PENSIERI E PAROLE IN LIBERTA’ Maccarone, Goian e l’energia di Delio Rossi

PENSIERI E PAROLE IN LIBERTA’ Maccarone, Goian e l’energia di Delio Rossi

di Benvenuto Caminiti Diceva il grande Nils Liedholm: “L’allenatore incide nei destini di una squadra tutt’al più per un 20%: il resto lo fanno i giocatori”. E Liedholm.

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di Benvenuto Caminiti Diceva il grande Nils Liedholm: “L’allenatore incide nei destini di una squadra tutt’al più per un 20%: il resto lo fanno i giocatori”. E Liedholm se ne intendeva! Io ho sempre venerato Liedholm, sin dai tempi in cui giocava, precisamente dal 1958, finale di “Coppa Rimet” (allora si chiamava così il campionato del mondo di calcio), quando segnò il primo gol al Brasile, che poi stravinse quella partita conquistando il titolo. Liedholm aveva illuso la Svezia, padrona di casa di quei Mondiali, siglando un gol “scientifico”, esterno destro dalla lunetta, al termine di un’azione fatta di tocchi di prima, una due tre volte, senza che i giocolieri brasiliani potessero mai toccare la palla. Poi, da allenatore, fu ancora più grande, se possibile, perché non è azzardato affermare che il calcio moderno comincia da lui: negarlo sarebbe un’eresia e, se avete dei dubbi, chiedete in giro, cominciando da Sacchi, e magari anche a chi lo ha preceduto, tipo i grandi allenatori olandesi, i cosiddetti inventori del “calcio totale”. Ma, ripeto, il coraggio di rinunciare al libero, ultimo baluardo davanti al portiere, lo ebbe per primo lui: Liedholm. Quindi, se uno così dice che l’allenatore conta tutt’al più per un 20% dobbiamo credergli e …andare avanti. Io, però, stavolta non ci sto e mi sbilancio, forse la sparo pure grossa, ma voglio rischiare, sennò che piacere c’è e dico che se l’allenatore è uno come Delio Rossi (merce rara, credetemi: come lui, io dico che c’è solo lui) allora quel 20% va aumentato almeno di un buon 10% . E l’ennesima riprova l’abbiamo avuta prima (ma anche durante e dopo) Palermo-Sampdoria, quando ha schierato al centro della difesa rosa Dorin Goian, preferendolo ancora una volta al giovane Munoz e sollevando d’intorno un polverone di sussurri velenosi, tipici degli invidiosi che mestano e rimestano nel torbido perché l’aria pulita non fa per loro; loro preferiscono i sospetti e le dicerie alle critiche costruttive e ragionate. Tutti a sibilare tra i denti, senza neanche il coraggio di dirglielo in faccia: “Ancora con questo Goian, non gli è bastato quel che ha combinato a Bari?”. Ebbene, Goian è stato il migliore in campo, sfoderando una prestazione impeccabile d annullando il temutissimo Pazzini: di testa non gli ha fatto veder palla, sull’anticipo, poi, lo ha letteralmente schiantato. Non è un caso, d’altronde, che finalmente il Palermo stavolta non ha beccato gol. Così come non è un caso che Goian sia titolare inamovibile della sua Nazionale. Rossi, pur reduce dalla sventurato pareggio di Bari, ha prima replicato da signore qual è (ma comunque seccamente) alle sfuriate del suo presidente, poi ha tirato dritto per la sua strada com’è solito fare, dato che crede fermamente nelle sue idee e per esse è disposto anche ad offrire non solo il petto ma anche … lo stipendio, visto che, subito dopo quell’infausto pareggio, ha detto a Zamparini: “Presidente, se lei non ha più fiducia in me, basta dirmelo ed io mi ritiro in buon ordine … Non c’è problema …”. E come al solito, ha risposto con i fatti, bando alle ciance, quelle le fa solo chi non ha argomenti e non è il suo caso: lui gli argomenti ce li ha, eccome; lui lavora, lavora, lavora e dimostra ogni volta come funzioni bene il suo lavoro. Con la Samp è stato semplicemente perfetto, non solo per avere ridato fiducia a Goian quando tutti, nessuno escluso, gliel’avevano tolta, ma sostituendo alla mezzora capitan Miccoli (che pure aveva aperto la partita col suo piedino d’oro, il destro, infilando di punta nell’angolino) con Maccarone, l’ultimo dei moicani, che stampa e amici degli amici davano ormai per sbolognato: “Fuori dalle scatole, non ci servi più!”. E lui a protestare sommessamente, anche prima di conoscere diagnosi e prognosi del dottor Mariani circa l’infortunio di Pinilla: “Maccarone è un giocatore del Palermo … Maccarone serve, altro che!”. E Maccarone è entrato mentre la folla rosa impazziva d’amore per il suo capitano, applausi scroscianti e cori ritmati: “Fa-bri-zio Mic-co-li…”. E dieci minuti dopo, su assist al bacio di Ilicic ha trafitto Curci con un diagonale perfetto. E mi ha riscaldato il cuore la sua corsa verso la panchina per abbracciare Miccoli: “Quando sono entrato mi ha detto: Vai e chiudi la partita!. E io sono contento perché il mister mi ha tolto dal mercato … Io resto qui, qui voglio dimostrare quel che valgo veramente …”. E mentre Di Carlo faceva esercizi di equilibrismo dialettico per spiegare il tracollo della sua Samp (ed invece gli bastava dire che il Palermo l’aveva semplicemente stritolata) ho pensato che Di Carlo è la regola di questo calcio e Rossi, invece, la variabile impazzita. La regola dice. “Non confessare mai le tue colpe, sennò perdi il posto”. La variabile – Rossi, invece, dice tutt’altro, dice pane al pane, così che se c’è da prendersi la torta in faccia bene, me la merito e provo a far meglio, a cominciare da subito …. Lo so, forse esagero nel magnificare le qualità di Delio Rossi, esagerare è la mia forza ed il mio limite, ma con l’allenatore riminese non credo poi di avere esagerato così tanto: basta esaminare i suoi “numeri”, come ha fatto lui per rispondere alle ultime feroci critiche del suo presidente. Numeri che parlano un linguaggio chiaro, inequivocabile, numeri che dicono forte e chiaro che Rossi è un grande allenatore, il migliore mai avuto dal Palermo. A questi numeri, così eloquenti e perentori, vorrei aggiungerne solo un altro: e cioè che come lavora lui con i ragazzini – leggi Munoz, Pastore, Ilicic, Bacinovic – non ce n’è altri in giro. Ed ancora: come lavora lui con i vecchietti ( leggi Balzaretti, Bovo, Miccoli, e, perché no, Maccarone) ce n’è pochissimi in giro. Insomma, come lavora lui c’è … solo lui… Ma questo l’ho già detto …

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