Milito, da Principe a Re per una notte, regala la luce della lanterna ai grifoni… La Samp continua a leccarsi le ferite…

Milito, da Principe a Re per una notte, regala la luce della lanterna ai grifoni… La Samp continua a leccarsi le ferite…

di Simone Alibani Le tenebre della notte hanno avuto il sopravvento sulla flebile luce emanata dalla lanterna di Genova che, più che illuminare lo stadio Marassi, ha finito col far quasi.

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di Simone Alibani Le tenebre della notte hanno avuto il sopravvento sulla flebile luce emanata dalla lanterna di Genova che, più che illuminare lo stadio Marassi, ha finito col far quasi appisolare, specie nella prima frazione di gioco, le tifoserie presenti sugli spalti. Il tiepido pallore della lanterna, però, si è tramutato in un astro estremamente luminoso a partire dal 50’ del s.t., grazie ad un poderoso colpo di testa del bomber genoano, nonché leader della classifica cannonieri di Serie A, Diego Milito, in versione Re per una notte più che Principe, quale è abituato ad essere. La sua rete, infatti, pesa come un macigno: gol decisivo nel derby contro la Samp e ritorno alla vittoria dei grifoni contro i blucerchiati, nella massima serie, dopo oltre 13 anni. La punta prolifica argentina, osservato speciale in questi mesi del neo Ct della “Celeste” Maradona, ha stravinto inoltre il personale duello con l’altra stella, sponda doriana, Antonio Cassano, annichilito dallo strapotere fisico del centrocampo schierato dal tecnico rossoblù Gasperini. Derby che sicuramente non passerà alla storia per la sua spettacolarità: 18 ammonizioni e 58 falli commessi, sinonimo di continue interruzioni di gioco e di un’aggressione continua nella zona nevralgica del campo, come testimoniano anche le poche conclusioni da rete collezionate da entrambe le squadre. Ma a Milito e compagni poco importa visto che, in virtù di questi 3 punti, i grifoni spiccano il volo e tornano, di fatto, ad issarsi nelle zone alte della classifica: attualmente i rossoblù liguri si trovano a quota 25 punti, che tradotti significano sesto posto in classifica ad appena 2 lunghezze dal Napoli che oggi, grazie al 2-0 firmato Maggio e Denis, riacciuffa il quarto posto stendendo il Siena, che si è dovuto piegare alla legge del San Paolo. Numeri impressionanti per gli azzurri in casa: con la vittoria di ieri i partenopei allungano la loro serie di risultati utili a ben 16 incontri (14 vittorie e 2 pareggi, per un totale di 35 reti segnate), numeri da scudetto. Continua la caccia all’Inter di Juve e Milan, entrambe vittoriose a stento rispettivamente contro Lecce e Catania, in attesa del big match della 16.ma giornata che le vedrà misurarsi l’una di fronte all’altra per decretare chi, almeno in questo primo scorcio di campionato, è la vera anti-Inter. Nonostante le prestazioni non certo esaltanti di ieri pomeriggio, sia per Ranieri che per Ancelotti sono arrivati dei segnali confortanti. Partiamo dalla “Vecchia Signora”: la proverbiale rabbia Juve, come testimonia il gol allo scadere di Amauri, è sempre un marchio di fabbrica della squadra bianconera; se a questa aggiungi una prestazione sui generis del baby talento Giovinco, suggellata da una splendida punizione stile Del Piero (oggi fermo ai box e scalpitante in attesa della gara coi rossoneri), diciamo che Ranieri può essere più che soddisfatto. Per quanto riguarda i diavoli, invece, un ispirato Kakà (autore del gol vittoria col Catania), non fa rimpiangere l’assenza in avanti di Ronaldinho, Borriello e Inzaghi. Inoltre Ancelotti ritrova il sorriso dopo le opache prestazioni conseguite contro Torino e Palermo in campionato e la fresca eliminazione in Coppa Italia contro la Lazio. Unico neo in previsione gara con la Juve la sicura assenza per squalifica di “Ringhio” Gattuso, a conti fatti il vero leader del centrocampo rossonero che, senza di lui in campo, ha sempre stentato nel gioco. Si ricorda di essere una grande del nostro calcio anche la Fiorentina che ha rifilato in casa del sempre più inguaiato Toro, 4 sonore sberle ai granata, ai quali non basta il gol della bandiera siglato da Rosina dal dischetto. A fine gara la zona limitrofa all’Olimpico di Torino sembrava essere divenuta l’arena del più grande carnevale italiano: uova, accendini, bottiglie e altri oggetti non identificati scagliati contro il pullman del Toro e fischi assordanti rivolti verso il tecnico granata De Biasi che, in settimana, aveva dichiarato di sentire l’appoggio soltanto del 70% dello spogliatoio. Un inquietante dilemma attanaglia le membra del Presidente Urbano Cairo (immaginando che parli in prima persona): “Ma chi me l’ha fatto fare a confermare nuovamente De Biasi avendo ancora sotto contratto un certo Novellino che, quando si tratta di tirare fuori gli attributi, non è secondo a nessuno? “… Continua il periodo no per l’Udinese di Marino (quinta sconfitta di fila in Serie A), schiacciata a Bergamo 3-0 da una super Atalanta, autentico rullo compressore tra le proprie mura. Da segnalare per i nerazzurri bergamaschi la grande prova del capitano Cristiano Doni, fresco di cittadinanza onoraria e il ritorno al gol dopo mesi di “astinenza da campo di gioco” del ritrovato Bobo Vieri. Quinto pareggio consecutivo per il Bologna del nuovo corso targato Sinisa Mihajlovic; stavolta però, al Granillo contro la Reggina, gli emiliani cambiano quantomeno il risultato: dopo i quattro 1-1 consecutivi ieri è arrivato il primo 2-2 stagionale. Negli anticipi di sabato, invece, hanno brillato la Roma, vittoriosa di misura a Verona contro il fanalino di coda Chievo (primo gol stagionale nonché nel nostro campionato per Menez) e la corazzata Inter che ha infilzato con tre perle una poco incisiva Lazio, confermandosi come maggior candidata per la vittoria finale.

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