Tedesco: “Stop al campionato maltese evitabile. Futuro al Palermo? Rispondo così, il calcio siciliano ha un problema…”

Tedesco: “Stop al campionato maltese evitabile. Futuro al Palermo? Rispondo così, il calcio siciliano ha un problema…”

Le dichiarazioni rilasciate da Giovanni Tedesco, allenatore del Valletta, in merito al presente a Malta e ad un possibile futuro in Italia

Parla Giovanni Tedesco.

Un presente a Malta, alla guida del Valletta, con la speranza di tornare presto in Italia. L’emergenza Coronavirus, infatti, ha determinato lo stop definitivo del campionato maltese. Ora, l’ex giocatore e allenatore del Palermo, dunque, si trova a dovere programmare un futuro imminente. Tra trascorsi ed ambizioni, il tecnico siciliano si è raccontato ai microfoni della Repubblica, soffermandosi in particolare su quanto recentemente accaduto al suo club.

La situazione sanitaria — racconta Tedesco — non era così tragica come negli altri paesi. Non sono un medico, ma secondo me c’era la possibilità di finire il campionato. Quando sei in corsa fa male vedere assegnato tutto a tavolino. Adesso ci sarà una commissione che stabilirà se dare il titolo, ma al Valletta non può toccare nulla di più che l’Europa League. Parlerò con la società e se c’è la possibilità di continuare andremo avanti, anche perché il Valletta è il club più importante di Malta. Diversamente, dopo cinque anni nel campionato maltese in cui ho appreso e dato tanto, sarà tempo di guardarmi in giro”.

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Nei mesi scorsi in tanti hanno accostato il suo nome a quello del Palermo. Il tecnico siciliano, infatti, è uno dei più amati dalla piazza: “Se il mio nome viene fuori perché i tifosi mi vogliono bene e pensano che possa essere l’uomo giusto mi fa piacere. Ma se, come ha fatto qualche collega, ci si aspetta che sia io a dire “Palermo arrivo, Palermo ci sono”, non ci sto. Mi sembrerebbe una mancanza di rispetto enorme per un allenatore come Pergolizzi che ha fatto un’ottima stagione e ha vinto il campionato in una piazza in cui le ambizioni e le pressioni sono enormi. Se sarà lui l’uomo giusto per continuare devono dirlo i dirigenti che hanno lavorato con lui per tutta la stagione, nessuno meglio di Sagramola e Castagnini può farlo. Rispetto ai nostri tre punti, sette sono un vantaggio enorme. Se fossi in Pergolizzi mi dispiacerebbe soprattutto non finire il campionato sul campo e sentirmi in discussione soprattutto perché la prospettiva è quella di non essere confermato. Però andrei in giro a testa alta per avere vinto il campionato sulla panchina della squadra della mia città”.

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L’emozione di sedersi sulla panchina rosanero, tuttavia, Giovanni Tedesco l’ha già vissuta: “È un’emozione grande, che però io ho vissuto a metà. Mi sono goduto tutto, a partire dall’atmosfera dello stadio, ma non come avrei voluto. Ero un tutor per Schelotto e alla fine decideva tutto lui. Però è stata una grande scuola. In quella stagione ho lavorato con lui, Novellino e Iachini. Tre allenatori e tre metodologie diverse. Era come il cambio dell’ora a scuola fra una materia e l’altra. Ho visto lavorare anche Delio Rossi, Sannino e un po’ Gasperini: di gavetta credo di averne fatta abbastanza. Sono pronto per una chiamata dall’Italia, a prescindere dalla categoria. Miei modelli? Conte e Allegri sono due punti di riferimento. Sono allenatori concreti, mi piace il loro modo di vivere le partite e l’importanza che danno al risultato. Guardiola, Zeman e quelli di quella scuola lì lasciamoli dove stanno. Sono tecnici che hanno una loro identità inimitabile. Se uno riesce a fare risultati con il bel gioco è meglio, ma rispondo citando Allegri: “Per lo spettacolo andate al circo””.

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Infine, sul calcio siciliano: “Ha un problema di investitori. Quando giocavo io c’era il Catania di Gaucci, il Messina di Franza, il Palermo di Zamparini. Il Trapani sta un po’ meglio delle altre, ma il modello è quello del nuovo Palermo: risorse, uomini, voglia, può essere un esempio per gli altri per come si muove e per le politiche che sta adottando. Le squadre siciliane nel calcio che conta mancano e dispiace che il Catania rischi di fare la stessa fine che ha fatto il Palermo l’anno scorso. Un fallimento è una sconfitta per tutto il movimento”.

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