PALERMO: I BOSS SUL CENTRO DI ZAMPARINI

PALERMO: I BOSS SUL CENTRO DI ZAMPARINI

Questa mattina le forze di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno arrestato 36 persone ritenute dagli inquirenti legate a clan mafiosi. In manette sono finiti presunti esponenti delle.

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Questa mattina le forze di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno arrestato 36 persone ritenute dagli inquirenti legate a clan mafiosi. In manette sono finiti presunti esponenti delle “famiglie” di Brancaccio, San Lorenzo, Resuttana e Passo di Rigano. Secondo quanto si legge su Repubblica.it i boss avrebbero tentato di infiltrarsi anche negli affari del presidente Maurizio Zamparini legati al nuovo centro commerciale. Nellarticolo a firma di Salvo Palazzolo si legge: “La Procura distrettuale antimafia dispone il fermo di 36 persone: in manette i capi dei tre mandamenti più influenti di Cosa nostra. A Roma fermata Nunzia Graviano, la sorella dei boss di Brancaccio, che avrebbe gestito il tesoro della cosca. A Palermo, anche due insospettabili nelle fila dei clan: un ex presidente del movimento cristiano lavoratori, Calogero Di Stefano, e il gestore del bar dello stadio Barbera, Giovanni Li Causi, che avrebbe tentato di far infiltrare i boss negli affari del presidente del Palermo Maurizio Zamparini. Il boss Caporrimo in tribuna vip con i biglietti gratis”. “Nella parte occidentale della città, fra Tommaso Natale e Resuttana, comandava un boss tornato in libertà da appena un anno, Giulio Caporrimo: la domenica, era spesso nella tribuna Vip dello stadio Barbera, grazie ai biglietti che gli procurava un suo insospettabile fidato, il gestore del bar dello stadio, Giovanni Li Causi, arrestato pure lui. Secondo la ricostruzione dei carabinieri del Nucleo Investigativo, Li Causi avrebbe tentato di piazzare ditte vicine a Cosa nostra negli spazi espositivi del nuovo centro commerciale del presidente del Palermo Maurizio Zamparini, in corso di realizzazione. I boss puntavano anche a gestire i lavori del nuovo stadio: il cantiere deve essere ancora aperto, ma già i boss cercavano di mettere le mani sui subappalti”.

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