Sotto il gruppo di testa, ma molto vicini: la dimensione attuale dei rosa. Con la voglia di migliorare

Sotto il gruppo di testa, ma molto vicini: la dimensione attuale dei rosa. Con la voglia di migliorare

di Basilio Milatos In principio fu tempesta. E confusione. E prospettive incerte, oscillanti tra il nuvoloso, molto nuvoloso e la tempesta. Eliminati in Tim Cup da una squadra di serie C, battuti in.

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di Basilio Milatos In principio fu tempesta. E confusione. E prospettive incerte, oscillanti tra il nuvoloso, molto nuvoloso e la tempesta. Eliminati in Tim Cup da una squadra di serie C, battuti in modo netto al debutto in campionato, usciti senza colpi di grido dagli ultimi giorni di mercato, con un esonero traumatico già ai primi di settembre: solo Maurizio Zamparini predicava fiducia nella forza e nelle qualità della squadra, gli altri, in tanti, temevano o prevedevano un campionato di sofferenza. Poi è arrivato Davide Ballardini, fresco di “miracolo sardo” (salvezza prodigiosa del Cagliari nel campionato scorso), e in meno di dieci giorni la squadra si trasforma, non negli uomini ma nello spirito e nel rendimento in campo: arrivano le 4 vittorie su 5 partite, i consensi di critica, pubblico e soprattutto del presidente, con tanto di prolungamento e adeguato ritocco del contratto. Il Palermo sembra decisamente un’altra squadra, gioca a memoria, fraseggia che è un piacere ed esibisce una mentalità da grande, infatti cadono al suo cospetto gli scalpi di big come Roma e Juve. Alla vigilia della sosta e del derby siculo, i rosa sono a un solo punto dal vertice e in città, inevitabilmente, si sognano possibili primati e zone Champion’s. Anzi, il presidente Zamparini, il quale –bontà sua- evidentemente non è scaramantico e i suoi sogni li esterna senza reticenze, comincia a parlare apertamente di Champion’s come obiettivo possibile, a dispetto della cautela di giocatori e allenatore che continuano invece a navigare a vista, senza obiettivi precisi, ma solo guardando di partita in partita. Purtroppo, come abbiamo scritto a suo tempo, da quando il Palermo è tornato in A, sembra che la parola “Champion’s” porti iella: non appena se ne inizia a parlare apertamente è come se nel cielo del pallone si aprisse un rubinetto che riversa acqua gelida sui sogni rosanero. Così, mentre il Palermo domina anche a Catania e prova a vincere il derby, improvvisamente arriva un’espulsione, un errore difensivo e una sconfitta. La domenica seguente la sfortuna (oltre agli errori, naturalmente) si materializza su un “colpo di mano” che la terna arbitrale non vede, né tantomeno che lo “sfrontato” attaccante viola pensa minimamente di confessare: sta di fatto che la partita prende una piega negativa e puntualmente si conclude con una sconfitta che per certi versi brucia più di quella nel derby. Per la prima volta il presidente “distilla” qualche critica al suo nuovo allenatore, o, se preferite, rivolge qualche “accorata esortazione” a migliorare l’assetto difensivo. Intanto la classifica, ovviamente, è peggiorata. Poi arriva Lecce e lì, malgrado il punto ottenuto, il Palermo gioca la partita più incolore da quando c’è Ballardini in panchina. Qualcuno rileva che gli allenatori avversari hanno capito come gioca il Palermo e chiudono gli spazi dietro, magari appiccicando un marcatore fisso su Simplicio e Liverani, ossia le due fonti ispiratrici della manovra; altri sostengono che manca un attaccante di peso e che in difesa si è tornati a subire troppi gol come in passato, altri ancora, i più pessimisti, temono che possa essersi esaurito “l’effetto scossa” dell’avvicendamento in panchina. Per fortuna, la partita col Chievo arriva presto e dato che le cose, domenica, sono andate nel verso giusto, il Palermo, in attesa naturalmente di prossime conferme, ha interrotto la miniserie negativa di un punto in tre partite, risalendo posizioni in classifica e riportando quel clima di serenità che oggi –in conferenza- ancora una volta Davide Ballardini ha evidenziato come una grande risorsa di tutto l’ambiente. Serenità nei rapporti tra squadra, allenatore, tifosi, staff, società, quella serenità che –trasparendo dall’espressione e dalle parole dell’allenatore- non può che infondere una cauta ma concreta fiducia per le prospettive future di questa squadra. La domanda che ci si pone fin da inizio stagione è: qual è la dimensione di questo Palermo? Quali prospettive, quali obiettivi possibili? E’ certamente condivisibile quanto detto più volte da Ballardini e a turno dai vari giocatori, ossia che ne sapremo di più a fine girone d’andata e che al momento è prematura qualsiasi previsione; ciò premesso tuttavia, proviamo a fare una considerazione molto semplice, che nasce dalla lettura della classifica attuale: il Palermo oggi è nono in classifica. E’ molto avanti rispetto alla Sampdoria, considerata una squadra della sua stessa “fascia”, quella dietro le grandi, e anche, anzi ancor di più, rispetto alla Roma, che nelle previsioni generali doveva lottare per lo scudetto. Viceversa, è appena o un po’ più indietro rispetto a Lazio, Fiorentina, Genoa, Napoli, Udinese. Non consideriamo Inter, Milan e Juve perché –appunto- rimaniamo convinti che non siano questi i veri competitors del Palermo, il quale andrà invece a misurare le sue ambizioni con quelle squadre che grosso modo hanno la sua stessa dimensione nella combattutissima serie A di quest’anno. Se le cose stanno così, si potrebbe dire che la classifica ha iniziato ad assumere una sua fisionomia attendibile, in generale e per il Palermo in particolare. La Roma –probabilmente, ma nel calcio non esistono certezze- risalirà, forse Napoli e Udinese stanno andando lievemente oltre le loro effettive potenzialità; in questo contesto il Palermo se la gioca, nel giro di pochi punti, coi soliti noti sopra citati, ma con una consapevolezza che forse a inizio stagione non c’era: quella di avere tutte le carte in regola per lottare fino alla fine, alla pari, potendo battere qualsiasi avversario. Bisognerà crescere, verificare i progressi molto incoraggianti di alcuni elementi, come Cavani o lo stesso Kjaer; le conferme di uomini chiave finora come Simplicio, Miccoli e Cassani, la crescita di altri che hanno qualità enormi ma che finora non si sono espressi ancora al 100%, come Nocerino o Amelia quando rientrerà; il recupero completo di un attaccante fondamentale come Igor Budan, che offrirebbe a Ballardini una grande alternativa in chiave tattica, oltre che un contributo di peso specifico in avanti e fiuto del gol non trascurabili. Infine ci sarà gennaio e il mercato: ma quello è un discorso ancora di là da venire e che –se le cose andassero come auspicato- potrebbe riguardare assai poco il Palermo. Se tutto gira come è nelle potenzialità di questa rosa non ci sarà motivo di intervenire in modo incisivo sul mercato. E si potrà sognare un’Europa che, dopo dieci giornate, appare un traguardo tutt’altro che impossibile.

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