Mediagol Palermo Cremonese, Giampaolo: "Vi dico cosa penso della Serie B e chi può sorprendere"

Cremonese, Giampaolo: "Vi dico cosa penso della Serie B e chi può sorprendere"

Le parole del tecnico dei lombardi.

Il tecnico della Cremonese, Marco Giampaolo, ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport:

La Cremonese ha creduto in lei malgrado la retrocessione.

«Dovevamo solo confrontarci, e basta. L’ho fatto con il nuovo ds Botturi e mi ha fatto molto piacere trovarci d’accordo».

Non faceva un ritiro estivo dai tempi del Milan, nel 2019.

«In estate ho lavorato tantissimo: niente spiaggia, sul terrazzo a Giulianova ho programmato tutto. Era una necessità, non posso farmi cogliere impreparato. Ma non mi è pesato».

In 22 anni si sente cambiato?

«Sì, perché il calcio è cambiato, e chi ci sta dentro se ne accorge. In Italia siamo pervasi da un insieme di culture calcistiche che rendono complesso il lavoro: 4-5 anni fa il portiere parava e basta, oggi si integra nel gioco».

Da grande giocatore di burraco, trova strategie simili nel calcio?

«A burraco devi ricordarti le carte e pensare. Come nel calcio».

E da grande appassionato di vini?

«Ho imparato a bere vini di qualità 25-26 anni fa grazie a Galeone. Inseguo la squadra perfetta, di bottiglie perfette ce ne sono tante».

La Cremonese che bottiglia è?

«Una squadra ferita dalla retrocessione arricchita dai giovani. È un’alchimia per creare una squadra strutturata come un grande Barolo ed elegante come un Pinot nero francese».

Che Serie B pensa di ritrovare?

«Una bella fucina di allenatori, che sperimentano e presentano cose interessanti. Ho visto diverse partite, anche le neopromosse fanno un calcio d’avanguardia. Non ho termini di paragone, ma la vedo tosta».

La Serie A è ben diversa...

«Sì, ma non più semplice, anzi. E la mia emotività è la stessa».

La Cremonese ha ancora in organico giocatori con la valigia: questo frena il suo lavoro?

«No, stiamo lavorando bene. Ho chiamato tutti i giocatori per conoscere le loro motivazioni, e di musi lunghi non ce ne sono: ce ne fossero stati, l’avremmo risolto. Abbiamo nemici da affrontare fuori, non in casa».

Le rivali più toste saranno...?

«Devo ancora verificare la nostra forza, non so quella degli altri. A occhio vedo tante squadre competitive, anche a giudicare dal mercato aggressivo».

Tra i suoi avversari ritroverà tanti suoi amici ed estimatori vari.

«Ci sono cinque miei ex giocatori: Gallo, Bucchi, Galloppa, Modesto e Bianco. So che mi stimano e mi vogliono bene, ma non vedono l’ora di battermi. Infatti abbiamo fatto una chat tra di noi in cui dicono di non rompermi... le scatole».

È stata la Sampdoria il punto più alto della carriera?

«Ho sempre rincorso un’idea di perfezione che non esiste. L’ho toccata alla Samp con una squadra telecomandata, o all’Empoli ereditato da Sarri, ma la perfezione la rincorro ancora».

Viene apprezzata da molti la sua idea. Però i risultati...

«Non sono cose che cozzano. Se un club ha visione e qualche anno di tempo, ci arrivi. Guardate il Como: ha trasformato una squadra seguendo la visione dell’allenatore, così è la più bella novità del calcio italiano».

Spendendo 350 milioni...

«Già, ma gli altri grandi club non hanno speso tanto?».

Quando un allenatore tocca una vetta del genere, successivamente quali stimoli può trovare ancora per ripartire?

«Non ho rincorso il patentino, non rincorro traguardi. La mia soddisfazione è allenare, vedere realizzata un’idea di calcio. Penso al percorso, non all’obiettivo finale. Quando non avrò più il brivido per allenare, smetto».

Tanti club le hanno dato fiducia: solo nei tre anni alla Samp ha trovato quella vera?

«Spesso i dirigenti determinano le singole stagioni, più degli allenatori. Una volta ho detto a un dirigente: “Io vado avanti e lei mi viene dietro, poi in privato ne discutiamo”. Invece qualcuno si vuole sostituire alle mansioni degli allenatori, per questo qualche rapporto si è alterato. Alla Samp ho discusso una volta con Ferrero: “Non mi può far soffrire così”, disse; “Mi ha venduto 5 giocatori, non vuol soffrire?”, risposi. Da allora, il silenzio».

La Cremonese ha creduto in lei malgrado la retrocessione.

«Dovevamo solo confrontarci, e basta. L’ho fatto con il nuovo ds Botturi e mi ha fatto molto piacere trovarci d’accordo».

Al Milan arrivò a 7...?

«Uno dei più grandi club al mondo, anche se l’epoca di Berlusconi era finita. Anche lì con una comunicazione diversa si poteva far meglio, perché c’erano tante difficoltà, vedi la squadra finita in ritardo».

Le ha dato fastidio il soprannome “maestro” nato a Milano?

«Nasce dalle mie caratteristiche. Cerco di dare un senso collettivo alle cose e questo porta a essere molto didattico: da qui nasce questa etichetta».