Juventus, Paratici: “Ho viaggiato tanto, vi racconto tre aneddoti. Vidal e quell’Argentina-Cile che finì in tragedia…”

Juventus, Paratici: “Ho viaggiato tanto, vi racconto tre aneddoti. Vidal e quell’Argentina-Cile che finì in tragedia…”

Il direttore sportivo della Juventus Fabio Paratici si racconta dalla quarantena, svelando alcuni particolari retroscena della sua carriera

Fabio Paratici si racconta.

Il direttore sportivo della Juventus, attualmente in quarantena a seguito della positività al Coronavirus di tre giocatori bianconeri, ha parlato ai microfoni di Juventus Tv dell’emergenza sanitaria che l’Italia sta vivendo: “Io vengo da una terra particolarmente colpita che è Piacenza, che viaggia con una media di 30 defunti al giorno. Dobbiamo restare a casa e seguire le indicazioni che arrivano con sempre maggiore attenzione“.

Uno sguardo, però, anche al passato. Il ds bianconero, infatti, ha parlato dei trascorsi da difensore: “Cercavo di inserirmi dove gli altri mancavano, per sfruttare le poche partite in cui gli altri non giocavano mi adattavo. Per caratteristiche, somigliavo a Pessotto. Non segnavo mai, non avevo un’esultanza… Era talmente raro“.

E a proposito, invece, di qualche curioso aneddoto in merito alla carriera ai margini del rettangolo verde: “Ho avuto la fortuna di viaggiare tanto, ho fatto sei anni alla Samp in cui facevo il capo degli osservatori e quindi ero sempre via. Ce ne sono tanti: un anno seguimmo un Sudamericano Sub 17 in Ecuador, a Quito. E per seguire un calciatore e incontrare la sua famiglia chiesi alla famiglia dove poterci incontrare. L’appuntamento fu alla stazione dei bus di Quito e io andai lì in giacca e cravatta, sbagliando. Il tassista, arrivato in quel posto molto malfamato, mi chiese: sei sicuro di scendere? Io attraversai la stazione di Quito a testa bassa, sperando nessuno mi toccasse. Poi in Canada, Mondiale Under 17: la semifinale fu Argentina-Cile e già allora seguivamo Vidal. La partita finì otto contro otto e nel sottopassaggio arrestarono tutti i calciatori. Un’altra volta siamo partiti per vedere due gare delle nazionali, dovevo vedere una doppia partita in Polonia e sono rimasto lì dieci giorni perché il paese era chiuso per neve. Andavo all’internet point e ci stavo venti ore ed ero da solo in questo albergo per dieci giorni. Quando arrivò il conto alla Samp per l’utilizzo del mio internet point mi fu decurtato dallo stipendio”.

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