RACCONTO DI UNA FESTOSA SERATA BIANCONERA… E DI UN AMARO COPIONE PALERMITANO: Quando la coerenza nasconde la fame di successi strisciati…

RACCONTO DI UNA FESTOSA SERATA BIANCONERA… E DI UN AMARO COPIONE PALERMITANO: Quando la coerenza nasconde la fame di successi strisciati…

Strano caso quello del palermitano. Uomo di grandi valori, ma in diversi casi controverso. Accade a volte, infatti, che cresca in lui il travolgente bisogno di ricevere degli ordini, di essere.

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Strano caso quello del palermitano. Uomo di grandi valori, ma in diversi casi controverso. Accade a volte, infatti, che cresca in lui il travolgente bisogno di ricevere degli ordini, di essere dominato da qualcuno. di Alessandro Castellese Lo dice la storia, lo raccontano i secoli. Fenici, greci, romani, arabi, normanni, francesi, spagnoli, piemontesi, questa è sempre stata una terra di conquista e nel dna di molti palermitani, il desiderio di obbedire sembra essere rimasto ben marcato. Ampie fasce di un popolo al qual piace essere sottomesso, persone che hanno un bisogno quasi viscerale di ricevere ordini da qualcuno, di sentirsi parte di qualcosa di esterno e superiore che possa renderle più importanti, nella loro mente, di quanto saranno mai nella loro terra. È domenica sera, vedo gente vestita di bianconero ed impazzita che, però, emette suoni confusi del tipo: “un ci nnè pì nuddu, semì chiù fùaitti… Tatò amunì va pigghia ù muture!”… Allora penso, “Decidetevi…”. Questa più che cronaca di alcuni fatti è un racconto e proprio per questo solo la prima persona può rendere al meglio le sensazioni di una serata come quella che ha visto la Juventus tornare a vincere lo Scudetto. Eppure ce lo aspettavamo tutti, le bancarelle a Piazza Politeama c’erano già da qualche ora. Anche il più fedele tifoso rosanero, avrebbe scommesso che i caroselli sarebbero scattati. Così è stato. Da Via Cavour si sente nitidamente il rumore dei “palermitani” bianconeri. Si muovono in branco, cercando consenso tra le maglie di una rete quasi estranea rispetto alla propria città. Si guardano l’un l’altro per ricevere un cenno positivo, come se muoversi da soli fosse un rischio. Dopo diverse ore dallinizio dei festeggiamenti (come si fa a chiamarli così se già il giorno dopo non gli rimane nulla essendo a migliaia di chilometri da Torino?) ho capito che chi si arrabbia (per non usare un francesismo) probabilmente ha poche chances di risolvere a proprio favore la disputa. Al solito la risposta ad una tesi come quella del tifoso rosanero, sarebbe qualcosa del tipo: “Chi ha deciso che si deve tifare per forza per la squadra della città in cui si nasce?”, oppure “da bambino ero tifoso della Juventus/Inter/Milan perché dovrei cambiare solo perché il Palermo è tornato in serie A?”. Coerenza non accettabile per alcuni, ma pur sempre coerenza e sicuramente una risposta migliore rispetto alla terza. Una frase, un concetto, che renderebbe anche il più pacifico dei tifosi rosanero una via di mezzo fra Rambo alle prese con 59302 vietnamiti alle calcagna e una signora affamata ad un buffet durante un matrimonio: “Ma picchì ù Palìaimmu ch’ì squatra è? C’hà bìnciùtu?”. Davanti ad una risposta così capisci che probabilmente non c’è nulla da fare. Una squadra vincente è un modo per sentirsi ciò che non si è. Se le prime due tipologie di risposta, non fossero in realtà un modo per camuffare la terza, allora perché non ci sono migliaia di tifosi della Cremonese o del Modena? La risposta la conosciamo tutti. Assisto all’ennesimo passaggio, questa volta in Via Roma, della triste carovana. Ormai stanchi e non so se adeguatamente soddisfatti, l’unico suono che sento è quello delle trombette. Che i festeggiamenti siano già finiti? Io ho poco più di vent’anni, ma non penso ci voglia un veterano per capire che uno Scudetto, una Coppa Italia, una gioia da ricordare, conquistata con la maglia della propria città, non possa neanche essere paragonata ad anni ed anni di successi di un club appartenente a delle città del Nord dove il tifoso del Sud viene considerato “quasi appartenente al continente che sta a Sud rispetto all’Europa”, per mantenere stile ed eleganza. Torno a casa con un ultimo pensiero. Quello che ardente sarà sicuramente scattato nella mente di tutti i tifosi rosanero. Davanti a questo scempio appare ancor più evidente come i veri tifosi del Palermo meritino una squadra che possa fargli gonfiare il petto. E per fortuna non serve la vittoria per ottenere questo risultato. A Trieste per la gara decisiva per lo Scudetto c’erano circa 18mila tifosi bianconeri, meno della metà di quelli rosa dell’Olimpico. Questi tifosi meriterebbero un grande Palermo, come il Palermo merita di avere questi grandi tifosi. Appassionati, società e tutto l’ambiente, credo, davanti a queste scene debbano compattarsi ancora di più. Per ottenere ciò che tutte queste componenti sognano, perché per fortuna, anche se in percentuale minore, i veri palermitani esistono ancora.

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