiosa. Imperlata dal talento finalmente tangibile, essenziale e decisivo, di Aleksandar Trajkovski. Il macedone ha palesemente spostato inerzia ed equilibri del match, impreziosendo qualità e pensiero di manovra e giocate. Sciorinando piglio, personalità ed inedita continuità. Un Trajkovski volitivo, presente ed intenso, come difficilmente aveva mostrato in un passato fatto di pochi pregevoli lampi e troppe incomprensibili pause.
Trajkovski possiede doti tecniche tali da poter ampiamente fare la differenza e costituire un fattore in questa categoria. Tedino, al pari di suoi illustri colleghi, ha sempre ribadito il concetto con ossessiva insistenza: oggi il macedone ha di fatto dato ragione al suo tecnico e reso parzialmente giustizia al suo talento.
Non solo in quanto autore del gol che ha sancito la prima vittoria del Palermo in campionato, la partita disputata da Trajkovski allo "Zaccheria" ha impressionato principalmente in termini di maturità e personalità.
Il macedone ha saputo reggere brillantemente il peso specifico del numero che ha scelto volutamente di portare sulla maglia. Ergendosi, specie nella ripresa, a faro catalizzatore della manovra offensiva in una fase estremamente complessa, sotto il profilo tecnico e psicologico, per la sua squadra. Prendendosi rischi e responsabilità, dimostrando di avere in dote qualità tecniche e morali per assolvere brillantemente l'arduo compito. Decisivo, a tratti straripante, comunque sempre risoluto e concreto dalla trequarti in su, pronto a conferire quel quid di estro ed intraprendenza, sia in sede di rifinitura che di conclusione, che è spesso mancato tra le linee a questa squadra. Se riuscisse davvero a cristallizzare e consacrare nel tempo questa nuova versione, Trajkovski potrebbe fornire un contributo decisivo alle sorti di questa complicata stagione.
La prestazione del Palermo è stata come spesso accade dai due volti: antitetici e radicalmente contrapposti.
Una squadra contratta, macchinosa, lenta e fin troppo prevedibile nella tessitura delle sue manovre offensive nella prima frazione. Incapace di trovare cambi di ritmo, ampiezza e profondità.
Qualche discreto spunto di Salvi, mortificato da vizi di dosaggio e misura al momento del cross, una spinta flebile e affannosa sul versante opposto, con Mazzotta generoso ed applicato ma ancora privo della dovuta brillantezza. Puscas fin troppo statico e sconnesso dal resto della squadra, Trajkovski e Falletti gli unici a provare ad elevare la cifra del fraseggio tra le linee, spesso costretti a recitare a soggetto.
Così il Foggia, dopo una decina di minuti timorosi e particolarmente accorti, ha messo la testa fuori dal guscio. Senza fare nulle di trascendentale ma innescando qualche buona e ficcante ripartenza che ha messo un pizzico di affanno e paura tra le maglie rosa. Il gol del vantaggio pugliese lo ha di fatto regalato il Palermo.
Il siluro di Kragl, potente ma centrale, si è insinuato nella voragine di una barriera aperta e mal disposta e Brignoli, tutt'altro che impeccabile per piazzamento e reattività nell'occasione, ha visto colpevolmente sfilare il pallone alla sua destra senza neanche accennare l'intervento. Amnesia piuttosto grave, parzialmente riscattata nella ripresa con una parata non semplice su destro di Deli ed un paio di coraggiose uscite con il tempo giusto nel finale Da segnalare, poco prima del vantaggio rossonero, una buona parata di istinto dell'estremo difensore rosa su parabola velenosa, sempre a firma Kragl, fortuitamente sporcata da Rajkovic.
La metamorfosi della ripresa racconta di un gruppo comunque vivo sotto il profilo nervoso e motivazionale.
Una squadra che, seppur consapevole di limiti, stenti e difficoltà attuali, ha comunque voglia di provare a venire fuori dal tunnel.
La scintilla scoccata dopo il pari lampo di Salvi, bravo a mettere la testa su punizione tesa e magistralmente calciata da Trajkovski, ha innescato e dato corpo ai propositi di riscossa.
Un'infusione di adrenalina che ha restituito energia, vigore ed autostima alla compagine di Tedino.
Il Palermo ha istantaneamente trovato ritmo, aggressività, intensità e fluidità di manovra.
Il Foggia, stremato dagli sforzi profusi nel corso di una prima frazione ad alta intensità, si è letteralmente sciolto.
La formazione rosanero ha percepito il disagio e l'impasse degli uomini di Grassadonia ed ha iniziato a spingere forte, alzando la linea difensiva e recuperando la sfera sulla trequarti offensiva, verticalizzando tra le linee alla ricerca di Trajkovski e Falletti, premiando le continue sovrapposizioni dell'instancabile Salvi sul binario destro. Jajalo ed Haas sono sensibilmente cresciuti in mezzo al campo, repentinamente i pugliesi si sono trovati cinti d'assedio a protezione della propria area di rigore, mostrando non poche crepe in sede di copertura. Dall'ennesima palla recuperata in pressing alto, è nata la transizione che ha originato lo strappo vincente di Trajkovski, il quale, agevolato dalla puntuale sovrapposizione di Salvi, che ha aperto specchio e campo al macedone portando via l'uomo, ha scagliato un destro secco e chirurgico che non ha lasciato scampo a Bizzarri.
L'abbraccio collettivo al traballante Tedino potrebbe idealmente costituire uno spartiacque col recente passato.
Aprendo un nuovo e più sereno capitolo in questa tortuosa e delicatissima stagione. Sulle ali dell'entusiasmo, il Palermo avrebbe potuto tracimare. Trajkovski ha improntato un saggio balistico calciando a più riprese, e con grande pericolosità, verso la porta rossonera. Bizzarri ha negato la doppietta al numero 10 di Tedino con un paio di ottimi interventi, quindi ha anticipato di un soffio Puscas imbeccato da un delizioso cucchiaio dell'ispiratissimo macedone.
I rosanero hanno sprecato più volte la chance di chiudere il match ma , complici stanchezza e scarsa lucidità degli uomini di Grassadonia, non hanno mai seriamente rischiato di capitolare nonostante i cinque minuti di recupero.
Gli ingressi nel finale di Aleesami e Nestorovski sono un piccolo step verso il definitivo recupero alla causa di due elementi che in questa squadra, se motivati ed in condizione idonea, possono ancora dire qualcosa di importante.
Puscas si impegna spasmodicamente e senza lesinare energie, è tuttavia evidente che il rumeno debba ancora crescere notevolmente sul piano atletico ed integrarsi appieno nei meccanismi collettivi. La squadra deve ancora leggerne e captarne attitudini e movimenti per imparare a servirlo al meglio.
Falletti è parso in crescita sul piano dell'intensità e della partecipazione alla manovra, lodevoli, seppur in embrione, intesa e propensione al dialogo con Trajkovski. L'uruguaiano lascia la momento soltanto intravedere le sue indubbie qualità tecniche, deve ancora rodare a dovere i cilindri del suo motore ma allo "Zaccheria" si è reso autore di una prova disciplinata e generosa, fungendo quasi da mezzala sinistra in ripiegamento in fase di non possesso e mostrando discreta predisposizione al sacrificio.
Tra le note liete il debutto in Serie B di Roberto Pirrello, il giovane siciliano da titolare nel pacchetto difensivo non ha tremato. Mostrando attenzione, intelligenza tattica e fornendo una prova tutto sommato ordinata, ben guidato da Bellusci e Rajkovic in un reparto che su azione manovrata ha concesso le briciole agli avanti foggiani.
Questa vittoria non è certo la panacea di tutti i mali. Permangono incognite, criticità palesi, collettive ed individuali, un' identità ed un impianto di gioco ancora da corroborare se si vorranno davvero nutrire ambizioni di vertice.
Allo Zaccheria, Bruno Tedino ha almeno ritrovato carattere, nerbo e spirito di reazione della squadra che fu. Tutto condensato in un abbraccio che potrebbe schiudere orizzonti nuovi e più sereni. Da scrutare fiducioso dalla sua panchina. Almeno per questa settimana...
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