PENSIERI E PAROLE IN LIBERTA’ La sconfitta di Napoli

PENSIERI E PAROLE IN LIBERTA’ La sconfitta di Napoli

di Benvenuto Caminiti Alla fine Balzaretti aveva il pianto in gola ed al cronista Sky che lo incalzava quasi con libidine chiedendogli del perché della prova così opaca del Palermo,.

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di Benvenuto Caminiti Alla fine Balzaretti aveva il pianto in gola ed al cronista Sky che lo incalzava quasi con libidine chiedendogli del perché della prova così opaca del Palermo, lui rispondeva con voce spezzata dalle lacrime troppo a lungo trattenute: “ Il risultato è giusto, il Napoli ha meritato la vittoria e il modulo a tre oggi adottato non c’entra nulla… Il fatto è che abbiamo giocato tutti male, io per primo…”. Onestà e franchezza, due delle qualità migliori del biondo terzino rosanero, non consolano certo i tifosi per la magra figura rimediata ieri sera al “San Paolo” di Napoli ma danno la conferma che la squadra rosanero è fatta di uomini veri oltre che di ottimi giocatori. Che ieri – questi ultimi almeno – non si sono presentati in campo, mandando al loro posto dei fantasmi senza cuore e senza nerbo. A cominciare dal forse troppo osannato fuoriclasse argentino Javier Pastore, che ha vagato per novantasei minuti su e giù per il campo, senza un lampo di classe, senza un guizzo – uno solo – di orgoglio. Di contro, dall’altra parte, Edinson Cavani ha confermato il suo strepitoso stato di forma, affondando gli artigli su un Palermo inerme, interamente votato ad una difesa senza sbocchi, che avrebbe comunque capitolato una due tre quattro ed anche cinque volte prima del fatidico gol in extremis di Maggio, per merito esclusivo di un prodigioso Sirigu, uno dalle cento braccia, capace di opporsi alle bordate che gli piovevano addosso da ogni parte, tranne che all’ultima fatale … scivolata di Maggio. E quando per infortunio è uscito Ezequiel Lavezzi, detto “El Pocho”, noi tutti che amiamo il Palermo, abbiamo tirato un sospiro si sollievo: “Meno male, se ne va il più forte del Napoli, meglio per noi!”, senza sapere che proprio da quel momento i padroni di casa avrebbero raddoppiato gli sforzi, presi letteralmente per mano dal prodigioso Cavani, che sembrava possedere non due ma quattro polmoni, un indemoniato, un attimo lì davanti al gol e l’attimo dopo in difesa a sbrogliare un’intricata situazione, per ripartire come una freccia verso la porta rosanero. Così che, all’ultimo istante, quando in ventidue si boccheggiava più che giocare al calcio, scattava sul filo del fuorigioco sull’out sinistro e metteva al centro un cross sul quale si avventava con furia belluina Christian Maggio: ed era gol, il gol della sacrosanta vittoria del Napoli e, come un flash, m’è rimasta impressa la faccia di una giovane tifosa rosanero, con tanto di sciarpa al collo, inquadrata dallo “zoom” della telecamera di Sky: aveva gli occhi inondati di lacrime ed un’espressione di incredulità che faceva tenerezza. Non certo ai tifosi napoletani, impazziti di gioia ma non solo: quando si raggiunge la vittoria sull’ultima palla in gioco, dopo che se ne sono sprecate tante nell’arco dell’intera gara, non si tratta solo gioia ma di qualcosa di molto simile alla felicità, quella che si intravede raramente nella vita di tutti i giorni ma che in una partita di calcio ti può balenare davanti in qualsiasi momento. E quando, come ieri, ti capita all’ultimo istante, un tifoso, un tifoso vero, può anche uscir di senno. Per questo il presidente napoletano De Laurentis, pur aduso per lavoro agli “Oscar” e ai “Donatello” , quando ha visto la palla trascinata da Maggio con il gluteo sinistro fin dentro la rete rosanero, è scattato in su come una molla ed ha abbracciato tutti quelli che gli stavano dappresso: dalla moglie all’anonimo vip, seduto una fila sotto alla sua. Ed urlava “Gooool… Gooool…” e sembrava davvero uscito di senno. E mi restano nella retina, impresse a fuoco, due immagini contrastanti, l’una l’opposto dell’altra: quella sciamannata di De Laurentis e l’altra tristissima di Balzaretti; da una parte la felicità per la vittoria, dall’altra l’amarezza per la sconfitta; il bianco ed il nero, anzi dovrei dire il rosa e il nero, che insieme fanno il rosanero, cioè i colori – inimitabili ed unici nel panorama calcistico mondiale – del Palermo. Che sono poi i due colori principali della vita, il bello ed il brutto, il buono ed il cattivo: insieme, perché l’uno senza l’altro perderebbe tutto il suo gusto, il suo sapore. Il suo significato. Solo che ieri al Palermo è toccato solo il nero, anche perché in nero era sceso in campo, come a dettar un presagio di sconfitta: era successo anche un’altra volta quest’anno, mi pare ad Udine ed anche lì fu sconfitta. Amara seppur meritata come quella del San Paolo.

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