Sassuolo, De Zerbi: “Se perdo sono un co****ne, se vinco divento un profeta. Invidio gli allenatori che…”

Sassuolo, De Zerbi: “Se perdo sono un co****ne, se vinco divento un profeta. Invidio gli allenatori che…”

Le dichiarazioni del tecnico neroverde, Roberto De Zerbi, relative al suo modo di vivere il calcio

Il Sassuolo si prepara in vista del match di domenica pomeriggio contro la Juventus.

Archiviato il pareggio contro il Genoa, i neroverdi, saranno chiamati ad affrontare i bianconeri all’Allianz Stadium. Proprio a pochi giorni dalla complicata sfida contro la capolista, il tecnico Roberto De Zerbi, si è raccontato in una lunga intervista rilasciata ai microfoni de “Il Corriere dello Sport”.

 

“Attorno al mio nome c’è sempre qualche casino di troppo – ha dichiarato l’allenatore – Se si perde sono un coglione, il presuntuoso che vuole giocare da dietro, imita il Barcellona… La domenica dopo vinco e sono un profeta. Io sto bene solo quando sono stressato. Quando sono posseduto. Ho sempre anteposto il calcio a tutto, mai spinto dalla voglia di soldi o di carriera.. Sono un gemello astrologico. Mia madre Alviana dice che dopo quarant’anni non ha ancora imparato a gestire l’altro mio gemello, quello strano”.

L’allenatore ex Palermo, approdato sulla panchina neroverde lo scorso giugno, ha provato a spiegare il suo gioco: “Se dovessi dare tutto quello che do solo per il risultato sarei un coglione. Folle far dipendere tutto da un palo dentro o un palo fuori. Dire che non curo la parte difensiva è una cazzata assoluta di cui mi fregherebbe solo se lo pensassero i miei calciatori. La curo, eccome. A modo mio. Non cerco di partire dietro con la palla per farmi bello e strappare applausi. Gioco così perché credo sia la soluzione più vantaggiosa per arrivare davanti”.

De Zerbi, inoltre, ha raccontato un particolare aneddoto riguardante la sua vita privata: “Siamo cresciuti insieme, io e moglie Elena. Mi conosce meglio di chiunque altro. Sa che, per stare bene, il mio lavoro lo devo vivere così. Anche i due figli l’hanno capito… Ieri passeggiavo con Elena e lei, a un certo punto, mi fa: “Roberto, confessa, stai pensando alla mezz’ala e al centravanti per domenica?”. Invidio gli allenatori che trovano il tempo di giocare a golf o vedere le mostre, io non ce la faccio”.

Inevitabile la parentesi relativa alla Juventus, prossima avversaria dei neroverdi: “Vincere l’unica cosa che conta? Io non firmo questo manifesto, ma solo perché sono ingordo: voglio giocare bene e vincere. Il calcio non è uno. Le strade per arrivare al risultato, tante. Allegri lo stimo tanto. Non l’ho visto allenare, ma ha una gestione straordinaria dei giocatori. Vorrei rubargli poi un’altra qualità. Come sa migliorare i singoli giocatori. Vedi Pjanic, Bernardeschi e Alex Sandro alla Juve. Anche questo Cancelo non è quello dell’Inter”.

Chiosa finale sul rapporto del tecnico con alcuni giocatori: “Boateng come me, attraverso il calcio esprime la sua natura, racconta la sua infanzia, la sua storia, la parte anche selvaggia di sé. E’ un personaggio particolare, ma con un cuore grandissimo. L’ho favorito quando ho capito la sua voglia di Barcellona, anche se il suo addio ci ha indebolito. Berardi è un ragazzo d’oro, ma molto introverso. Gli mancano solo i goal”.

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