PALERMO, IL VELENO SULLA CODA. TURCHI RISPONDE A BELOTTI

PALERMO, IL VELENO SULLA CODA. TURCHI RISPONDE A BELOTTI

di Leandro Ficarra Proprio quando ci apprestavamo a raccontare di un Palermo brutto e vincente, la zampata di Manuel Turchi, su cui pesa lombra di un sospetto fallo di mano in fase di controllo, ha.

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di Leandro Ficarra Proprio quando ci apprestavamo a raccontare di un Palermo brutto e vincente, la zampata di Manuel Turchi, su cui pesa lombra di un sospetto fallo di mano in fase di controllo, ha cambiato la storia di questa partita. Giusto così, sia chiaro. Il pari, acciuffato sul filo di lana dal Lanciano di Baroni, consegna agli archivi un verdetto certamente più equo relativamente a quanto mostrato dalle due squadre, in termini di interpretazione tattica e volume di gioco espresso. La solita prodezza firmata da Re Mida Belotti, stava per regalare al Palermo di Iachini vittoria e primato a dispetto di una prestazione a dir poco modesta. Letteralmente orrendo il primo tempo dei rosanero, appena ordinata ed un filo più decente la performance nella ripresa. Un Palermo molle, abulico e distratto è stato sovrastato per ritmo, veemenza ed intensità dal volenteroso complesso abruzzese nella prima frazione. Il 4-3-3 inizialmente schierato da Baroni ha creato da subito grossi imbarazzi al dispositivo tattico dei siciliani. Un Lanciano tonico, corto ed aggressivo, capace di pressare e sviluppare trame offensive a ritmo vertiginoso. Forte della spinta sugli esterni di Germano e De Col, del dinamismo e della vocazione all’inserimento di Gatto e Buchel, dei tagli perpetui del tridente offensivo, letti con difficoltà dalla linea difensiva rosa. La formazione di casa non ha creato grandi occasioni da gol, ma ha fatto ballare il più quotato avversario, denotando un marcato predominio territoriale al cospetto di un Palermo troppo brutto per essere vero. La squadra di Iachini ha giocato un primo tempo da incubo, arrancando in fase difensiva e mostrando una frustrante pochezza di contenuti in fase di costruzione. Un’impresa contare tre passaggi di fila o scorgere un barlume di logica nella prima parte di gara rosa, condita da una serie sconcertante di lanci lunghi senza costrutto né misura. Bacinovic, Terzi e Morganella si sono contesi la maglia nera al termine della prima frazione: difficile dire chi ha fatto peggio. Ciò nonostante, l’inconsistenza offensiva degli abruzzesi, bravi a tessere e rifinire meno a finalizzare, aveva limitato i danni. Il pari a reti bianche maturato al riposo sembrava essere un lieto presagio. Sensazione corroborata ad inizio ripresa dall’inzuccata vincente di Belotti su corner battuto da Verre, subentrato a Bacinovic, che regalava un vantaggio sorprendente agli uomini di Iachini. La zampata del gallo ledeva entusiasmo e convinzione dell’undici di Baroni che, provato da un primo tempo a mille all’ora, calava vistosamente. Il Palermo serrava i ranghi e copriva con attenzione gli spazi, controllando agevolmente un avversario sfiancato e ferito. Una volta smarrite esuberanza atletica ed euforia, la compagine rossonera mostrava un tasso tecnico non trascendentale. L’ingresso di Verre ha certamente conferito più ordine e geometria alla manovra rosa, ma è mancata la lucidità per chiudere definitivamente la contesa. Nonostante la ripresa sia trascorsa senza particolari sussulti, proprio in extremis giungeva il pari abruzzese, complice l’ennesima dormita della retroguardia rosa. Premio legittimo alla prestazione dell’encomiabile Lanciano, ma pillola amara come il fiele per il Palermo di Iachini che pregustava i tre punti ed il sorpasso all’Empoli capolista. Con una più saggia gestione della sfera, ed un quid di malizia in più nel concitato finale, si poteva centrare il bersaglio grosso. Per quanto non visto oggi al “Biondi”, il pari resta comunque un buon risultato che garantisce continuità e consolida le ambizioni di vertice. A Beppe Iachini il compito di analizzare le cause di una prestazione a tratti imbarazzante e trovare adeguati rimedi. Il tecnico marchigiano vara il consueto 3-5-2. Davanti ad Ujkani, Terzi, Munoz ed Andelkovic compongono la linea difensiva. Centrocampo da combattimento: Bacinovic, Barreto e Bolzoni asse centrale, Daprela e Morganella sulle corsie. Abel e Belotti tandem offensivo. Qualsiasi disamina tattica sul primo tempo dei rosa è superflua. L’inconsistenza iniziale dell’undici di Iachini è disarmante in entrambe le fasi di gioco, il gap di ritmo ed intensità con il Lanciano fin troppo evidente. I rosa soccombono in tutte le zone del campo, con Morganella e Daprela schiacciati dagli omologhi di ruolo, Bacinovic farraginoso ed impreciso, Barreto e Bolzoni che vedono guizzare Gatto e Buchel da tutte le parti. La superiorità degli uomini di Baroni non si traduce in grossi pericoli: prima Falcinelli indugia troppo imbeccato da Gatto, poi Ujkani sfiora la paperissima sbagliando un controllo e rinviando addosso ad un avversario. La quantità di lanci fuori misura che sollecitano i raccattapalle di casa la dice lunga sulla fase propositiva degli uomini di Iachini. La partita dei rosa inizia nel secondo tempo: sul primo corner a favore, Verre disegna una parabola invitante e Belotti attacca il primo palo incornando in rete. Il vantaggio restituisce un po’ di verve ai rosa, che iniziano a compattarsi ed a far circolare la sfera con maggiore linearità. La qualità ed il dinamismo di Verre, in luogo del peggior Bacinovic della stagione, costituiscono una piccola svolta. Il Lanciano si sgonfia, perde abbrivio e convinzione. Barreto chiede il cambio, lo rileva Ngoyi. Baroni getta nella mischia Plasmati e Turchi giocandosi il finale con un disperato 4-2-4. Lafferty rileva Abel, nell’auspicio di far salire la squadra e conquistare qualche metro. Il Lanciano spinge, il Palermo controlla senza affanni. Anzi, la squadra di Iachini gestisce male un paio di ripartenze con banali errori di misura. Quando il recupero concesso da Pinzani sta per ultimarsi, gli abruzzesi si giocano l’ultima chance. Punizione dalla trequarti respinta dalla barriera rosa, quindi sull’ultima disperata palla in the box, Turchi controlla e batte Ujkani da pochi passi. Il portiere rosa accenna alla protesta per un presunto controllo con il braccio dell’avanti rossonero. La sensazione è che la sfera, inizialmente controllata con la coscia, sfiori la mano dellattaccante. Pinzani convalida la rete non ritenendo di dover sanzionare alcuna irregolarità, o valutando il tocco involontario. Al “Biondi” esplode la festa del pubblico abruzzese. In casa rosa l’amarezza per la mancata vittoria ed il pari subito in extremis è mitigata dalla consapevolezza di aver fatto troppo poco per meritare un risultato diverso. In rapporto alla qualità della prestazione, l’aver portato un punto a casa è già tanta roba.

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