Juventus-Palermo, squadra italiana “senza” italiani in Australia: 2 titolari su 11 per Spalletti. Il gap con le regole della Serie B
Il dato colpisce ancora prima del risultato. Juventus-Palermo, amichevole di lusso giocata a Perth nell'ambito della tournée australiana, mette di fronte una delle società simbolo del calcio italiano e una delle principali candidate alla promozione dalla Serie B. Ma leggendo la distinta ufficiale emerge un altro confronto, forse ancora più interessante: quello tra calciatori italiani e stranieri.
E il paradosso è evidente soprattutto in casa Juventus. Nell'undici scelto da Luciano Spalletti sono appena due gli italiani su undici: Mattia Perin e Federico Gatti. Gli altri nove hanno nazionalità sportiva non italiana.
Tradotto in percentuali: 18,2% italiani e 81,8% non italiani.
Numeri quasi rovesciati rispetto al Palermo di Filippo Inzaghi.
DUE ITALIANI SU UNDICI
La Juventus parte con Perin; Celik, Gatti, Conceição, Koopmeiners, Kolo Muani, Yildiz, Douglas Luiz, Alajbegovic, McKennie e Cabal.Due italiani, dunque. Nove non italiani.
Il Palermo risponde con Joronen; Augello, Segre, Ranocchia, Gyasi, Johnsen, Pohjanpalo, Hernani, Ceccaroni, Cassandro e Magnani.
Se il criterio è la nazionalità sportiva, sono sei gli italiani titolari: Augello, Segre, Ranocchia, Ceccaroni, Cassandro e Magnani. Cinque rappresentano invece, o hanno rappresentato, altre nazionali.
La percentuale rosanero sale quindi al 54,5% di italiani, contro appena il 18,2% della Juventus.
Juventus: 2 italiani, 9 non italiani.Palermo: 6 italiani, 5 non italiani.
Non è un giudizio sul valore dei calciatori stranieri e sarebbe sbagliato trasformarlo in tale. È piuttosto una fotografia della struttura assunta dal calcio professionistico italiano e, soprattutto, del bacino effettivamente disponibile per la Nazionale.
IL CONFRONTO COMPLESSIVO
Allargando l'analisi alla distinta consegnata per Juventus-Palermo, il fenomeno resta evidente.Spalletti ha a disposizione anche Di Gregorio, Pinsoglio, Nava, Locatelli, Kelly, Zhegrova, Boga, Milik, Miretti, Rugani, Cambiaso, Arthur Melo, Jonathan David, Augusto Owusu, Javier Gil Puche, Justin Oboavwoduo, Adin Licina e Durmisi.
Su 29 calciatori complessivamente presenti nella distinta juventina, considerando la nazionalità sportiva, gli italiani sono 9: Perin, Gatti, Di Gregorio, Pinsoglio, Nava, Locatelli, Miretti, Rugani e Cambiaso.
Significa circa 31% italiani e 69% non italiani.
Il Palermo presenta invece una distinta da 26 giocatori. Oltre ai sei italiani dell'undici iniziale ci sono Nespola, Fortin, Palumbo, Strefezza, Vavassori, Bani, Pierozzi, Bozzolan, Balsamo, Squillacioti e Barba.
Utilizzando lo stesso criterio della nazionalità sportiva, si arriva così a 17 italiani su 26, il 65,4%, contro 9 calciatori di nazionalità sportiva non italiana, pari al 34,6%.
Il confronto complessivo è quasi speculare: circa un giocatore su tre è italiano nella Juventus, quasi due su tre nel Palermo.
Ma è proprio a questo punto che bisogna introdurre una distinzione fondamentale.
PASSAPORTO O NAZIONALE?
Dire semplicemente “italiani” e “stranieri” può infatti essere fuorviante. Cittadinanza, luogo di nascita, origine familiare e nazionalità sportiva sono concetti differenti.Ed entrambe le distinte offrono casi particolarmente interessanti.
Per questa analisi abbiamo scelto di privilegiare la nazionalità sportiva, perché la domanda che ci poniamo non è quanti calciatori possiedano formalmente un determinato passaporto, ma quanti possano alimentare il bacino della Nazionale italiana.
Un esempio perfetto arriva proprio dal Palermo: Emmanuel Gyasi è nato a Palermo, possiede anche la cittadinanza italiana dal 2017, ma calcisticamente ha scelto il Ghana e ha giocato con la Nazionale ghanese. Dunque nel nostro conteggio viene considerato non italiano dal punto di vista sportivo, pur essendo cittadino italiano.
Situazione diversa ma altrettanto significativa per Gabriel Strefezza: nato in Brasile, possiede doppia cittadinanza brasiliana e italiana.
E c'è Claudio Gomes, nato in Francia e cresciuto nelle selezioni giovanili francesi, che risulta avere cittadinanza francese e della Guinea-Bissau.
Già questi tre casi mostrano quanto sarebbe impreciso contare semplicemente i passaporti.
I DOPPI PASSAPORTI DEL PALERMO
Limitandoci ai casi della distinta per i quali è possibile documentare una doppia cittadinanza o una doppia nazionalità, nel Palermo troviamo:Emmanuel Gyasi — Ghana/Italia. Nato a Palermo da genitori ghanesi, ha acquisito la cittadinanza italiana ma ha rappresentato il Ghana a livello internazionale.
Gabriel Strefezza — Brasile/Italia. Nato in Brasile, possiede doppia cittadinanza brasiliana e italiana.
Claudio Gomes — Francia/Guinea-Bissau. Nato ad Argenteuil, ha rappresentato la Francia nelle nazionali giovanili e risulta avere entrambe le cittadinanze.
JUVENTUS, QUANTI CASI
Il fenomeno diventa ancora più evidente nella distinta della Juventus.Randal Kolo Muani — Francia/Repubblica Democratica del Congo. Nato in Francia e nazionale francese, risulta avere entrambe le cittadinanze. Nel nostro conteggio è ovviamente francese dal punto di vista sportivo.
Kenan Yildiz — Turchia/Germania per origine e percorso. È nato e cresciuto in Germania da padre turco e madre tedesca. Ha scelto la Turchia ed è ormai uno dei simboli della Nazionale turca. È quindi un caso di doppia appartenenza particolarmente significativo, anche se è più corretto parlare di doppio retroterra nazionale che attribuirgli automaticamente due cittadinanze senza una fonte anagrafica ufficiale.
Kerim Alajbegovic — Bosnia-Erzegovina/Germania. Nato a Colonia, risulta con entrambe le cittadinanze ma rappresenta sportivamente la Bosnia-Erzegovina.
Jérémie Boga — Costa d'Avorio/Francia. Nato a Marsiglia da famiglia ivoriana, possiede entrambe le nazionalità e ha scelto sportivamente la Costa d'Avorio.
Augusto Seedorf Owusu — Italia/Ghana. Nato a Torino, risulta cittadino italiano e ghanese. È forse il caso più interessante per il nostro ragionamento perché, non essendo legato in questa analisi a una Nazionale maggiore, dimostra quanto il semplice conteggio per origine possa diventare insufficiente.
Justin Oboavwoduo — Inghilterra/Nigeria. Nato a Manchester, possiede cittadinanza inglese e nigeriana e ha già rappresentato l'Inghilterra a livello giovanile.
Adin Licina — Germania/Montenegro. Nato a Landshut, possiede entrambe le cittadinanze e gioca nelle selezioni giovanili tedesche; per le origini familiari risulta inoltre eleggibile anche per la Bosnia-Erzegovina.
A questi si aggiunge un caso ancora differente: Jonathan David. Nato negli Stati Uniti, cresciuto tra Haiti e Canada, era eleggibile per più nazionali ma ha scelto definitivamente quella canadese. Non lo inseriamo tecnicamente nell'elenco dei “doppi passaporti” perché l'eleggibilità per più nazionali non prova da sola il possesso contemporaneo di tutte quelle cittadinanze; resta però un esempio perfetto della differenza tra nascita, cittadinanza e appartenenza sportiva.
IL CRITERIO
Ecco perché nel conteggio iniziale Gyasi resta sportivamente ghanese anche se è cittadino italiano, Kolo Muani è francese pur avendo anche cittadinanza congolese, Boga è ivoriano pur essendo anche francese e Alajbegovic viene conteggiato come bosniaco pur essendo nato in Germania e avendo anche cittadinanza tedesca.Al contrario, Augusto Owusu, nato a Torino e con cittadinanza italiana e ghanese, mostra quanto sia delicato classificare i giovani che non abbiano ancora compiuto una scelta internazionale definitiva.
Se vogliamo capire il problema della Nazionale italiana, non interessa sapere quanti passaporti italiani esistano negli spogliatoi della Serie A. Interessa sapere quanti calciatori di alto livello siano realmente disponibili per l'Italia.
REGOLE DIVERSE
Qui bisogna evitare un'altra conclusione troppo semplice. La differenza tra Juventus e Palermo non nasce da una norma che obblighi la Serie B a schierare più italiani.Le regole dicono altro.
In Serie A la lista principale è di 25 calciatori e deve comprendere almeno quattro “calciatori formati nel club” e quattro “calciatori formati in Italia”. Il regolamento stabilisce inoltre un massimo di 17 calciatori “liberi”, mentre gli Under 23 seguono una disciplina specifica.
Ed è qui il particolare fondamentale: “formato in Italia” non significa necessariamente “italiano”.
Il requisito riguarda il percorso di formazione calcistica, non il passaporto o la Nazionale rappresentata. Un calciatore straniero cresciuto per il periodo richiesto nel sistema italiano può essere “formato in Italia” senza essere selezionabile per gli Azzurri.
La Serie B segue invece una filosofia differente, costruita intorno alla limitazione della lista degli Over e alla possibilità di utilizzare senza lo stesso tetto i giovani. Il sistema cadetto prevede una Lista A con un massimo di 18 calciatori, una lista dedicata agli Under e fino a due calciatori “bandiera”.
Il vincolo della B, dunque, è soprattutto anagrafico e numerico, non una quota di cittadinanza italiana.
UN GAP STRUTTURALE?
Ed è qui che nasce una domanda interessante anche guardando oltre questa amichevole: una società di Serie B e una di Serie A potrebbero realmente costruire due rose equivalenti disponendo, per ipotesi, dello stesso budget?Non necessariamente.
Una società di B deve selezionare con grande attenzione i propri giocatori che occupano la lista principale perché dispone di appena 18 caselle. Può ampliare l'organico attraverso i giovani previsti dal regolamento, ma questo condiziona inevitabilmente la costruzione della rosa.
Una società di A dispone invece di una lista principale più ampia e di un sistema differente, con i vincoli dei giocatori formati nel club e in Italia.
Sono filosofie regolamentari diverse. E producono strategie di mercato diverse.
Ciò non significa naturalmente che una squadra di B non possa batterne una di A: il calcio sarebbe molto meno interessante se il risultato fosse determinato dal regolamento delle liste.
Ma significa che, anche immaginando identica capacità economica, le due società non avrebbero esattamente gli stessi strumenti regolamentari per costruire l'organico.
E IN COPPA ITALIA?
Il tema diventa ancora più interessante in Coppa Italia, dove club appartenenti alle due categorie possono affrontarsi in una partita ufficiale.La domanda allora è legittima: quanto sono realmente uguali le condizioni di partenza se le due rose sono state costruite durante la stagione secondo regole differenti?
Una squadra di Serie B arriva alla Coppa Italia dopo aver costruito il proprio organico entro i limiti previsti dalla categoria cadetta; quella di Serie A attraverso una disciplina differente e numericamente più elastica sulla lista principale.
Se perfino a parità teorica di budget le possibilità di composizione dell'organico non coincidono, il tema della parità competitiva merita quantomeno una riflessione.
IL PARADOSSO ITALIANO
C'è poi una questione ancora più grande.La Serie A chiede giustamente spazio ai calciatori cresciuti nei vivai e nel sistema italiano. Ma “formato in Italia” non significa “italiano”.
La fotografia della Juventus a Perth è emblematica: uno dei club italiani più importanti e conosciuti al mondo può presentarsi con nove calciatori di nazionalità sportiva non italiana su undici titolari, rispettando perfettamente le norme.
Non c'è nulla di irregolare. Al contrario, è precisamente ciò che il sistema consente.
Ma la domanda è un'altra: se nelle principali squadre italiane gli spazi per i calciatori eleggibili per la Nazionale diminuiscono, dove dovrebbero maturare i futuri azzurri?
E LA NAZIONALE?
Il tema sarebbe probabilmente meno urgente se la Nazionale continuasse a produrre risultati.Ma l'Italia non partecipa a un Mondiale dal 2014. Dopo le mancate qualificazioni a Russia 2018 e Qatar 2022 è arrivata anche quella al Mondiale 2026.
Tre Mondiali consecutivi senza Italia.
Sarebbe semplicistico attribuire un fallimento di queste dimensioni soltanto al numero dei calciatori stranieri in Serie A. Entrano in gioco settori giovanili, qualità della formazione, strutture, investimenti, scouting, coraggio degli allenatori nel lanciare i giovani e capacità della Federazione di programmare.
Ma sarebbe altrettanto semplicistico sostenere che la disponibilità di minuti ad alto livello per i calciatori italiani non abbia alcuna importanza.
Anzi, il confronto tra le due formazioni finisce per produrre un paradosso: la squadra di Serie B presenta una percentuale nettamente superiore di giocatori sportivamente italiani rispetto a una delle società che più rappresentano il calcio italiano nel mondo.
Juventus-Palermo offre allora una fotografia che va ben oltre un'amichevole estiva: 2 italiani su 11 nella formazione titolare della Juventus contro 6 su 11 nel Palermo.
Le norme sono rispettate. Il mercato è globale. La doppia cittadinanza rende il quadro ancora più complesso. Ed è giusto che un club possa cercare talento ovunque.
Ma dopo tre Mondiali consecutivi guardati da casa, la domanda resta inevitabile: se le grandi squadre italiane giocano sempre meno con calciatori disponibili per l'Italia, con chi vogliamo costruire la prossima Nazionale italiana?
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