Sacchi: “Caso De Rossi? Quando ero al Real Madrid lo chiedemmo. Milan, Juventus e Roma…”

L’intervista all’ex allenatore del Milan, Arrigo Sacchi, che si esprime a tuttotondo in merito a diversi temi relativi al campionato di Serie A

A tutto Arrigo Sacchi.

Collegato con gli studi di Tiki Taka nella serata di ieri, l’ex allenatore del Milan ha lungamente parlato a proposito di diversi temi relativi al torneo di Serie A, partendo proprio dal momento vissuto dalla compagine rossonera, che potrebbe cambiare guida in panchina in vista della prossima stagione sportiva.

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Come tutti quelli che amano il Milan spero sia sulla buona strada, ha una grande storia, è una grande società. Ringhio (Gattuso, ndr.) sta dando la vita a questa squadra, e c’è la speranza che questi ragazzi portino qualcosa di meglio. Maldini non solo è stato un grande calciatore, ma anche un grande uomo. Allegri? Magari non si vede il calcio tutti nello stesso modo, il suo palmarès conta per lui. Per andare a Roma ci sono più modi, l’importante è arrivarci: però sento dire che conta solo vincere, certo, se giochi meglio è più facile. Il suo successore? Non dipende da me, ma da Agnelli. Se non hanno confermato Allegri, probabilmente cercheranno una tipologia diversa di mister. Sullo stile di Allegri è difficile trovare di meglio“.

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L’ex commissario tecnico della Nazionale italiana si è poi espresso su Antonio Conte e sul suo rifiuto alla Roma, nonché sugli stimoli dei grandi allenatori che spesso non si fidano dei progetti relativi ad ambienti più complicati: “La storia del club conta molto, un allenatore cerca un progetto in una squadra che con competenza e superiorità morale che ti mette nelle condizioni di esprimerti. Io sono stato fortunato perché al Milan c’erano tutti questi presupposti. Senza storia parti con un grande svantaggio, poi però puoi sempre far bene“.

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Infine, il coach di lungo corso si è espresso sull’addio della Roma a Daniele De Rossi in vista della prossima stagione sportiva: “La vita dei giocatori non dura all’infinito e le società devono prendere decisioni, anche se non sono popolari. Quando ero al Real Madrid (ricoprendo il ruolo di direttore tecnico nel 2004-2005, ndr.) lo chiedemmo, perché era un giocatore di grande capacità, ma gli anni purtroppo passano per tutti“.

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