Foschi si sfoga: “Presidenti si sentono star, attorno a loro certi personaggi. Sapete cosa ho visto ieri?”

Foschi si sfoga: “Presidenti si sentono star, attorno a loro certi personaggi. Sapete cosa ho visto ieri?”

Lo sfogo di Rino Foschi: “Noi direttori sportivi siamo diventati dei portaborse. Vi dico cosa mi è successo di recente”.

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Intervento particolarmente interessante da parte di Rino Foschi ai microfoni di Rete Sport.

Nel pomeriggio, l’attuale direttore dell’area tecnica del Cesena ha avuto modo di parlare di com’è cambiata la figura del ds nella storia recente del calcio.

“Quanto è diventato complicato nel calcio moderno fare il direttore sportivo? Bella domanda – inizia Foschi -. Adesso è tutta un’altra storia, adesso è tutto diverso. Adesso c’è una visibilità diversa per i presidenti: ora c’è tanta confusione e ci sono tanti personaggi che ruotano attorno ai presidenti. Gli allenatori manager, gli allenatori che vogliono lavorare all’inglese, i presidenti che vogliono apparire perché vogliono essere delle star… E in tutto questo ci sono i direttori sportivi che sono diventati dei portaborse dei presidenti. Sono pochi quei direttori sportivi che fanno tutto in prima persona e che hanno potere decisionale. E’ una azienda atipica: è un peccato perché si sono persi dei valori. Non vorrei offendere nessuno ma è così“.

Lo sfogo di Foschi prosegue: “Sono quarant’anni che faccio questo lavoro qui. Adesso è cambiato tutto: c’è l’intromissione prepotente della figura del procuratore. Di recente, senza far nomi, pensavo di prendere un calciatore da una società molto importante in Italia e mi sono sentito dire ‘No, decide lui’. Ma come decide lui?! Adesso decidono i procuratori e non le squadre che possiedono il calciatore. Questo problema lo stiamo sottovalutando: c’è un circolo vizioso. Lo dissi tanto tempo fa. Che senso hanno i direttori sportivi, se vengono scavalcati da innumerevoli figure? Non si è mai andato al centro del problema“. Eccoci giunti all’episodio curioso relativo all’ultimo giorno di mercato. Ieri mi sembrava di sognare – racconta Foschi -: di nascosto ho visto una trattativa che si stava consumando dentro gli ascensori, con il presidente che stava al gioco di tutti. Forse ho fatto il mio tempo: faccio questo lavoro ancora con tanta passione e sono convinto di saperlo fare ancora. Io ho fatto il primo corso da manager a Coverciano, con Moggi e Sogliano. Quando ho finito il corso, mi sono inventato un lavoro particolare, quello del procuratore. Appena ho provato a concludere qualche affare, mi hanno bloccato subito dicendomi ‘Ma come ti permetti?!’. Sì perché, all’epoca, di queste cose qui se ne occupavano solamente degli avvocati locali. Così, decisi di diventare direttore sportivo. Adesso una persona qualsiasi può rappresentare un giocatore, anche un imbianchino può diventare procuratore. E’ un problema che ho affrontato anche in passato. Ci sono quelli bravi, ma non collego bene molte cose. Sono 35 anni che vivo nel mondo del calcio. Quando vedo dei procuratori che per un giocatore di Serie C mi chiedono un cedolino di 7-8 o 10 mila euro, mi viene da ridere. Certe squadre non hanno nemmeno i soldi per le trasferte e devono regalare i soldi ai procuratori?! Vedo delle cose che non collego bene: non è più il calcio di 35 anni fa“.

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