Sogno o son desto? La fede di Ballardini resuscita i rosa

Sogno o son desto? La fede di Ballardini resuscita i rosa

di Fabio Giacalone I sogni aiutano a vincere. Non ci sono dubbi. Specie dopo la gara di ieri sera. Perché, come dice quel delicato motivetto cantato dalla cinematografica Cenerentola di Walt.

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di Fabio Giacalone I sogni aiutano a vincere. Non ci sono dubbi. Specie dopo la gara di ieri sera. Perché, come dice quel delicato motivetto cantato dalla cinematografica Cenerentola di Walt Disney: ’ I sogni son desideri di felicità. Nel sonno non hai pensieri Ti esprimi con sincerità. Se hai fede chissà che un giorno La sorte non ti arriderà. Tu sogna e spera fermamente Dimentica il presente E il sogno realtà diverrà’. Ed è proprio come una ‘calcistica’ Cenerentola che il Palermo si è scoperto tutto d’un tratto come una splendida principessa elegantemente abbigliata, in grado di ben figurare al gran ballo della serie A. Perché qualcuno, e il pensiero non può non volare al nuovo tecnico Davide Ballardini, ha con sincerità creduto, ha avuto fede, ha sperato fermamente di avere in mano una squadra fatta da campioni, nell’animo e coi piedi. Dimenticando il presente e ancor più il recentissimo passato, e dando fiducia a uomini su cui nessuno o pochissimi avrebbero puntato. E alla fine la sorte gli ha arriso e il sogno è diventato realtà. Bastava credere, insomma. E in verità non è pensabile che un allenatore giunto in città da una decina di giorni, non tutti dedicati alla squadra per cause personali di forza maggiore, abbia potuto fare molto di più che credere fermamente di poter ridare convinzione a quei giocatori che sembravano averla smarrita irrimediabilmente fra la delusione per un risultato del campo, la critica del pubblico o del presidente, i presunti chili di troppo accumulati durante le vacanze, le voci illusorie di un trasferimento all’estero. La differenza con la precedente gestione tecnica targata Stefano Colantuono potrebbe stare tutta in questo semplice concetto. Il mister di Anzio pensava che servissero nuove idee tattiche per tornare a tirare fuori il meglio da giocatori che nell’ultima stagione non avevano certo entusiasmato. Ma così facendo, finiva col perdere di vista la natura specifica dei singoli, annacquandola all’interno di schematismi che solo il tempo, parecchio tempo, avrebbe forse reso proficui. Davide Ballardini, invece, ha pensato – sin dall’esordio in panchina – che fossero esattamente i giocatori, con le loro specifiche caratteristiche tecniche, tattiche e (perché no) anche morali a dover suggerire l’impronta di squadra e il modo con cui questa dovesse essere schierata in campo. E così è stato. Se hai in squadra due centrocampisti eclettici e totali come Bresciano e Simplicio, in grado per le loro qualità tecniche e dinamiche di fare da elastici fra la fase difensiva e quella offensiva, di fare pressing e di cambiare il passo della manovra, e offrire alternative imprevedibili allo sfogo del gioco, non puoi rinchiuderli dentro i dettami di una posizione statica e costrittiva. Piuttosto devi lasciarli liberi di operare fra la mediana e la trequarti avversaria, preoccupandoti unicamente di impartir loro le indicazioni utili affinché non finiscano col pestarsi i piedi. Avrai guadagnato due fulcri del gioco che rendono meno scontata la manovra e liberano dal controllo asfissiante ed esclusivo degli avversari il regista vero e proprio della squadra, ossia Fabio Liverani. Il capitano a Udine era stato letteralmente preso di mira dagli uomini di Marino, che avevano riconosciuto in lui l’unico promotore delle iniziative rosanero. Morale della favola: novanta minuti di stress per l’ex viola e gioco inibito dallo svilupparsi in maniera fluida e veloce. Anche perché non c’era nessuno che con costanza corresse per dettare il passaggio al sinistro del numero 11. Ieri, invece, i centrocampisti di Spalletti, dopo un po’, non sapevano più chi attaccare per primo: se Liverani che dava il LA alla manovra, o gli ex parmensi Bresciano e Simplicio che fuggivano ora a destra ora a sinistra, ora centralmente. A dare manforte a tutti e tre, c’era poi un certo Antonio Nocerino che ieri è ritornato a fare quello che lo ha reso capitano e punto fermo dell’Under21 prima e dell’Olimpica poi, e adesso gli ha pure guadagnato la convocazione nella nazionale maggiore allenata da Marcello Lippi: il mediano d’equilibrio, quello che corre per andare ad accorciare sulle avanzate degli avversari, che assiste da vicino il playmaker, che spezza il gioco altrui, ma che per qualità tecniche innate è anche in grado di costruire il gioco della propria squadra e se il caso proporsi in avanti, assecondando i movimenti d’attacco. Insomma, un Gattuso decisamente più giovane, più raffinato e più completo. Il futuro del calcio italiano. A un certo punto, la sensazione che è emersa con maggior prepotenza dagli eventi di ieri al Barbera è stata che il Palermo può contare su un centrocampo di valore continentale. Liverani, Nocerino, Simplicio e Bresciano: quante altre compagini in Italia e in Europa, a parte le super-big, possono contare su valori tecnici così elevati ed equilibrati tutti in un’unica soluzione? E questo senza contare che ieri sono rimasti ai box, subentrando solo in un secondo momento, elementi come Guana e Migliaccio che farebbero i titolari ovunque. E, ancora, che ora come ora nessuna delle pedine a disposizione di mister Ballardini è al top della condizione. Ne vedremo delle belle, insomma? Decisamente sì. La strada giusta da percorrere è stata, dunque, solcata. Prova ne siano le prestazioni di altre due pedine che hanno le qualità per elevare a potenza il valore della squadra rosanero. Una di queste è il portiere, Marco Amelia. Ieri certo le motivazioni erano più forti dell’ordinario: di fronte c’era la squadra delle propria città natale e del proprio cuore. Ma la sicurezza con cui l’estremo difensore del Palermo si è disimpegnato nella prima parte di gara, in cui la Roma ha dato il meglio di sé e i rosa hanno rischiato il crollo psicologico (oltre che del punteggio), fa presagire un suo ritorno agli standard che gli sono valsi il ruolo di vice Buffon in nazionale. Come l’eccelso collega d’azzurro aveva fatto giorni fa in quel di Cipro, ieri Amelia ha fornito garanzie utili a rinfrancare non solo i compagni del reparto difensivo, ma con loro anche tutto il resto della squadra. Dalla porta all’attacco, dove troviamo l’uomo che, con tutta probabilità, sarà sempre più spesso la delizia e sempre meno la croce della stagione rosanero. Il Miccoli che ha affondato la Roma è stato tutto quello che gli si è sempre chiesto di essere: geniale, decisivo, micidiale, incontenibile, pronto, trascinatore. Se Ballardini porterà a pieno compimento il lavoro (già avviato in settimana con dichiarazioni ad hoc) di ossigenazione delle arie da grande giocatore del talento salentino, per Miccoli si prospetta una stagione da ‘pallone d’oro morale’. La sua risposta a suon di gol e costanza alle provocazioni e sollecitazioni esterne potrebbe essere la soluzione al grande cruccio ricavato alla fine delle campagna acquisti di quest’anno: non aver preso un grande centravanti. A che serve un centravanti di peso quando hai questo Fabrizio Miccoli? L’Udinese ha Di Natale e non cerca attaccanti di peso. La Samp ha Cassano e funziona perfettamente così com’è. Il Palermo può fare la stessa identica cosa. Partendo dal punto fermo del ritrovato numero 10, si può lavorare per far emergere al suo fianco la ‘spalla’ ideale. Cavani è in netto vantaggio sui concorrenti presenti nella rosa, perché, al momento, è quello che ha giocato di più al fianco del Pibe de Lecce; perché fornisce maggiori garanzie in termini di conoscenza dei compagni di squadra; perché fisicamente sta bene; perché fa un gran movimento; perché sbaglia ancora tanto ma intanto ieri ha messo a segno la sua prima decisiva e ben confezionata rete in campionato. Se esplode definitivamente sarà una gioia per tutti. Accanto a lui, diverse alternative che potranno integrarsi all’uruguagio o a volte sostituirlo:ma questo è un lavoro che spetta al mister proseguire. Come da proseguire è l’opera di solidificazione del reparto arretrato, ad oggi forse il punto più debole della squadra. E’ anche il settore in cui il Palermo si è più trasformato, con la partenza di pedine importanti e l’inserimento di diversi nuovi. Solo la perseveranza nello schierarli sempre in campo e il crescente minutaggio giocato l’uno al fianco dell’altro potrà col tempo affinare l’intesa della coppia centrale Bovo-Carrozzieri. Solo la condizione fisica via, via crescente porterà gli esterni Balzaretti e Cassani ad interpretare senza affanni e sbavature il delicato ruolo di percussori delle fasce: attaccando e difendendo in maniera efficace ed equilibrata. In attesa che Raggi trovi una sua proficua dimensione e collocazione in campo, che Kjaer termini il periodo di studio e apprendimento dell’universo calcistico italiano e Dellafiore dismetta i panni della promessa per indossare quelli della consolidata realtà. Tanti tasselli da mettere al giusto posto. Schemi e idee di gioco da far assimilare pian piano, sulla scorta stavolta delle pure qualità individuali. Tutto ciò è materiale utile per alimentare la fede di Davide Ballardini di poter allestire una squadra capace di realizzare sogni di felicità. Foto: Emanuele Giattino

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