Pistocchi: “Zamparini e ora Moratti, i ricchi scemi”

Pistocchi: “Zamparini e ora Moratti, i ricchi scemi”

Mediagol.it vi propone di seguito un articolo in versione integrale pubblicato dalla redazione di SportMediaset e realizzato dal noto giornalista Maurizio Pistocchi in cui si parla anche del.

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Mediagol.it vi propone di seguito un articolo in versione integrale pubblicato dalla redazione di SportMediaset e realizzato dal noto giornalista Maurizio Pistocchi in cui si parla anche del presidente del Palermo, Maurizio Zamparini. Quando-era il 1958-Giulio Onesti, allora presidente del Coni, coniò la definizione “ricchi scemi” per identificare la categoria dei presidenti di squadre di calcio, certo non avrebbe immaginato che, a distanza di più di 50 anni, quella definizione sarebbe stata ancora attuale. Eppure è così. Uomini che, nella loro storia professionale, hanno fatto cose importanti, costruito aziende e accumulato patrimoni, quando entrano nel mondo del calcio perdono improvvisamente ogni orientamento, travolti dalla popolarità drogati di protagonismo. Cosa direste di un industriale che cambia ogni sei mesi l’amministratore delegato che lui stesso ha scelto? Perlomeno che capisce poco di politiche aziendali. Eppure questo nel calcio succede, spesso anche con maggior frequenza. Prendiamo ad esempio Maurizio Zamparini, effervescente proprietario del Palermo Calcio. Diventato ricco con i supermercati , da quando è entrato nel mondo del calcio non solo ha speso tantissimo, ma non ha mai vinto niente. Con più di 40 allenatori assunti e licenziati, è il leader della categoria, gestisce una squadra di calcio come un padre-padrone, in un delirio di onnipotenza che lo porta dalle stelle – “Pioli resterà con me a lungo “, “Mangia è una mia intuizione”, “Mutti è meglio di Mourinho”- alle stalle nel giro di pochi giorni. Senza un equilibrio, un progetto, una idea di fondo. Estemporaneo e superficiale, ma l’Associazione Allenatori dovrebbe fargli un monumento: perlomeno, è corretto, e onora sempre i suoi impegni. Alle spalle di Zamparini, ma con speranze di sorpasso ( è notevolmente più giovane), insegue Massimo Cellino , presidente e padrone del Cagliari, a quota 35 allenatori. Erede di una notevole fortuna, che con abilità, e qualche problema giudiziario , è riuscito ad incrementare, Cellino, che si considera un grande conoscitore di calcio, gestisce il Cagliari con piglio decisionista: dai calciatori da acquistare agli allenatori da ingaggiare, per finire ai computer da installare nel centro sportivo di Assemini, decide tutto lui,controlla tutto lui. Difficile fregarlo: assistito da una schiera di legali, infatti, cerca-e spesso trova-nei cavilli contrattuali la scappatoia giusta per risparmiare un po’ di soldi. A Sonetti contestò di aver mangiato troppo pesce, a Marchetti una dichiarazione infelice, a Donadoni, esonerato prima dell’inizio di questo campionato, ha inviato una convocazione per allenare di nuovo la squadra mentre si trovava su di un aereo diretto a New York . Spesso esagera, e diventa sgradevole: a furia di sentir parlare di articolo 18, ha prima esonerato Ballardini, con tanto di comunicato sul sito del Cagliari Calcio, poi, dopo qualche centinaia di e-mail ricevute dai tifosi imbestialiti, ne ha chiesto al tribunale il licenziamento per giusta causa. A differenza di Zamparini, quasi nessuno, tra i suoi ex-dipendenti, parla bene di lui, ma Cellino non fa una piega: business is business, e lui è uno dei pochi che ci guadagnano. Alle spalle di Zamparini e Cellino, sale vertiginosamente in classifica Massimo Moratti, già a quota 25 allenatori. Erede di una delle più grandi fortune del nostro paese, figlio d’arte-il padre Angelo vinse tutto con l’Inter di Herrera e Allodi- in un ventennio ha speso per l’Inter qualcosa come 1 miliardo e mezzo di euro, riportando, con Mourinho allenatore, la squadra nerazzurra sul tetto del Mondo. Più tifoso che dirigente, sembra non aver un progetto chiaro e una idea di calcio: con lui gli allenatori durano poco o niente, e quando durano sembrano diventargli antipatici. Dopo aver vinto tutto con Mancini e Mourinho, nel giro di due stagioni ne ha combinate più di Pipino il Breve: via Oriali, bandiera nerazzurra, da anni apprezzato direttore sportivo e riferimento degli allenatori, tutte le responsabilità a Branca. Dentro Benitez e Carboni. Via Benitez e Carboni, dentro Leonardo. Via Leonardo, dentro Gasperini.Via Gasperini, dentro Ranieri, via Ranieri dentro Stramaccioni. Chi? Stramaccioni, tecnico 36enne della Primavera, reduce dal trionfo nella 1^ edizione della Next Generation Cup, pomposamente ribattezzata “Champions dei Giovani” ( E allora il Viareggio che cosa è, il Mondiale?) . “Se le vince tutte rimane anche l’anno prossimo” –così lo ha presentato alla stampa Moratti. E, subito dopo: “Mi divertono Bielsa, Zeman e Montella “ In pratica, un esonero. Si dice infatti abbia già ingaggiato l’allenatore per l’anno prossimo, il portoghese Villas Boas, reduce da una esperienza traumatica al Chelsea: la squadra non lo sopportava, senza di lui ha ripreso a volare. Si narra scelga personalmente i calciatori da acquistare, visionati nottetempo in compagnia del figlio maggiore, e sia piuttosto ondivago: famoso l’episodio di un calciatore nerazzurro convocato in sede per trattare la rescissione del contratto e uscito dal suo ufficio con in tasca un rinnovo triennale. Il suo obbiettivo era vincere come il padre, e ora si dice vorrebbe mollare: nonostante applichi il fair-play finanziario, la “sua” Inter gli costa infatti ogni anno dai 50 agli 80 milioni di euro, e la crisi economica mondiale ha investito anche il settore petrolifero, nel quale l’azienda di famiglia opera dagli anni ’50. Non sarà facile, però, trovare un acquirente, o un socio: oggi anche i ricchi piangono, e certo non sono scemi.

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