PENSIERI E PAROLE IN LIBERTA Il rimpianto Edinson CAVANI e le magie di Franco BRIENZA

PENSIERI E PAROLE IN LIBERTA Il rimpianto Edinson CAVANI e le magie di Franco BRIENZA

di Benvenuto Caminiti Rizzoli aveva appena fischiato la fine della partita – solo tre minuti di recupero – che ho cambiato canale giusto in tempo per vedere lo sfolgorante gol-vittoria di Cavani ed.

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di Benvenuto Caminiti Rizzoli aveva appena fischiato la fine della partita – solo tre minuti di recupero – che ho cambiato canale giusto in tempo per vedere lo sfolgorante gol-vittoria di Cavani ed un nodo mi ha serrato la gola: era rabbia e gioia ad un tempo, perché ho sempre considerato Cavani un campione, anche quando troppa gente “nostrana” lo criticava “perché si mangiava i gol” . Ma Cavani, ahimè, gioca ( e segna) nel Napoli ed io posso solo rimpiangerlo ma non ne ho voglia, non serve a niente, voltare pagina è l’unica cosa che mi resta e cerco di farlo, anche se lui, l’uruguagio, con le sue prodezze napoletane in serie, me lo rende difficile, quasi impossibile. Ma nella vita, guai guardarsi indietro perché i ricordi ti fanno invecchiare prima, specie se sono bei ricordi, occasioni sprecate : le rose che non colsi , direbbe il poeta. E Cavani questo è per me: la rosa che non colsi, un bel ricordo, direi straziante e, quindi, da mettere nell’apposito scrigno e chiuderlo bene, a due mandate e non pensarci più. Oggi, invece, mi tocca pensare a questo Palermo double-face, una faccia bella e struggente tra le mura amiche e l’altra pallida e smorta, lontano da esse. Anche a Bari, contro l’ultima delle derelitte, pur in vantaggio di un uomo per tre quarti di partita, il Palermo ha solo balbettato calcio senza prendersi i tre punti, com’era suo sacrosanto dovere. Sì, ci ha provato, ma senza lampi, senza slanci, senza passione. Ed in più in campo c’era l’arbitro che non gli ha mai perdonato nulla, neanche la minima vaghezza: Goian ha contrastato in area Rivas un po’ rudemente e a Rizzoli non è parso vero: “Rigore!”, ha fischiato. Come a volere liberarsi d’un peso. L’aveva già fatto in precedenza con altrettanta spudoratezza: ricordo un Milan-Palermo (allenatore Ballardini) con rigore sullo 0-0 e difensore rosa espulso come ultimo uomo. Quella partita finì 3-0 per il Milan, che passò per irresistibile ed invece gli venne spianata la strada da quel rigore balordo fischiato da Rizzoli. Ma l’alibi-Rizzoli stavolta non funziona, anche perché l’arbitro, con l’espulsione di Marco Rossi, aveva consentito al Palermo di giocare più di un’ora di partita in superiorità numerica. La verità è che, senza il genio di Pastore, il Palermo diventa una squadra “normale”, capace magari di battere il Parma, dopo essere passato in svantaggio, ma potendo contare su due frombolieri come Miccoli e Pinilla, per non parlare del genio esplosivo di Ilicic. Tutta “roba” che a Bari è venuta a mancare, dato che Pinilla non era neanche in panchina e Miccoli, per l’ennesimo infortunio, ha dovuto lasciare anzitempo il terreno di gioco. Così, il migliore in campo è stato Nocerino e, con lui, l’altro lavoratore del centrocampo, Migliaccio, ed è facile capire che se i più bravi alla fine sono loro due, vuol dire che il resto della squadra, quella dei campioni e degli artisti (insomma, quelli adusi a decidere le sorti della partita) ha issato bandiera bianca e con quella ci si arrende, mica si va all’attacco e si sbaragliano le forze avversarie. Insomma, cari lettori che avete ancora la pazienza di sopportare le mie paturnie, passerò un Natale qualunque per colpa loro (dei giocatori rosa) e poteva, invece, essere un Natale strepitoso e non si dovevano sforzare poi tanto, ma far solo il minimo sindacale, cioè giocare come sanno e battere questo modesto, seppur volitivo, Bari . E meno male che sabato mi son deciso di andare allo stadio “Ossola” di Varese. A ‘sto punto penserete: “Ma ch’è uscito pazzo il buon Caminiti?”. Ed io vi rassicuro: no, sono ancora io, non do ancor di matto, solo che le feste di Natale son solito passarle da queste parti, qui ci vive mia figlia e non posso proprio esimermi. Ma, vi dicevo del “Franco Ossola” di Varese; qui ho assistito, intirizzito dal gelo (al punto che, a tre quarti di partita non riuscivo più a sentire le dita di mani e piedi) ad un incontro bello ed avvincente: Varese-Siena, coi biancorossi di casa vittoriosi con un gol fantastico (tacco volante in acrobazia) di Ebagua e due tre spunti di classe purissima di Franco Brienza, che del Siena di Antonio Conte è il giocatore di maggiore spicco. Il piccolo incursore, ex rosanero che m’è rimasto nel cuore, ha giostrato da finisseur dietro le punte, quello che sa far meglio ma che con noi in tanti anni non gli riusciva di fare per il semplice fatto che c’era ben altra gente in quel ruolo ed a lui toccava quasi sempre la fascia. Là dove, quasi regolarmente, si spegnevano i suoi sogni di gloria. Ebbene, di questo week-end calcistico, vissuto fuori porta, l’unica cosa bella – gol di Ilicic a parte – sono stati i suoi dribbling sulla patina ghiacciata dello stadio varesino. Ghiacciata per tutti ma non per lui che sembrava pattinarvi sopra con suprema eleganza, due-tre tiri che meritavano miglior sorte, solo che a difesa della squadra lombarda non ci fosse stato l’altro motivo di consolazione di questo mio strambo fine settimana pallonaro: Zàppino, segaligno portiere di origini brasiliane ma siciliano di adozione, precisamente di Siracusa. Un siciliano, dunque, e si sa che, specie da lontano, l’appartenenza – e l’orgoglio che ne deriva – si sente di più.

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