Milan, Thiago Silva si racconta: “Il primo giorno a Milanello, Leonardo e quel consiglio di Seedorf…”

Il difensore del PSG ha ricordato la sua esperienza con la maglia dei rossoneri

di Daniele Castelli

Thiago Silva spegne dieci candeline.

Il brasiliano ha festeggiato oggi i suoi dieci anni da calciatore professionista, nel corso dei quali ha vestito le maglie della Fluminense, del Milan e del PSG ed è riuscito a maturare fino a diventare uno dei difensori migliori dell’intero panorama calcistico europeo.

Nel corso di un’intervista rilasciata ai microfoni di Globo Esporte, il classe ’84 ha ripercorso le tappe più importanti della sua carriera, ritenendo l’esperienza con i rossoneri quella più importante per la sua crescita: “Il Milan era una squadra che potevo solo ammirare in tv. Adoravo quei giocatori, poi di colpo mi ci sono ritrovato in spogliatoio: Nesta, Maldini, Pirlo, Seedorf, Inzaghi, Kakà, la colonia di brasiliani, lo stesso Pato… Quando ero bambino avevo il sogno di giocare in Europa in una big, ci sono riuscito. Ero talmente emozionato al mio arrivo a Milanello, che fu Pato a illustrarmi tutto, a farmi fare il giro del centro sportivo, degli spogliatoi, a fare i primi test medici. E continuavo a guardarmi intorno come un bambino, osservavo le foto delle stelle e dei campioni del passato. Quel giorno mi ha segnato come giocatore. Devo tutto a Leonardo, che ha fatto un grande sforzo all’epoca affinché io vestissi il rossonero. I consigli dei senatori? Era la mia prima amichevole con il Milan. Stavo cercando di farmi capire con gli altri e arriva Seedorf, che parlava in maniera perfetta il portoghese avendo la moglie brasiliana. Gli chiedo quale potesse essere il miglior consiglio da un veterano come lui, rispose di imparare velocemente l’italiano. Essendo il centrale difensivo, mi disse che avrei dovuto guidare il reparto e dare indicazioni al centrocampo, quindi l’italiano sarebbe stato fondamentale. In quattro-cinque mesi parlavo già la lingua, dopo sei mesi rilasciavo interviste in italiano. È stata una sensazione piacevole, anche perché quando ero bambino ricordo di un torneo in Italia, giocato ad Ancona, nel quale ascoltavo gli avversari parlare italiano e mi piaceva, anche se non lo capivo. Una volta imparata la lingua è stata una passeggiata (ride, ndr). Ora il francese è molto più difficile, sapete? Mi manca ancora tantissimo da imparare ma posso farcela“.

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