FOCUS: ATTORNO A DYBALA C’È UNA SQUADRA VERA

FOCUS: ATTORNO A DYBALA C’È UNA SQUADRA VERA

di Leandro Ficarra
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di Leandro Ficarra

Va bene così. Il punto conquistato contro il Toro può essere accolto con moderata soddisfazione in casa rosa. Altro prezioso tassello nel mosaico salvezza di Beppe Iachini. Equo il riscontro del tabellino per quanto mostrato dalle due compagini sul terreno di gioco. Un tempo per parte. O quasi. Poiché il Palermo ha brillato per autorevolezza, incisività ed armonia di manovra soltanto nei primi venticinque minuti. Frangente iniziale in cui ha preso il Toro per le corna infierendo con coraggio su ferite e tremori granata. Un impatto di notevole personalità suggellato dal vantaggio di Rigoni, smorzato dal pari di Martinez, nuovamente legittimato da una magia, l’ennesima, di Paulo Dybala. La ripresa la squadra di Iachini l’ha trascorsa perennemente chiusa all’angolo. Schiacciata dall’ intensità e dalla veemenza dei granata, incapace di gestire, distribuire e lavorare la sfera in sede di ripartenza al fine di alzare il proprio baricentro.

Volitivo ed arrembante il Torino nella seconda frazione. Trascinati da Darmian ed El Kaddouri, i granata hanno esaltato i riflessi di Sorrentino, riacciuffato la gara con Glik e sottoposto il Palermo ad un forcing costante. Meritando pienamente il pareggio. Troppo remissivo, impreciso e poco lucido il secondo tempo della banda Iachini per sperare di portare a casa l’intera posta in palio. Pochi i rimpianti. In primis la sequenza delle reti. Due volte in vantaggio, due volte rimontati. Bravi Martinez e Glik ma nelle rispettive circostanze sia Andelkovic che Gonzalez avrebbero certamente potuto fare meglio.

Detto ciò vi sono numerosi motivi per sorridere. Ancora un risultato utile, il sesto consecutivo, che consolida umore e classifica. La scorza tattica e mentale di un gruppo che sa soffrire, incassare, tenere botta. Anche se in balia della tempesta, argina, rintuzza ma non crolla. Sorretto dai suoi leader, dai suoi automatismi difensivi, da un valoroso animus pugnandi. Non da poco la capacità di tradurre in punti utili una trasferta insidiosa nonostante le assenze, pesantissime, di Barreto e Vazquez. Cardini imprescindibili, per valore e peculiarità, nell’impianto di gioco di questa squadra.

Didattiche ed estremamente esplicative, in questo senso, le criticità palesate dal Palermo nella ripresa. Nel corso del secondo tempo la compagine di Iachini non è riuscita ad alzare linea ed intensità del pressing, né a trovare i giusti tempi di inserimenti degli intermedi a supporto della manovra. Fasi di gioco in cui il centrocampista paraguaiano è maestro.

Così come le difficoltà di Belotti, spesso divorato dal tempismo e la fisicità dei centrali granata, nel coprire la sfera e far salire la squadra , hanno ulteriormente messo in risalto il peso specifico del “Mudo” Vazquez nell’economia del gioco dei rosa.

L’ex Belgrano è elastico indispensabile tra le linee, capace di legare, dipanare ed impreziosire le trame dalla trequarti in su. Coniuga tecnica sopraffina e fisicità, viene incontro, protegge la palla e la nasconde all’avversario. Cadenza i tempi d’uscita della squadra, l’accende e la fa respirare. Pazienza se a volte si fa ingolosire dal dribbling di troppo. Vazquez farcisce di qualità la costruzione, crea la rifinitura, va alla conclusione. Lo fa con genio e sregolatezza, magari a sprazzi. Il Mudo resta comunque un giocatore fulcro. Questione di attitudini ancor prima che di valore assoluto. Geniale connettore tra zona nevralgica e reparto offensivo. Proprio quello che è mancato nella seconda frazione del match al Palermo di ieri sera, con una distanza siderale tra la linea mediana ed il duo Belotti- Dybala.

Per provare a matare il Toro, Iachini ha compiuto le scelte più logiche. Difesa confermata in blocco, Maresca play con Rigoni e Chochev intermedi, Daprelà esterno tattico per arginare Bruno Peres, Belotti terminale e Dybala a fare il Vazquez.

Bello l’approccio, pressing alto di Rigoni e Chochev sui centrali granata, esterni e linea difensiva che scalavano in avanti con tempismo e coraggio. Palermo aggressivo e corto, Torino contratto e costretto a forzare ogni giocata. Iachini perde subito Daprelà per una botta, rilevato da Lazaar. Evidente il gap di condizione mentale tra le due formazioni. Conseguenziale il vantaggio rosa con inserimento di Rigoni premiato da assist perfetto di Dybala. I rosa gestiscono possesso e risultato con buona disinvoltura. Maresca dirige con maestria, Rigoni pressa, Chochev ci prova, Dybala sguscia ed incanta, Morganella e Lazaar arano e controllano le corsie.
Pochi rischi ma un’ingenuità fatale, con Andelkovic che, incollato su Martinez spalle alla porta, sbaglia opzione azzardando un improvvido tentativo di anticipo. Il pari rinvigorisce i granata, il Palermo fatica a leggere i movimenti tra le linee di El Kaddouri, spostato trequartista, e soffre un po’. Il prodigio di Dybala, controllo di tacco a scavalcare Vives e sinistro volante su uscita di Gillet, riporta avanti gli uomini di Iachini.

La partita dei rosa purtroppo si è dissolta lì. Evaporando nell’intervallo. Almeno in fase propositiva. Porte girevoli sul binario mancino. Fuori Lazaar, subentrante già ammonito, dentro Emerson.

Onore al Torino, per carità. Gli uomini di Ventura hanno vertiginosamente alzato ritmo e qualità delle giocate. Darmian, El Kaddouri e Quagliarella sono saliti in cattedra. Il primo spingendo con qualità e passo a sinistra, il secondo creando ripetutamente superiorità numerica, il terzo saggiando le qualità di Sorrentino con le sue doti balistiche. Quindi l’imperioso stacco aereo di Glik, pezzo forte del repertorio del polacco, ha fissato il risultato. Bruciato sul tempo Gonzalez nella circostanza.

Il Palermo è progressivamente calato. Stanco ed appannato ha perso le distanze tra i reparti, allungandosi e non trovando modo di ripartire. Belotti, generoso ma poco brillante, è stato sovrastato dalla fisicità e dal mestiere dei centrali del Toro. Il gallo ha salvato un quasi gol sulla linea di porta, non ha lesinato energie, ma non è mai riuscito a giocare di sponda, conservare la sfera, far salire la squadra.

Dybala si è reso autore dell’ormai consueta prestazione superba. Ha volteggiato leggiadro alle spalle del terminale Belotti, pressando, prendendo botte, saltando avversari come birilli, sciorinando virtuosismi e delizie balistiche in serie. Prova di straordinaria maturità tattica del gioiello argentino, che si è speso per amor di causa finendo per svuotarsi alla distanza. I rosa non hanno più avuto così la forza di riproporsi, allentare la pressione con la circolazione di palla, rialzare il baricentro pungendo il Torino. Inevitabile il finale di sofferenza. Prodigioso un salvataggio in acrobazia di Gonzalez su Amauri. Provvidenziale una brillante chiamata del guardalinee che pesca Darmian in off side di un’inezia ed invalida l’autogol di Munoz.

Il punto premia il carattere, l’organizzazione, la voglia della squadra di Iachini. Non fluida, lineare e brillante come nelle serate migliori. Per lunghi tratti monca ed inceppata poiché priva di due ingranaggi basilari nei suoi meccanismi. Ancora acerba nelle sue valide e giovani alternative. Comunque sempre compatta, equilibrata, solida. Mentalmente e tatticamente. Non ha mai smarrito identità, riferimenti e spirito anche nei momenti più grigi del match. Grazie ad un radicato senso del collettivo, alla statura tecnica e morale dei suoi senatori, alla guida saggia e lucida del suo tecnico. Quando non miete unanimi consensi, incamera comunque punti pesantissimi. In chiave salvezza, è davvero tanta roba.

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