Delio Rossi-Mediagol: “Pastore via da Palermo troppo presto, Ilicic finalmente ha capito una cosa. Il mio consiglio a Pergolizzi…”

Delio Rossi-Mediagol: “Pastore via da Palermo troppo presto, Ilicic finalmente ha capito una cosa. Il mio consiglio a Pergolizzi…”

L’intervista esclusiva concessa dall’ex tecnico del Palermo, Delio Rossi, alla redazione di Mediagol.it

Delio Rossi ed il Palermo. Un legame calcisticamente indissolubile.

Tre anni intensi, dal 2009 al 2011, culminati con la finale di Tim Cup andata in scena in quel di Roma contro l’Inter di Leonardo. Un passato rosanero ricco di gioie, soddisfazioni e vittorie. Poi, il suo addio ed il ritorno a sorpresa nell’aprile 2019. Una parentesi tutt’altro che fortunata, quest’ultima sulla panchina del Palermo, conclusasi con l’amaro epilogo che ha portato il club di viale del Fante a non disputare i play-off ed a non iscriversi al campionato di Serie B.

Intervistato in esclusiva dalla redazione di Mediagol.it, il tecnico originario di Rimini ha compiuto un vero e proprio viaggio nel tempo, ricordando i tanti talenti passati da Palermo.

“Hernandez? Abel aveva tutto per giocare in una grande squadra: tecnica, velocità ed intelligenza calcistica, ma è stato molto condizionato dagli infortuni muscolari che ne hanno leggermente compromesso la carriera. Molto spesso il successo di un giocatore dipende da tanti elementi, soprattutto dalla volontà personale. Ilicic e Pastore? Sono due giocatori accomunati dal grande talento, seppur diversi nel modo di giocare. Ilicic lo abbiamo preso con Bacinovic dal Maribor, come tutti i giocatori slavi peccava nella costanza, alternava grandi giocate a grandi pause. Molti giocatori di questa nazionalità pensano che bisogna avere la vicinanza della società e che risparmiandosi in allenamento si riesca a dare di più in partita, capiscono il contrario solo ad una certa età. Ilicic è un giocatore importante perché ha capito questo concetto, ovvero che bisogna allenarsi con costanza. Il Flaco è un discorso a parte, ha un altro carattere. Secondo me paga il fatto di essere andato via da Palermo molto giovane. Adesso sta cercando di tornare ad una certa condizione mentale e fisica ma non è facile, è molto condizionato dagli infortuni. L’ho visto giocare e certe volte facevo fatica a riconoscerlo, anche se quest’anno prima dell’infortunio sembrava vicino a ritornare ai suoi livelli. A me fa particolarmente piacere vederlo giocare bene, perché sono molto affezionato ai miei vecchi giocatori soprattutto dal punto di vista umano. Joao Pedro? Le qualità tecniche le aveva già quando giocava a Palermo, ma è arrivato in un momento particolare. Non conosceva la lingua e la squadra aveva un suo equilibrio. Lui aveva fretta e voleva bruciare le tappe, aveva bisogno di pazienza soprattutto perché veniva dall’altra parte del mondo. Anche a Pastore dicevo di avere pazienza. Se metti un giocatore giovane dentro devi avere la capacità di farlo restare in campo, per questo bisogna avere un po’ di pazienza, soprattutto se la squadra andava già bene. Nestorovski, Jajalo e Rispoli? Li ho allenati poco, avevano già giocato in Serie A quindi le qualità c’erano”, sono state le sue parole.

QUELLA FINALE – “Il ricordo più bello legato alla mia esperienza a Palermo? Sicuramente la finale di Coppa Italia, che è anche paradossalmente quello più brutto. Vedere uno stadio 3/4 rosanero in una città lontana 600 chilometri dalla Sicilia, questo calore nei confronti della squadra, pur sapendo che sarebbe stata la mia ultima partita su quella panchina, è un ricordo indelebile. E forse una delle cose più belle capitate nella mia carriera. La gente di Palermo ha sempre avuto grande rispetto nei miei confronti”.

PERGOLIZZI E IL NUOVO PALERMO – “Le critiche rivolte alla qualità del gioco espresso dal Palermo? Se giochi bene hai più necessità di vincere, alla lunga se giochi male hai più possibilità di perdere. Se dovessi scegliere preferirei giocare bene e avere un gioco stabile, credo poco in quelli che dicono che è importante soltanto il risultato, prima o poi c’è anche il rischio di arenarsi. Di solito chi allena in quelle categorie vuole giocatori idonei, l’errore può essere quello di cercare di allestire una squadra già per l’anno successivo, molte volte si rischia. E’ fondamentale l’apporto degli over per dare la giusta ossatura alla squadra, ma io sono a favore dei giovani quindi vedo di buon occhio il loro utilizzo, anche se ci vuole più pazienza. Non conosco gli under del Palermo, dunque non posso dare un giudizio approfondito, spero si possa sentir parlar di loro anche nelle altre categorie. Pergolizzi? L’ho conosciuto quando allenava la Primavera rosanero conquistando lo scudetto. Gli consiglio di sbagliare con la sua testa, deve fare come Ulisse mettendosi i tappi di cera nelle orecchie e andando avanti con le sue convinzioni. Se è convinto di essere nel giusto non deve spendere energie replicando a chi lo contesta. Agli allenatori fa piacere essere apprezzati, ma siamo portati a prendere delle decisioni che devono essere nostre, giuste o sbagliate che siano. In luoghi dove sei coinvolto emotivamente puoi correre il rischio di sbagliare facendo scelte meno razionali. Pergolizzi questo lo sa, lui deve uscire da questa categoria e ha una squadra tale da poter raggiungere questo obiettivo. Non deve perdere tempo a replicare perché noi siamo giudicati in base a quello che facciamo, deve dimostrare che è padrone del vagone”, ha concluso Rossi. 

 

 

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