Ronaldinho? No grazie, Simplicio! Il trequartista alla Ballardini: corri Fabio corri…

Ronaldinho? No grazie, Simplicio! Il trequartista alla Ballardini: corri Fabio corri…

di Basilio Milatos Il Mister mi ha detto di correre. E io corro… Non è una frase tratta da Forrest Gump, il film che spopolò negli anni ’90 con Tom Hanks. E’ la frase.

Commenta per primo!

di Basilio Milatos Il Mister mi ha detto di correre. E io corro… Non è una frase tratta da Forrest Gump, il film che spopolò negli anni ’90 con Tom Hanks. E’ la frase che sintetizza la spiegazione, meravigliosamente semplice eppure esauriente, che diede un paio di mesi fa Fabio Enrique Simplicio alle domande sulla sua trasformazione in positivo dopo l’avvento di Davide Ballardini sulla panchina del Palermo. Oggi il brasiliano è tornato a parlare a tutto tondo, della sua collocazione in campo, del suo momento d’oro, suggellato tra l’altro dai prestigiosi complimenti personali ricevuti dai connazionali “celebri” come Ronaldinho e Kakà, delle prospettive della squadra. Lo ha fatto con la consueta semplicità, con la sua faccia da bravo ragazzo di chi non ama darsi troppe arie. Questo lo ha subito fatto ben volere a Palermo, fin dal momento del suo arrivo, due anni e mezzo fa, ma a volte è stato considerato anche il limite che non gli consentiva di sfondare come avrebbe potuto uno col suo talento: troppo poco cattivo, così dicevano in tanti. L’anno scorso anno, in cui pure realizzò un discreto numero di gol, fu una stagione negativa, sia per lui che per la squadra tutta. Troppo spesso in campo dava le sensazione di essere poco determinato, poco convinto. Sono arrivate critiche, qualche volta anche fischi, e quest’anno le cose non erano cominciate molto meglio: parole dure del presidente Zamparini dopo le sue prime partite in agosto e poi panchina all’esordio in campionato. Il calcio però spesso è la metafora della vita, e forse proprio per questo ha tanto seguito. Così, succede che le cose possano cambiare improvvisamente, che il vento giri e tutto assuma colori diversi. Per Simplicio, come del resto per il Palermo tutto, questa svolta può avere una genesi in un momento e in una data precisa: 12 settembre, giorno di Palermo-Roma. Il giorno della metamorfosi di Simplicio, che lasciò tutti incantati, con una prestazione di alta classe e al contempo di altissima sostanza, fatta di pressing, di palle riconquistate e assist magistrali serviti ai compagni. Da lì in poi, è stato tutt’altro Simplicio, non sempre da 8 in pagella, naturalmente, ma comunque sempre nel vivo del gioco, sempre importante. E’ alla sua terza stagione a Palermo, ha cambiato 4 allenatori, eppure prima di Ballardini nessuno aveva intuito che uno col piede “sensibile” di Simplicio, la capacità di servire palloni col contagiri, ma anche di svariare da centrocampo in su come lui, non può che avere un ruolo: il trequartista. Ci è tornato su oggi, il brasiliano, dicendo che il mio è un ruolo delicato, perchè devo dialogare in velocità sia col centrocampo che con gli attaccanti, ma se gioco in questa posizione so di poter dare tanto. Più precisamente, si tratta del ruolo di trequartista alla Ballardini’s way, ossia perfettamente calato nell’idea di calcio che ha il tecnico rosa, un calcio fatto di corsa, di armonia nei movimenti, di qualità. In una parola, di quella che lui chiama intensità. Senza nulla togliere alla sua classe cristallina, quella intensità che attualmente non può avere Ronaldinho. E che invece ha Kakà, tanto per rimanere in casa Milan e in casa Brasile. La partita col Milan, come altre in precedenza, dimostrano che questo Palermo può fare grandissime cose, a patto che ogni tassello giri perfettamente. Non può essere un caso che i due “capolavori” tattici e agonistici, le formazioni che hanno schiantato Roma e Milan, siano identiche, sia negli uomini che nello schieramento in campo. La sensazione è che questo Palermo, per essere efficace oltre che straordinariamente bello anche da un punto di vista estetico, ha bisogno di tutti gli uomini che Ballardini considera più adatti al suo gioco; del talento di Miccoli, del movimento perenne di Cavani, della corsa di Bresciano, delle geometrie di Liverani, della sicurezza difensiva della coppia centrale Carrozzieri-Bovo, degli sganciamenti sulle fasce di Cassani e Balzaretti e via discorrendo. Se manca qualcuno di questi tasselli, i meccanismi della squadra rischiano di incepparsi. Forse però, se c’è un giocatore ancora più fondamentale di tutti, oggi quello probabilmente è proprio Fabio Enrique Simplicio. Il vertice alto del rombo di centrocampo, l’uomo preposto a pressare il portatore di palla avversario, insieme a Nocerino, Bresciano e spesso anche Cavani, ma che nel momento in cui l’azione da difensiva passa a offensiva può innestare in maniera micidiale le punte o inserirsi lui stesso in attacco. Un limite di questa squadra, peraltro più volte dibattuto, è dato dal fatto che Ballardini fin qui ha dimostrato di contare più o meno sempre sugli stessi uomini, a dispetto di una rosa molto numerosa in cui molti non trovano spazio. Probabilmente alcuni giocatori in organico devono ancora raggiungere una condizione ottimale, mentre altri forse sono poco adatti al tipo di mansioni richieste. Sarà bene ragionare anche su questo in tema di mercato. Oltre all’esterno e alla punta di peso, mancano un vice Simplicio e un vice Liverani: non è facile trovarli, poiché deve trattarsi di elementi di qualità che non pretendano di essere necessariamente titolari, ma è fondamentale anche questo per coltivare certe ambizioni.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy