PALERMO, TRIS E SORRISI ABEL RIPORTA IL SERENO

PALERMO, TRIS E SORRISI ABEL RIPORTA IL SERENO

di Leandro Ficarra Ossigeno allo stato puro. La vittoria dell’Euganeo, la prima in campionato per il Palermo di Gattuso, è una provvidenziale dose di autostima per un gruppo nella cui.

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di Leandro Ficarra Ossigeno allo stato puro. La vittoria dell’Euganeo, la prima in campionato per il Palermo di Gattuso, è una provvidenziale dose di autostima per un gruppo nella cui psiche iniziava ad insinuarsi più di un dubbio. Un blitz esterno dall’inestimabile peso specifico per riportare serenità, entusiasmo e coesione tra tutte le componenti. Tre gol e tre punti utili anche a distendere nervi e tratti somatici, di un Gattuso teso come una corda di violino a pochi istanti dal fischio d’inizio. La maschera del tecnico rosa svela la delicatezza dell’impegno, il cui epilogo, se non decisivo, sarà fortemente condizionante ai fini del prosieguo della sua avventura sulla panchina del Palermo. Una stecca in terra veneta potrebbe incendiare la prematura insofferenza presidenziale ed animarne il tranciante interventismo. Strategicamente folle, dopo solo tre passi di una maratona lunga almeno quarantadue giornate, ordinaria amministrazione per i tempi ed i trascorsi del patron friulano. Primo esame della stagione superato, al netto delle convenzionali rassicurazioni pubbliche, per un tecnico che è giovane, vergine nel ruolo e deve crescere. Così come la sua squadra. Personalità, carisma, umiltà, spirito di sacrificio. Il patrimonio umano di Rino Gattuso è una preziosa certezza. Una base di granito, su cui costruire, gara dopo gara, un background gestionale, strategico e cognitivo, che formi un tecnico serio e vincente. Una strada lunga e tortuosa , non priva di inciampi, insidie, errori. Dazi fisiologici per chi quel sentiero, lo conosce sì, ma da ben altra angolazione. Da calciatore ha stracciato i suoi limiti con l’impeto della determinazione. Non è lecito sapere se nelle vesti di tecnico avrà lo stesso brillante percorso ascendente. Se Palermo sarà per lui la prima gioia o la prima sberla. Ma togliergli, e toglierci, il gusto di scoprirlo, dopo tre giornate, sarebbe stato ingeneroso oltre che incauto ai fini del perseguimento dellobiettivo. La scommessa, per quanto rischiosa, una volta effettuata merita un attendibile mini ciclo di apprendistato per valutarne il rapporto tra azzardo e beneficio. Il tre a zero maturato contro il Padova suggerisce alcuni spunti di riflessione. Sul piano dell’armonia nell’esecuzione delle due fasi, delle distanze tra i reparti, della fluidità di manovra, il Palermo deve crescere e lavorare ancora moltissimo. Il successo dell’Euganeo è figlio di una prova di orgoglio e di carattere, imperlata dai lampi di due uomini dal tasso tecnico decisamente superiore alla media della categoria: Di Gennaro ed Abel Hernandez. Entrambi, per motivi diversi, non erano fin qui stati decisivi. Il trequartista scuola Milan, all’esordio nell’undici titolare, ha prima sbloccato il risultato con un inserimento perfetto per tempo e freddezza nella conclusione, quindi si è procurato il rigore, molto generoso, che ha consentito ad Abel di raddoppiare e mettere una seria ipoteca sul match. L’uruguaiano ha più o meno un’ora di autonomia, ma, a mercato chiuso, sembra essersi sintonizzato sulle giuste frequenze motivazionali. Prova volitiva e doppietta per l’ex Penarol che, se sorretto da una decente condizione psicofisica, pare di un’altra cilindrata per la categoria. A proposito di mercato chiuso, bene anche Sorrentino che si è mostrato molto vigile nell’ordinaria amministrazione e reattivo nel neutralizzare in uscita i palloni che transitavano nell’area piccola. Il rientro di Munoz ha conferito più solidità al reparto difensivo, così come Bolzoni, seppur non al meglio, ha dato ordine e nerbo al centrocampo. Gattuso ha nuovamente optato per il rombo, scegliendo Sanseverino e Stevanovic nel ruolo di intermedi. Buona la prova di entrambi, con Sanseverino disciplinato in copertura e bravo a raddoppiare supportando Morganella, e Stevanovic instancabile nel fare densità e provare il cambio di passo. Dybala , impiegato da seconda punta, ha faticato a trovare spazio e tempo di giocata, è stato tradito dalla voglia di strafare, e sembra ancora alla ricerca di un’ideale collocazione tattica. Non inganni il punteggio roboante, il Palermo ha vinto con merito, sfruttando l’inerzia di alcune contingenze favorevoli, ed un avversario gagliardo ma inconcludente. Certamente è piaciuto l’approccio mentale, la voglia di imporsi, di togliere dagli impicci il proprio tecnico. Una prova sagace e tatticamente ordinata, ma che fino al gol del vantaggio, giunto intorno alla mezzora, aveva denunciato i consueti limiti propositivi. Un possesso palla accademico e sterile, poco fosforo e grossa fatica, al cospetto di una squadra con le linee serrate, a trovare profondità. La prima transizione rapida e verticale ha poi originato l’assist di Abel per il gol di Di Gennaro. Quindi il rigore ha praticamente deciso il match, cambiandone inerzia e quadro tattico. Nella ripresa, il forcing patavino ha sortito un paio di conclusioni dalla distanza ben parate da Sorrentino ed una punizione a fil di palo di Vantaggiato. Gattuso ha richiamato in panchina Dybala e Di Gennaro per Lores e Troianiello. Assetto mutato in un 4-3-3 che in fase di non possesso diviene di fatto un 4-5-1. Corretta gestione tattica del doppio vantaggio nell’intento di ripartire e far male sull’esterno con due giocatori di gamba. Piano parzialmente rivisto per la fiscalissima espulsione di Troianiello, ultimo orrore di un arbitro decisamente peggiore in campo. Si rivede in campo Barreto. C’è tempo per il tris di Abel che finalizzava una poderosa sgroppata di Morganella rifinita da Lores. I mugugni ed i rimpianti di qualche giorno fa lasciano spazio alla danza festosa ed ai sorrisi dell’uruguaiano. Gattuso incassa i tre punti, la fiducia del suo gruppo, ed un bonus di serenità.

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