Miccoli e Kjaer: dal Salento alla Scandinavia, vecchi e nuovi talenti rosanero

Miccoli e Kjaer: dal Salento alla Scandinavia, vecchi e nuovi talenti rosanero

di Basilio Milatos Il Benfica lo cerca, il Lecce lo sogna. Il Palermo ce lha e se lo tiene stretto. Fabrizio Miccoli appartiene alla razza dei giocatori di talento, quelli di cui nessuno discute la.

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di Basilio Milatos Il Benfica lo cerca, il Lecce lo sogna. Il Palermo ce lha e se lo tiene stretto. Fabrizio Miccoli appartiene alla razza dei giocatori di talento, quelli di cui nessuno discute la classe ma di cui, ogni tanto, molti discutono lutilità in una squadra. A volte per questioni tattiche, altre per problemi fisici, magari conditi dalla discontinuità quasi inevitabile in un certo tipo di calciatori. E successo perfino a Roberto Baggio di essere messo in discussione. Non andava tanto daccordo coi suoi allenatori. Ma chi poteva negare che fosse un campione? E successo ad Alex Del Piero, messo in discussione praticamente… sempre. Gianfranco Zola, altro talento purissimo, per trovare fortuna è dovuto andar via dallItalia. E il destino del talentuoso un po’ intermittente, magari esilino fisicamente, con un ruolo non sempre preciso: un po’ mezzapunta, un po’ seconda punta, un po’… 9 e 1/2, ossia un ibrido per definizione. Noi siamo convinti che Fabrizio Miccoli sia uno di quei giocatori, non proprio comunissimi, capaci di vincere le partite da solo. Con la squadra intorno, certo, non da solo. Quello poteva farlo solo un signore che di nome faceva Diego Armando, non a caso, per inciso, idolo assoluto del ragazzo leccese. Uno di quelli che… va oltre, può andare oltre, un collettivo che funziona a meraviglia o a una predisposizione tattica perfetta, perché senza giocatori di talento non cè organizzazione tattica che basti a vincere le partite o i campionati. Questo Zamparini lo sa, infatti l’ha voluto fortemente lo scorso anno, presentandolo senza indugi come un suo “pallino” e non cedendo questanno alle offerte economicamente importanti che provengono dal Portogallo. E lo sa anche mister Colantuono, il quale è perfettamente consapevole che in un 4-3-3 Miccoli avrà difficoltà enormi a proporsi come esterno, ma conta su di lui e cerca di trovargli una collocazione tattica adeguata, a costo di qualche “forzatura” sul modulo. Perciò oggi la sua permanenza in rosanero appare sicura (anche se mai dire mai a mercato aperto…), mentre a inizio ritiro da più parti si riteneva possibile, se non probabile, una sua cessione, sia pure a malincuore. Del resto, le possibili difficoltà tattiche non se le nasconde neanche lo stesso giocatore, che in conferenza oggi ha detto: “il ruolo di esterno nel nuovo modulo presuppone che io giochi largo, anche con compiti di copertura che non ho mai avuto in carriera. Io sono abituato a prender palla tra le linee e cercare di saltare luomo. Nessuno mi chiede di snaturarmi e infatti spero di arrivare in doppia cifra come numero di gol. Ma soprattutto spero di star bene e giocare con continuità”. Come dire: va bene il 4-3-3 ma io ho le mie caratteristiche e deve essere il modulo ad adeguarsi a me, non viceversa. La sensazione è che se Miccoli fa il… Miccoli, quello che conquistò la nazionale, tanto per intenderci, le discussioni sui numeri e sulla disposizione saranno poco più che aria fritta: il talento serve e se sano e motivato fa vincere. Punto. Il Miccoli di oggi, sicuro, motivato, tirato a lucido fisicamente, lascia ben sperare in questo senso. Da Nardò, vicino Lecce, a Forsva, in Danimarca, dove è nato Simon Kjaer, nuovo difensore del Palermo, di strada ce nè parecchia. Come cè una bella differenza tra i 189 cm del colosso biondo danese e i 168cm del nostro Romario del Salento, capelli e carnagione “un tantino” più scuri. Su questo ragazzo danese, appena diciottenne, sono pronti a scommettere tanti osservatori e addetti ai lavori dEuropa: è una grande promessa, un giovane di enormi prospettive, che peraltro, alla sua verdissima età, ha già dimostrato anche con la sua rappresentativa nazionale giovanile di essere un difensore di spessore, dotato oltretutto di grande personalità in campo. E anche fuori dal campo. Oggi in conferenza stampa il buon Simon è stato umile e realista. Ha detto di essere consapevole di non partire titolare, di sapere che ci sono ottimi difensori insieme a lui in squadra, ma di essere convinto di poter dimostrare tutto il suo valore non appena si sarà ambientato, soprattutto dopo che avrà superato il problema della lingua, che gli rende difficile comunicare e comprendere in campo. A maggior ragione perché solo pochi, tra i compagni, parlano linglese che invece lui conosce bene. Forse per un attaccante è più semplice inserirsi anche appena arrivato, devi essere meno sincronizzato ai movimenti degli altri. Chi non ricorda per esempio, il caso di Edinson Cavani, che Guidolin continuava a non impiegare “perché il ragazzo ha problemi con la nostra lingua”, ma che quando, per una serie di circostanze, fu – quasi “obtorto collo” – mandato in campo risolse la partita con un fantastico goal da fuori area al volo? Lì conta molto listinto, a volte la giocata individuale. In difesa no: se devi salire per mettere in fuorigioco lavversario, o devi “scalare” per coprire la discesa in avanti del compagno, devi intenderti bene con colleghi e allenatore. Ma Simon Kjaer sembra avere tutto per affermarsi, non solo il fisico e le capacità tecniche, ma anche una maturità maggiore della sua età. Non ci solo questioni liete che riguardano il futuro oggi di cui parlare, ma anche uno strascico polemico – e giudiziario – che riguarda il recente passato: i Grimaldi, padre e figlio, hanno annunciato di avere sporto querela, addirittura penale, nei riguardi di Maurizio Zamparini. Ricordiamo che i Grimaldi sono i procuratori di Carvalho Oliveira de Amauri, ossia uno dei giocatori più amati della storia recente rosanero, la cui cessione alla Juve si è perfezionata un paio di mesi fa, dopo una lunga trattativa. A detta di tutti gli attori coinvolti, laffare ha reso felici tutti: il giocatore, che va in una grande squadra e incassa tanti soldi (e con lui di conseguenza i suoi procuratori…), la Juventus che ha preso un autentico fuoriclasse e il Palermo che ha incassato la cifra più alta della sua storia per la cessione di un giocatore. Perfino i tifosi, ovviamente dispiaciuti per la perdita di un campione amatissimo, lhanno presa in fondo bene, perché sanno che alla Juve non si poteva dir di no, e che il ragazzo, a quasi 28 anni, meritava una chance del genere. Tutti felici quindi? Macché. Ad affare concluso, Zamparini sbottò pubblicamente contro i Grimaldi per avere cercato – secondo le parole del presidente – di estorcergli 2 milioni di euro come una sorta di “buonuscita” per la vendita di Amauri. Gli stessi procuratori, probabilmente spiazzati dalla sortita del presidente, ribatterono qualche spiegazione per la verità non troppo convincente, ma il cui succo in sintesi era che quella “buonuscita” era stata sostanzialmente pattuita in precedenza. Come siano andate effettivamente le cose ora sarà un giudice a stabilirlo. Certo è che non rappresenta una bella appendice per il commiato dal Palermo di uno tra i giocatori più amati di sempre. Amauri probabilmente ha poche colpe in tutto questo, intendiamoci: ma certo, se fosse intervenuto coi suoi procuratori e si fosse evitata questa triste appendice legale sarebbe stato meglio per tutti, in primis per lui. I Grimaldi in fondo, ricordiamolo, sono suoi “collaboratori”, e come lo stesso Amauri da Zamparini e dal Palermo hanno guadagnato parecchio. Ci si poteva lasciare perlomeno senza rancore.

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