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Serie A, Toni: “Il ruolo del bomber è cambiato, gol e giocate un prodotto d’insieme”

VERONA, ITALY - JUNE 06:  Luca Toni looks on during the international friendly match between Italy and Finland on June 6, 2016 in Verona, Italy.  (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Le parole dell'ex attaccante del Palermo in analisi allo scoppiettante inizio di stagione di diverse compagini nel campionato di Serie A

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Nel calcio può essere difficile vincere quando manca l’abitudine a farlo.

Parola a Luca Toni. Un centravanti dal peso e dalla caratura internazionale come l'ex Palermo sa certamente come si costruiscono delle solide fondamenta per arrivare ai più grandi trionfi sportivi di squadra. Campione del Mondo nel 2006 con la Nazionale di Marcello Lippi, Toni ha da sempre incantato il panorama calcistico italiano ed estero con i suoi gol e giocate da vero predatore dell'area di rigore. 308 reti siglate con ben 15 club sono il biglietto da visita più importante per il classe '77, che spiega però come il ruolo del centravanti sia fortemente diverso rispetto agli anni nei quali lui stesso dominava gli ultimi 20 metri del rettangolo verde.

Intervistato ai microfoni del Corriere della Sera, Toni ha chiarito le modalità con le quali il ruolo del centravanti è cambiato, sia nel campionato di Serie A che nelle maggiori leghe europee. Diverse le caratteristiche tipo che, infatti, i bomber delle nuove generazioni dovrebbero possedere per applicare uno stile di gioco dal carattere offensivo ma anche incontrista e altruista nei confronti di tutta la squadra.

Ecco, di seguito, le sue dichiarazioni, incentrate anche sui nuovi equilibri che la massima serie italiana sta mettendo in luce fin dalle prime giornate: "Difficile oggi trovare un centravanti puro, perché è cambiato il modo di giocare. La punta fa movimento e va a tutto campo. Attacca e difende, anche. Sfrutta la fisicità o la velocità. Non ha una squadra al suo servizio, il gol diventa un prodotto d’insieme. In Italia si fa fatica a trovare il centravanti fortissimo, non ci sono i Lukaku o i Benzema. Il club che scommette sul giovane bravo, lo cresce in casa e può così puntare in alto. O anche su un gruppo affiatato di ragazzi, come il Milan che in questi mesi ha avuto una crescita esponenziale".

  

"Il campionato finora è abbastanza livellato, ma credo che il Milan possa avere una chance in più. Pioliè stato abile nel far crescere un gruppo di giocatori forti, a motivarli. Ha creato un clima di entusiasmo che diventa fondamentale per arrivare fino in fondo e tagliare il traguardo. È una squadra che esprime l’affiatamento che ha creato l’allenatore. C’è poi il discorso Champions che può rappresentare una variabile, il doppio impegno toglie tante energie. Ha una rosa lunga, ma forse non abbastanza. Questo aspetto vale però per tutte le squadre italiane impegnate nelle coppe".

"Il ritorno delle sette sorelle? Sì le squadre più o meno sono sempre quelle dei tempi in cui giocavo, ma i valori adesso si equivalgono. La pandemia e la crisi economica hanno decretato la fuga dall’Italia dei top player e chi dovrebbe venirci considera il nostro campionato una seconda scelta".

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