FOCUS: L’ADDIO DEL GALLO BELOTTI, STORIA DI UNA CESSIONE TATTICA

FOCUS: L’ADDIO DEL GALLO BELOTTI, STORIA DI UNA CESSIONE TATTICA

di Leandro Ficarra
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di Leandro Ficarra

La storia professionale tra il Palermo ed Andrea Belotti è giunta precocemente ai titoli di coda.
Epilogo annunciato, al netto delle evoluzioni dialettiche atte ad alimentare un’incedibilità fortemente strategica, a mero uso mediatico, mai realmente effettiva.
Il film rosanero del gallo assume così i contorni di un promettente ma incompiuto trailer. Bruscamente interrotto durante la stesura. Non si era neanche a metà del copione. L’impatto dirompente in serie cadetta, impreziosito da dieci pepite che lasciavano intravedere le stimmate del centravanti di razza.
Quindi la prima stagione nella massima serie, all’ombra dei fenomeni argentini.

I panni scomodi del cronico subentrante. Il ruolo cucitosi addosso, suo malgrado, del chiavistello da estrarre all’occorrenza per infrangere i bunker eretti dagli avversari. Rigorosamente nei finali di partita. Compito assolto con un ardore che celava insofferenza. Nell’auspicio, spesso vano, che ogni castagna tolta dal fuoco assurgesse ad una prelazione di futura titolarità.
Sei le reti siglate dal bomber part time nelle porzioni di gara a lui concesse. Alcune pesanti e decisive: doppietta al San Paolo contro il Napoli, zuccate al fotofinish contro Verona e Sassuolo. La chiosa all’Olimpico nell’ultima vittoriosa trasferta della stagione.
Realizzazioni sottomisura, guizzi lesti e furtivi, aerei o in spaccata, nel cuore dei sedici metri. Forza, esplosività, risolutezza ai confini dell’area piccola, istinto e senso del gol. Fatta eccezione per un paio di strepitose prodezze balistiche dalla distanza sfoderate in cadetteria, la fattura delle sue reti ha un marchio nitido ed inequivocabile. Quello del finalizzatore, del terminale offensivo. Classico uomo d’area. Professione centravanti.

Concreto, potente senza fronzoli. Vive, fiuta, capta la sfera in the box. Pronto a finalizzare, tra un imperioso stacco aereo ed un bruciante anticipo sul primo palo, lo sviluppo della fase offensiva che la squadra dovrebbe tarare su misura per lui.
Probabilmente è questo il punto dal quale partire. L’origine del divorzio tra il gallo ed il club rosanero ha una matrice prevalentemente tattica.
L’esplosione fragorosa della coppia Vazquez-Dybala ha fatto la fortuna del Palermo di Iachini nella scorsa stagione. Non solo per il sublime repertorio di magie sciorinato dai gemelli diversi, interpreti di sublime lignaggio sotto il profilo strettamente tecnico e balistico.
Nel 3-5-1-1 del tecnico marchigiano, i due argentini sono ben presto divenuti ingranaggi fulcro nell’intera tessitura della fase offensiva. Coniugando genio, mirabilie sullo stretto ,dinamismo ed imprevedibilità. Sopraffini elastici nell’impreziosire l’impostazione, pregiati rifinitori tra le linee, al contempo chirurgici stoccatori . Ubiquità e qualità. Gemme organiche e funzionali all’impianto di gioco per stanare ed aprire le retroguardie avversarie, cadenzando e premiando tagli degli esterni ed inserimenti dei centrocampisti.
Le attitudini del gallo sono ben diverse. Nonostante l’encomiabile abnegazione mostrata sul terreno di gioco, i segnali di una certa distonia del suo profilo rispetto ad una certa tipologia di calcio erano tangibili.
Fuori dai sedici metri fa un po’ fatica. Mai statico. Caparbio e generoso nel provare ad immedesimarsi in una concezione del ruolo che non è nelle sue corde. La difficoltà nel trovare una connessione calcistica con i due argentini si palesava nitidamente sul manto erboso. Caratteristiche e modo di interpretare il calcio agli antipodi.
Il minutaggio collezionato accresceva nel ragazzo la consapevolezza di non essere una figura centrale in quel tipo di scacchiere ma un’opzione alternativa a cui ricorrere in determinate contingenze.
La voglia di dimostrare tutto e subito in una manciata di minuti non rendeva di certo le cose più semplici. Ciò nonostante, Belotti ha sempre dimostrato irreprensibile professionalità unitamente massimo impegno. Non lesinando energie e compartecipando alla brillante stagione della squadra.
L’idea di un altro anno da bomber di scorta, insinuata dalla frenetica ricerca del club in sede di mercato di attaccanti dalle caratteristiche più accostabili a Dybala, conseguenzialmente difformi dalle sue, ha acuito  il desiderio di intraprendere una strada diversa.
Una cessione tattica ancor prima che economica. Avallata dalla reciproca consapevolezza che il vestito strategico tuttora identità base di questa squadra non è consono ad esaltare le caratteristiche del centravanti bergamasco. Così come, le sue attitudini non sono perfettamente funzionali alle modalità di sviluppo della fase offensiva nel 3-5-1-1 di Iachini. I cui principi fondanti sono equilibrio, compattezza e densità in fase di non possesso. Intensità, ritmo e pressing alto in zona nevralgica. Spinta e sovrapposizioni, esterne ed interne, sulle corsie. Punte tecniche, dinamiche e rapide. Organiche alla fase di costruzione, capaci di garantire qualità anche fuori dai sedici metri. Votate a smagliare le linee avversarie premiando la propensione all’inserimento degli intermedi. Provando a trarre il massimo profitto dalla vena realizzativa dei tanti incursori in organico, Rigoni in primis, senza dimenticare Quaison e Chochev pronti ad esplodere, Benali ed Hjliemark ancora da scoprire. In attesa di dimensionare tatticamente Trajkovski e completare il parco attaccanti.

Belotti è una prima punta vera. Ancora acerba e con ampi margini di miglioramento. Ha bisogno di essere servito in verticale. Possibilmente sul primo movimento alle spalle della linea difensiva avversaria nell’attacco alla profondità, per sfruttarne la forza in progressione. Ancor meglio, con radenti cross dal fondo per esaltarne l’abilità nel gioco aereo.
Non due temi ricorrenti nel gioco di Iachini. Il quale predilige una prima punta di manovra che interpreti il ruolo in maniera universale. Legando il gioco della squadra, squartando la densità avversaria con un moto perpetuo fatto di incroci e movimenti incontro, alternati all’attacco alla profondità.
Non un riferimento ma un volano. In grado di giocare di sponda, creare varchi per gli inserimenti di intermedi ed esterni, dotato di una tecnica individuale tale da fraseggiare sullo stretto, saltare l’uomo ed imbucarli con i giri giusti. Belotti è un giocatore diverso. Non il partner ideale per Vazquez in quel sistema di gioco.

Il gallo possiede eccellenti potenzialità atletiche, l’istinto innato del vero bomber. Deve ancora affinare movimenti, fondamentali e senso del gioco. Giampiero Ventura, vero e proprio totem in materia di schemi offensivi, potrà contribuire in maniera fondamentale nel processo di maturazione tecnico-tattica del talento bergamasco.
Non una questione di valore assoluto ma di peculiarità.
Belotti ha tutte le carte in regola per diventare uno dei migliori centravanti del panorama calcistico nazionale. Per ottimizzare le sue potenzialità ha bisogno di un modulo che valorizzi al meglio le sue qualità dipanando la fase offensiva in funzione delle sue caratteristiche.
Puntare su di lui avrebbe potuto rivelarsi una scelta vincente solo nel caso in cui si fosse deciso di mutare sistema di gioco e modalità di sviluppo delle tracce di manovra. Optando per il 4-3-1-2 o il 4-3-2-1. Moduli che stuzzicano la fantasia del patron Zamparini ma che, al momento se si eccettua qualche esperimento in ritiro, non convincono appieno Beppe Iachini. Il quale, in attesa di perfezionare l’assimilazione di  automatismi inediti ed approfondire le inclinazioni dei nuovi, sembra voler ripartire dallo spartito già felicemente collaudato.

Divorzio consensuale. Il ragazzo non ha mai avvertito fiducia totale ed incondizionata nei suoi confronti. Ha sposato la causa granata colpito dall’entusiasmo del presidente Cairo e del tecnico Ventura, allettato da un ruolo da protagonista e da un contratto importante. Il Palermo non si è strappato le vesti, compiendo una scelta sinergica tra area tecnica e dirigenziale, introitando una cifra comunque importante e virando su obiettivi che reputa più consoni alle proprie esigenze nell’immediato.  Scelta rischiosa ma fondamentalmente reciproca. Il dopo Belotti dovrebbe chiamarsi Albero Gilardino. La nuova scommessa è rinverdire il presente di un bomber dal grande passato. Magari guarnendo con la ciliegina Campbell la torta di Iachini. Lui non pensa più il gallo ma al grifone. Arriva il Genoa al “Barbera”. La parola passa al campo.

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