PALERMO PIÙ VIVO CHE MAIILICIC STENDE LINTER

PALERMO PIÙ VIVO CHE MAIILICIC STENDE LINTER

di Leandro Ficarra Un Palermo di granito. Forte nella testa, gagliardo nell’animo, immenso nel cuore. Una squadra che maschera i ben noti limiti tecnici e strutturali con un indomito spirito.

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di Leandro Ficarra Un Palermo di granito. Forte nella testa, gagliardo nell’animo, immenso nel cuore. Una squadra che maschera i ben noti limiti tecnici e strutturali con un indomito spirito battagliero, una ferocia agonistica che ha il volto e la tempra del suo tecnico, sempre più condottiero. La compagine di Sannino ha prevalso di misura su un avversario ridotto ai minimi termini al culmine di una gara non bellissima ma di notevole intensità sul piano nervoso e caratteriale. Il Palermo ha costruito il suo successo con un avvio sprint in cui ha aggredito con impeto e vigoria atletica l’incerottata Inter scesa al “Barbera”, trovando subito il gol grazie all’ennesima gemma stagionale di Josip Ilicic e dominando buona parte della prima frazione. Per i valori espressi oggi sul terreno di gioco e sull’onda dell’entusiasmo scaturita dal repentino vantaggio, la squadra di Sannino avrebbe potuto facilmente disporre della truppa di Stramaccioni. Colpita a freddo, e già lacerata da assenze eccellenti e palese disagio tattico, L’Inter sembrava poter crollare da un momento all’altro al cospetto della brillante condizione psicofisica di un Palermo pronto a sbranare pallone ed avversari. Ciò nonostante il risultato è rimasto in bilico fino al minuto novantacinque, con i rosanero incapaci, per ingenuità e precipitazione, di infliggere il colpo del k.o. tenendo in vita le velleità dell’undici meneghino. Il pubblico ha palpitato oltremodo per un finale thrilling, figlio più del timore della beffa, che s’insinuava nelle stremate menti dei prodi in maglia rosa, che non della reale convinzione interista di rimettere in piedi il match. Brividi e fiato sospeso per circa ventimila cuori rosanero quando, nell’extra time, i nerazzurri scodellavano palloni nell’area di Sorrentino in cerca di fortuna. La paura è stata pari all’esplosione di gioia che ha sommerso per veemenza e decibel il triplice, liberatorio, fischio finale dell’arbitro Orsato. Sannino ha proposto l’ormai consueto 3-5-1-1 con Garcia sulla corsia di sinistra naturale sostituto dello squalificato Dossena, Donati confermato al centro della linea difensiva con Aronica e Von Bergen, Rios ad irrobustire il centrocampo tra Kurtic e Barreto , Ilicic ed il ritrovato Miccoli a comporre il tandem offensivo. L’inter propone un modulo speculare, con i pesi piuma Alvarez e Rocchi in avanti, linea verde in mezzo con Kovacic e Kuzmanovic insieme all’eterno Zanetti, Pereira e Jonathan sulle fasce. Linea difensiva inedita con Jesus, Ranocchia e Silvestre. Proprio l’ex rosanero conferma il suo pessimo momento bucando un rinvio e lasciando Miccoli libero, nonostante una palese trattenuta ai suoi danni, di scaricare per l’accorrente Ilicic che di piatto sinistro fredda Handanovic. Palermo in vantaggio, Palermo padrone. La compagine di Sannino ha l’argento vivo addosso: arriva sempre prima e meglio sulla sfera. Domina in mezzo al campo, con un Rios finalmente vorace rubatore di palloni, Kurtic bravo a pressare ed a cucire il gioco, Barretto a far legna. Le corsie funzionano, con Garcia che sorprende per autorevolezza e pulizia d’intervento, concedendosi anche qualche buona percussione che strappa l’applauso del “Barbera”. Ilicic, gol e pubalgia a parte, sembra ispiratissimo. Nasconde la sfera ai nerazzurri, quasi, a tratti, irride il malcapitato di turno per la disinvoltura con la quale sciorina preziosismi mai fini a se stessi. Sull’asse Ilicic- Miccoli il Palermo potrebbe raddoppiare un paio di volte, più di una ripartenza in chiara superiorità numerica viene sprecata banalmente. L’inter è spuntata, macchinosa. Produce solo alcuni tiri dalla distanza che fanno il solletico a Sorrentino. Anche capitan Zanetti lascia il campo per infortunio complicando ulteriormente i piani di Stramaccioni. Stesso copione nella ripresa: Palermo compatto, coeso e pronto a far male, Inter manovriera ma poco pungente. Qualche decisione di Orsato manda in bestia Sannino e Perinetti: l’arbitro di Schio li espelle entrambi, accedendo il pubblico di fede rosa ed aumentando la vis agonistica dell’undici siciliano. Ilicic cede alla pubalgia e lascia il posto ad Hernandez. Il Palermo perde il riferimento tra le linee, si allunga un po’ e gestisce male alcune potenziali ripartenze. Ciò nonostante, è sempre Handanovic a fare gli straordinari: prima con una prodezza su una magia balistica di Miccoli che, in un fazzoletto, si accomoda con un delizioso cucchiaino di destro la palla sul sinistro e calcia al volo, quindi su un diagonale di Abel ben indirizzato. Garcia cede alla stanchezza e lascia il posto a Nelson, quindi Munoz rileva uno stoico Fabrizio Miccoli. Un assolo di Alvarez mette paura a Sorrentino. Finisce in gloria con la squadra rosanero sotto la curva e l’immagine simbolo di Beppe Sannino che urla la sua gioia avvinghiato alla ringhiera del parterre dove ha seguito la parte finale del match. Un leone in gabbia. Leva le braccia al cielo il tecnico di Ottaviano, raccoglie l’abbraccio dei tifosi. La strada verso la salvezza è ancora lunga ed irta di ostacoli ma negli occhi della gente che sfolla dal “Barbera” si intravede già un velo di speranza. Il tecnico rosanero ha inculcato ai suoi orgoglio, senso di appartenenza, voglia di lottare. Illustrando a chiare lettere peso e valore della maglia che indossano, dei colori che rappresentano. L’ardore agonistico mostrato dai suoi uomini e la voglia profusa sul campo in queste ultime settimane testimoniano che il messaggio è stato recepito. Questa, comunque vada , è già una vittoria.

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