PALERMO ANCORA K.O. Il Pescara passa nel finale Rosa ingenui e spreconi

PALERMO ANCORA K.O. Il Pescara passa nel finale Rosa ingenui e spreconi

Gian Piero Gasperini non riesce ancora a rompere il ghiaccio da quando siede sulla panchina del Palermo. Seconda trasferta consecutiva e seconda sconfitta immeritata ma ancora più dura da.

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Gian Piero Gasperini non riesce ancora a rompere il ghiaccio da quando siede sulla panchina del Palermo. Seconda trasferta consecutiva e seconda sconfitta immeritata ma ancora più dura da digerire, poiché arrivata al cospetto di un avversario nettamente alla propria portata. Anche a Pescara, così come a Bergamo, il Palermo ha mostrato progressi sensibili sul piano della personalità, dell’organizzazione tattica, esibendo per larghi tratti anche una traccia lineare e tangibile di gioco. Tutto ciò ancora una volta non è bastato, ed i rosanero sono caduti anche allo stadio Adriatico, masticando amaro per la cronica sterilità offensiva che ha impedito di capitalizzare la mole di gioco prodotta e le numerose occasioni create nella prima frazione. E quando, dopo più di un tempo giocato in inferiorità numerica per l’espulsione di Von Bergen, la gara pareva ormai spegnersi sullo zero a zero, è arrivato puntuale lo schiaffo che mortifica morale e classifica. Il subentrante Weiss,da circa venticinque metri, senza che nessuno tra i centrocampisti rosa accorciasse, lasciava partire un siluro di destro che lasciava di sasso Ujkani e siglava il definitivo vantaggio biancazzurro. Un Palermo, è giusto dirlo, che in questo primo scorcio dell’era Gasperini, sta pagando oltremodo la cattiva sorte, forse ben oltre i propri conclamati limiti. Presagi nefasti, di una stagione che sta davvero nascendo, tra caos programmatico e crisi di risultati, all’insegna di inquietanti auspici. Perché, seppur tra limiti strutturali e deficienze tecniche, remi controcorrente alla disperata ricerca di equilibrio ed identità ma non godi mai del conforto del risultato, allora la strada si fa terribilmente in salita ed affiorano sfiducia e cattivi pensieri. Ad onor del vero, il Palermo versione Gasperini, è squadra ben diversa dall’indecifrabile rebus dell’era Sannino. In pochi giorni di lavoro il nuovo tecnico rosanero ha linnegabile merito di avere conferito identità, riferimenti precisi ed una buona coralità nelle due fasi di gioco. Donati, nel nuovo ruolo di centrale difensivo sta ritrovando leadership e brillantezza, Ilicic sembra voglioso ed animato da uninedita dedizione tattica, Garcia e Morganella svolgono diligentemente il compito assegnatogli, compatibilmente con i mezzi tecnici a loro disposizione. Il 3-4-2-1 visto contro l’Atalanta e riproposto in quel di Pescara ci ha restituito una formazione compatta, corta, aggressiva nell’applicazione del pressing, dove ognuno ha compiti e ruoli precisi e li interpreta con logica e disciplina pur con evidenti limiti individuali in termini di qualità. Un Palermo che sviluppa la manovra con una certa logica e linearità, che prova a sfruttare tutto il campo con il lavoro delle le catene di gioco sugli esterni, cerca lampiezza e la profondità, partecipa in maniera organica alla costruzione della fase offensiva. La compagine rosanero sta cominciando a giocare al calcio in modo logico e fluido, fraseggia con criterio, cuce la manovra al fine di attaccare la porta avversaria. Questo aspetto costituisce certamente motivo di speranza per il prosieguo del torneo, anche se urge maggiore freddezza e precisione in sede di rifinitura e finalizzazione.La speranza non fa però classifica, e se i progressi nel gioco non saranno corroborati dai punti, specie contro avversari così modesti, resteranno una magra consolazione, un flebile appiglio a cui aggrapparsi per scacciare lo spettro di un cocente fallimento sportivo. L’approccio di gara degli uomini di Gasperini al cospetto della matricola pescarese è stato buono, il Palermo, ordinato nella fase di non possesso ed intraprendente in quella propositiva, ha creato ben tre palle goal, capitate tutte sul piede di Hernandez e banalmente sprecate dall’attaccante uruguaiano che prima ha sbagliato un facile controllo allungandosi la sfera, poi ha sparato due volte addosso a Pellizzoli, la seconda in modo davvero clamoroso, fallendo il bersaglio da zero metri. Con tutta la benevolenza possibile, un po’ di riposo per l’ex Joya sarebbe opportuno per le sorti della squadra e per il bene del ragazzo. Se non concretizzi certe occasioni, è davvero arduo pensare di portare punti a casa. Anche perché in un gruppo dagli equilibri tecnici e psicologici attualmente labili, la distrazione individuale è sempre dietro l’angolo. Puntuale ,infatti, arrivava, su un capovolgimento di fronte di marca pescarese, un ingenuo fallo di mano di Von Bergen che fermava Vukusic lanciato a rete e si beccava il rosso per avere interrotto una chiara occasione da gol. Palermo in dieci e Gasperini costretto a rinunciare a Giorgi, autore di una buona prova, ed inserire Mantovani per ricomporre la linea difensiva. Ciò nonostante, la compagine rosanero gestiva senza patemi l’inferiorità numerica con una buona copertura del campo e senza lesinare qualche ripartenza. Il Pescara non si rendeva mai pericoloso, anzi erano i rosa con un ispirato Ilicic ad andare più vicini al vantaggio, prima con un bel taglio in profondità dello sloveno imbeccato da Barreto, poi con un paio di conclusioni dalla distanza del numero 27 che non hanno trovato di poco lo specchio della porta. Quando ormai il match pareva volgere al termine sul risultato di parità, Gasperini passava al 4-4-1 puntando sulla qualità di Miccoli e Brienza nell’auspicio di pescare il jolly. Appena il tempo di resettarsi sul terreno di gioco, che il jolly dai venticinque metri lo pescava Weiss, che, prima di scaraventare un bolide di destro alle spalle di Ujkani, portava palla indisturbato sulla trequarti rosanero con i centrocampisti rosa spettatori passivi e colpevoli. Leggerezze fatali, che, nellambito di una buona prestazione, compromettono il risultato e ledono il morale, vanificando il lodevole lavoro iniziato da Gasperini. Il tecnico di Grugliasco è chiamato al compimento di una piccola grande impresa professionale: raddrizzare la stagione mascherando con organizzazione, identità tattica ed un gioco codificato il mediocre tasso tecnico complessivo di questa squadra. di Sarah Castellana

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