PENSIERI E PAROLE IN LIBERTA Al “Barbera” applausi per Delio

PENSIERI E PAROLE IN LIBERTA Al “Barbera” applausi per Delio

di Benvenuto Caminiti L’inizio e la fine, la cosa più bella e quella più brutta di Palermo-Cesena, un po’ come la vita, che è sempre bella all’inizio ma.

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di Benvenuto Caminiti L’inizio e la fine, la cosa più bella e quella più brutta di Palermo-Cesena, un po’ come la vita, che è sempre bella all’inizio ma finisce… sempre male. D’altronde, si sa, la partita è un po’ la metafora della vita, dipende da come te la giochi. Ma bando alle ciance e veniamo al sodo: l’inizio e la fine, dicevo riferendomi alla standing ovation tributata a Delio Rossi, al suo ingresso in campo e ai sei minuti di recupero durante i quali il Palermo è stato capace di dissipare il tesoretto di due gol che si era ampiamente meritato. Delio e il suo ritorno nella panchina rosanero: un trionfo! E lui, che è timido per natura, ha levato le braccia mandando baci a destra e a manca e i suoi occhi – si vedeva da lassù – brillavano di lacrime faticosamente trattenute. Conoscendolo, avrebbe anche singhiozzato, come gli capitò nel suo discorso di commiato all’hotel Addaura, il giorno dopo l’esonero: “Ricordatevi, ragazzi: il presidente passa, l’allenatore passa, anche i giocatori passano, solo il Palermo resta!”. Le sue parole più toccanti, quando ci salutò convinto che la sua storia rosanero era finita per sempre. Convinto? E perché mai: con un presidente umorale e… disinvolto come Zamparini nulla è mai certo, nel bene e nel male. Quello che oggi è nero domani diventa bianco per poi – magari – ritornare nero. Ricordo l’… andirivieni di Guidolin, esonerato, richiamato, riesonerato e ri-richiamato: con uno come il nostro presidente – e sottolineo “nostro”, perché altri non solo non ne vedo in giro ma neanche me li immagino – tutto è possibile e pure il suo contrario, al di là perfino della più sfrenata immaginazione. E sì che nel pianeta-calcio l’immaginazione è spesso sterminata al punto da diventare… assoluta padrona del campo. Sì, campo e non solo metaforicamente parlando, ma inteso nel suo senso letterale di terreno di gioco, dove senza fantasia, immaginazione, estro e follia calcistica non c’è futuro. Né per il calciatore né per il suo pubblico adorante. Immaginazione, improvvisazione, al di là dei tanto strombazzati progetti e dei laboriossissimi piani d’azione: oggi compro un ragazzino per quattro soldi e domani me lo vendo a peso d’oro, solo questo ormai mi sembra sia diventato l’unico vero “progetto” di chi pratica calcio. Tutto il resto è noia, una delle poche cose sagge che diceva Califano, per il resto geniale improvvisatore di parole e musica, cantore dell’amore vero e, soprattutto, di quello trasgressivo. Ma sto divagando di nuovo, mi succede spesso e soprattutto quando l’argomento mi avvizzisce la fantasia e qui l’argomento parte bene e finisce male, perché comincia con lo spettacolo dell’accoglienza meravigliosa ad un uomo speciale qual è Delio Rossi e finisce con quei due gol beccati nel recupero da un avversario in inferiorità numerica. Davvero un prodigio all’incontrario! Questo Palermo – è il caso di ripeterlo ancora una volta – è davvero capace di tutto: di prenderne quattro da un rivale mediocre come il Catania e sette giorni dopo strapazzare un Cesena col sangue agli occhi ma che nulla può contro un Palermo ritrovato col suo gioco avvolgente, che quando riesce non perdona nessuno. Neanche avversari ben più titolati, parlo di Juve e Milan, tanto per citarne solo due. Però il Palermo è anche quello del 7-0 subito dall’Udinese al Barbera, quello del 4-2 inflittogli dalla modesta Fiorentina di Mihjalovic sempre al Barbera, e potremmo andare avanti all’infinto, com’è infinita la “follia” di questa squadra. Mi consolo per aver ritrovato il Liverani migliore della stagione, il suo sinistro magico che si fa beffa degli avversari e imbecca verso il gol il compagno meglio piazzato. E non solo: che arretra quel che serve per bloccare l’attaccante cesenate che si sta infilando di prepotenza nell’area rosanero e lo fa sempre col suo piedino magico, quel sinistro che vale per due e certe volte … pure per tre, visto che quando non ci arriva con le buone lo fa con le cattive senza che l’arbitro se ne accorga, anzi ammonisce il reprobo per simulazione! Grande Liverani, come ho sempre sostenuto, perché la classe non è acqua, semmai fiumana che niente e nessuno può arrestare quando dispiega al colto e all’inclita le sue risorse d’inventiva e di genio. Mi consolo, altresì, per aver ritrovato anche il capitano, intendo Fabrizio Miccoli che, pur non ancora al 100% della condizione, è sempre in grado di gettare lo scompiglio nell’area avversaria e creare i presupposti del gol. Ieri lo ha fatto per un’ora buona, poi s’è visto che cominciava a tirare l’anima coi denti; ad ogni tackle era un tonfo, eppure io non l’avrei mai fatto uscire perché conta più lui da fermo che un altro che corre corre ma non arriva mai da nessuna parte. Ed infatti, usciti loro due, Liverani e Miccoli – per non parlare di Pinilla, l’indomabile gladiatore di sempre e non solo lì davanti ma anche nella sua area di rigore – che sono l’anima vera di questo Palermo, i soli capaci di farla tornare una squadra “normale” – il Palermo si è afflosciato, si è accartocciato nei sedici metri permettendo ad un mai domo Cesena di farsi sotto e trovare il pareggio in extremis. Un autentico capolavoro di stoltezza da una parte di perseveranza dall’altra. Una esemplare lezione non solo di calcio. Direi di vita: crederci fino in fondo, mai mollare e ti capita di raggiungere anche i traguardi più impossibili. Così come, se allenti la presa e pensi di avercela già fatta quando ancora le lancette dell’orologio girano in tondo, vuol dire che te lo meriti di restare con un palmo di naso. E magari, poi, nel vano tentativo di metter la sordina ai rimpianti, imprecare alla sfortuna e all’arbitro cornuto…

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