Majo: “A Palermo mi sentivo a casa, firmavo in bianco. Squalifica? Che dolore, vi racconto”

Valerio Majo, ex centrocampista del Palermo, racconta i suoi ricordi in rosanero

Majo

“A Palermo mi sentivo a casa, tutti riconoscevano il mio valore”. 

Parola di Valerio Majo. L’ex centrocampista del Palermo, intervenuto ai microfoni del ‘Giornale di Sicilia’, è tornato a parlare dei suoi anni nel capoluogo siciliano, raccontando aneddoti e ricordi legati alla sua avventura con la casacca rosanero.

Di seguito, le sue dichiarazioni.

“Nel 1986 mi beccai tre anni di squalifica solo perché ero il capitano del Palermo. I giudici scrissero che non potevo essere all’oscuro che alcuni miei compagni avevano tentato di combinare il pareggio con la Triestina, qualche settimana prima. Ma lo sapevano tutti che a ideare la combine erano stati Cecilli e Ronco. Tutti i miei compagni si presero un mese per omessa denuncia, io con Cecilli, Ronco e Guerini tre anni. Quella cosa mi ha distrutto. Corrado Viciani? Mi disse: tu vivi con me in albergo, per tenermi d’occhio. Ma non ero uno sciupafemmine, in quello Vanello era insuperabile. Barbera ogni anno mi diceva che c’erano squadre interessate a me. Ma io firmavo in bianco il contratto, io volevo stare a Palermo, qui mi sentivo a casa. Anche il presidente riconosceva il mio valore ed ero quello che guadagnavo di più”. 

“Conti del Palermo in rosso? E già. L’avvocato Matta era bravo, aveva molti amici in tutta Italia e riusciva ad avere giocatori molto forti in prestito. Ma i soldi erano pochi, gli stipendi si pagavano spesso con le cambiali. La debolezza della società fu uno dei motivi per cui in quel periodo arrivammo spesso vicini alla promozione in serie A ma non riuscimmo mai a fare il salto – ha proseguito Majo -. Il mio primo periodo a Palermo è stato sicuramente il più bello. Che centrocampo io, Vanello e Barlassina. Sandro è stato il calciatore più carismatico con cui ho giocato a Palermo. Il più forte tecnicamente, qualche anno dopo è stato Pietro Maiellaro. La stagione con Tom Rosati in panchina, quella decisa dalla vittoria sul Messina di Schillaci col gol di De Vitis nel finale? Che emozione. Il Barbera era pieno all’inverosimile, forse quarantamila spettatori. E che squadra. C’erano Ranieri, Maiellaro, De Vitis, De Biasi, Sorbello, Paleari. Eravamo un gruppo di ferro. Dopo quella stagione Rosati, pur sapendo di essere gravemente ammalato, tentò di portarmi al Pescara”.

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  1. spargi49 - 3 settimane fa

    Che bei tempi,nessuno a Palermo ha mai creduto che ti vendevi le partite,peccato che non c’erano mai i soldi per tenere la squadra in alto,Altro calcio più passione che business, adesso appena fanno un paio di gol subito accampano pretese.

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