PENSIERI E PAROLE IN LIBERTÀ Zamparini: la parabola dellamore

PENSIERI E PAROLE IN LIBERTÀ Zamparini: la parabola dellamore

di Benvenuto Caminiti Erano in pochi ieri ma erano incazzati neri (mi scuso per il termine ma, come dicono a Roma, quanno ce vo’ ce vo’); lo hanno atteso più di un’ora nel.

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di Benvenuto Caminiti Erano in pochi ieri ma erano incazzati neri (mi scuso per il termine ma, come dicono a Roma, quanno ce vo’ ce vo’); lo hanno atteso più di un’ora nel piazzale dello stadio e ad un certo punto qualcuno se n’è pure andato, gridando: “Il presidente non si farà vedere, non ce l’ha il coraggio!”. Il coraggio – come lo chiamano loro – invece Zamparini ce l’ha avuto; finito l’incontro (rovente a quel che ne so) con i giornalisti, accusati di ogni colpa possibile e comunque dell’attuale profonda crisi del Palermo, ha affrontato a viso aperto i tifosi rimasti che più tempo passava più si caricavano di rabbia. Li ha affrontati guardandoli negli occhi, ad uno ad uno ed infatti forse per la sorpresa di vederselo di fronte bello fresco e pettinato, all’inizio è sembrato un incontro tra amici, qualche saluto, qualche pacca sulle spalle, perfino. Gli faceva quasi da scudo umano Giovani Tedesco, una storia, un uomo, ancora e sempre vestito di rosanero anche se non scende più in campo. Insomma, una garanzia, altro che guardia del corpo. Era lui a fendere la folla e creare gli spazi vitali per il presidente, che comunque, pur avanzando faticosamente tra la folla, non si tirava indietro e rispondeva alle domande che gli piovevano, anzi gli grandinavano addosso. A qualcuno, persino, parlava nell’orecchio perché avesse la possibilità di sentirlo pur nel bailamme degli urli e delle imprecazioni che, più passavano i minuti, più si infittivano e più incrudelivano. Era iniziato, infatti, con il coro: “Esiste solo la maglia”, intonato da tutti, ma era durato poco perché, subito dopo, come fosse scattata una scintilla, al primo: “Zamparini, vattene!”, ne erano seguiti altri, in una sequenza frenetica e con un vibrato rabbioso che non lasciava dubbi. La gente intorno, dopo l’iniziale sorpresa, cominciava a riscaldarsi (diciamo così) e a gettar fuori tutto il veleno che questa estate rosanero gli aveva instillato in corpo, giorno dopo giorno. Cessione dopo cessione. Sconfitta dopo sconfitta. E da quel momento, da civile che era sembrata, la contestazione si è trasformata in un “dalli all’untore” di manzoniana memoria, tutti impegnati a gridare più forte e s’è temuto che si andasse oltre, anche se Tedesco si sgolava a destra e a manca per placare i più furiosi, dir loro chissà quali paroline dolci e, comunque, metterci la faccia e non solo, come a dire: “Abbiate fiducia, lo sapete che io non vi prenderei mai in giro perché sono uno di voi!”. E, come d’incanto, quello si calmava, gli regalava perfino qualche sorriso, ma era un attimo perché poi alzava lo sguardo, incrociava quello teso e preoccupato del presidente e… rincarava subito la dose con il coro insistito e spietato di : “Buf-fo-ne… Buf-fo-ne…”. Ed anche “Dimettiti… Dimettiti…”. E lì Zamparini ha avuto come un fremito di ribellione ed ha quasi urlato: “Lo sapete che vi voglio bene…”. “Non è vero – come un boomerang gli ha fatto eco una decina di voci – una volta forse, ora non più, ora ci hai abbandonato!”. E lui ancora una volta ha guardato negli occhi quello che gridava più forte di tutti, lo ha preso per il collo e gli ha spifferato nell’orecchio qualcosa come: “Lo sai che non è vero, che non vi ho mai abbandonato!”. Insomma, il livello della contestazione saliva pericolosamente con il passar dei minuti, i cori s’infittivano e si facevano sempre più crudeli, tipo: “Sei solo… Sei solo… Non ti vogliamo più…”. Oppure: “Parla meno e fai i fatti…”. Ed ancora, come il colpo fatale, intriso di veleno: “Per seguire il Palermo a Roma non ho potuto fare la spesa per un mese!”. Il ragazzo che glielo urlava in faccia aveva un’espressione smarrita, come sul punto di piangere per la rabbia, allora lui gli si è quasi gettato addosso come ad abbracciarlo e gli ha gridato in un orecchio forte e chiaro, così che anche gli altri potessero sentire: “E voi pensate che gente così io possa mai abbandonarla? Sì?… Allora, scusate, ma di me non avete ancora capito nulla!”. Con un impeto finale d’orgoglio, come una contestazione del … contestatore, un singulto di passione autentica che servisse a mettere in chiaro le cose. E mentre Tedesco continuava a sbracciarsi e a parlare un po’ con tutti, paroline dolci a perdere così come dolci rimbrotti ai più furiosi, Zamparini ha finalmente oltrepassato la parete umana che gli sbarrava il passo, ha guadagnato l’uscita e qui ha trovato la macchina che se l’è riportato lontano, lontano. Dove i contestatori di ieri, che erano pochi ma sapevano quel che volevano e glielo hanno gridato in faccia, sono convinti che debba restare. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Nel calcio, come nella vita, si passa di colpo dall’amore all’odio e viceversa. Siamo al primo passaggio, quello più amaro: scoprire di non credere più nell’uomo che ha acceso di mille colori le speranze di noi tifosi. Ed è triste, molto triste quando questo succede. Ma può succedere anche il processo inverso, ovvero il ritorno dell’amore, superata la fase dell’odio: sembra difficile, quasi impossibile ripensando alla rabbia di ieri, ma così non è e lo dico per esserci passato mille volte nel corso della mia lunghissima milizia rosanero. So per certo che noi tifosi vogliamo solo una cosa: il bene del nostro Palermo, per difendere il quale siamo disposti a fare tutto ed il contrario di tutto. Odiare Zamparini e riamarlo come fosse la prima volta ed anche di più appena ci accorgiamo che anche lui ama il Palermo, che non lo ha tradito e che il mercato appena finito non è poi andato così male. Basterà giocare alla grande (e magari vincere) la prima partita, quella che già fa tremare le vene dei polsi: quella contro l’Inter dei super campioni nerazzurri che già vanno dicendo che a Palermo, con questo Palermo disastrato che non ha neanche l’allenatore, vinceranno a mani basse. Ecco, basterà fargli rimangiare sul campo questa insopportabile superbia perché di colpo in casa rosanero torni a splendere il sole…

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