Sampdoria, Audero si racconta: “In campo parlo da solo, Buffon il mio modello. Ecco qual è stata la mia parata più bella”

Le dichiarazioni dell’estremo difensore blucerchiato, Emil Audero, relative alla sua avventura nel club toscano

Emil Audero si racconta.

Tra i protagonisti di Sampdoria-Milan ci sarà anche lui: Emil Audero, estremo difensore blucerchiato pronto a difendere la porta dei Doriani nella delicata sfida contro gli uomini di Rino Gattuso. Reduce da una stagione positiva che gli ha permesso di mettersi in mostra in Serie A con le sue parate, il giocatore ex Juventus, è tornato a parlare della sua avventura in blucerchiato soffermandosi inoltre su qualche aneddoto legato agli albori della sua carriera.

“Mi trovo molto bene, sto bene: c’è tutto per fare bene. La Sampdoria è una grande società, con degli ottimi compagni. E poi, qui a Genova, c’è il mare: alla mattina ti svegli, vedi il mare e stai bene. Rimanere dentro alla partita, con la testa, è il compito più difficile del portiere. Io, ad esempio, parlo da solo: se qualcuno mi riprendesse per tutta la partita sembrerei uno scemo. Mi do delle pacche in testa, faccio cose strane…a costo di sembrare stupido ma sono cose che servono per rimanere dentro alla partita. Quando cresci con Buffon hai la possibilità di cogliere delle cose che, dalla tv oppure da avversario, non puoi cogliere. La quotidianità di un campione, come si approccia alle partite, come si atteggia. Io cercavo di guardarlo, di osservarlo in modo scientifico“.

Infine Audero, intervistato ai microfoni di “DAZN”, si è espresso sul suo ruolo e sul rapporto con il tecnico Marco Giampaolo: “Giampaolo mi chiede di essere in posizione sempre utile per il reparto di difesa, di essere in condizione di gestire il pallone da dietro. Non posso essere in posizione troppo bassa, distaccato e solo in porta. Sono aspetti su cui lavoriamo tanto perché ogni avversario ti pressa in modo diverso e devi trovare soluzioni diverse. Il nostro ruolo, ormai, è cambiato. Dicono che sia il ruolo più bello del calcio e in effetti c’è dentro tutto. La concentrazione, la giusta tensione, non deve esserci mai paura ma dietro ogni portiere c’è il gol: se sbagli, è gol. È frustrante ma è un ruolo affascinante che ti tempra molto. La parata più bella? Quella su Matuidi, in Juventus-Samp: un tuffo in un angolo basso, tecnicamente era difficilissima”.

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