MAURIZIO PISTOCCHI A TUTTO CAMPO“Il Palermo ha smarrito il filo del bel gioco”

MAURIZIO PISTOCCHI A TUTTO CAMPO“Il Palermo ha smarrito il filo del bel gioco”

Non ha usato mezzi termini Maurizio Pistocchi, giornalista Mediaset, nell’intervista rilasciata a “Mediagol.it”. Ecco il suo parere riguardo il Palermo: dal suo mister, Walter Zenga,.

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Non ha usato mezzi termini Maurizio Pistocchi, giornalista Mediaset, nell’intervista rilasciata a “Mediagol.it”. Ecco il suo parere riguardo il Palermo: dal suo mister, Walter Zenga, alla sua rosa, passando anche per il Mercato estivo. Come vede questo nuovo Palermo, targato 2009/10? “Il Palermo è partito con grandi ambizioni, perché diversamente dalla stagione scorsa quando Zamparini non ha comprato praticamente nessuno, quest’anno il presidente rosanero per accontentare le sue ambizioni e tacitare quella parte della piazza che non era contenta dell’addio a Ballardini, che aveva fatto vedere grande calcio, ha investito molto, parecchi soldi nel mercato, più di 20 milioni di euro in Bertòlo e Pastore. Quest’ultimo era considerato sicuramente uno delle grandi speranze del calcio argentino e poi ha fatto qualche altra operazione per un totale di 25 milioni di euro, che sono una bella cifra, circa 50 miliardi di lire”. I due grandi acquisti rosanero di questa estate, Bertòlo e Pastore, nelle prime giornate di campionato nn hanno mostrato tutto il loro potenziale. Come mai, secondo lei? “Purtroppo questi giocatori che arrivano da un campionato come quello sudamericano diverso dal nostro, hanno bisogno di un grande lavoro da parte del tecnico per inserirli nel calcio italiano che è un calcio difficile per tutti, compresi i giocatori che ci nascono e ci crescono, figuriamoci per gli argentini. Credo, come ho già detto, che questi elementi che sono arrivati a Palermo siano di grandi prospettiva, però vengono da campionati diversi e vanno allenati in un modo particolare”. All’Olimpico, la panchina rosanero era stracolma di nuovi acquisti, cioè quei giocatori che in realtà dovevano fare la differenza. Quello di questa estate, per il Palermo, è stato un buon mercato? “A Palermo sono arrivati dei giocatori che tutti volevano, poche sere fa parlando con Alberto Braida mi diceva che lui considerava Pastore il nuovo Kakà e che l’avrebbe voluto per il Milan. Non so se lui si sbagli, ma sicuramente non si è sbagliato Sabatini. Vi ricordo, così nessuno si dimentica, forse lo ricordiamo anche a Zamparini, che l’anno scorso prima dell’inizio del campionato Colantuono voleva vendere Simplicio e Cavani, che poi con Ballardini sono diventati due giocatori fondamentali, Miccoli ha fatto 14 gol, Cassani, che non giocava con costanza, è diventato terzino della Nazionale, Kjaer che era una riserva, un giocatore dell’ ’89 in cui non credeva nessuno è diventato nazionale danese e pezzo pregiato del mercato. Riassunto in breve , non esistono cattivi violini, ma cattivi suonatori, come diceva mio padre che negli anni ’60 lavorava con Angelini”. Domenica al “Barbera” arriverà la Juventus. Sarà già una prova decisiva per la stagione dei rosa e per le sorti del loro allenatore, Walter Zenga? “La gara contro la Juve non è decisiva per le sorti del tecnico, perché Zamparini ha scommesso troppo su Zenga, ha preso dei giocatori importanti, non può “buttarlo a mare” dopo solamente sei giornate, però può essere indicativa: si può anche perdere contro i bianconeri, ma si può perdere giocando a calcio e facendo in ogni caso una partita di spessore. Se si dovesse perdere male, senza giocare a calcio, si aprirebbe una crisi penso difficilmente reversibile”. Fuori Ballardini, dentro Zenga. La rivoluzione in casa Palermo è stata una di quelle che non è passata inosservata. Cosa pensa del tecnico ex Catania? “Zenga a me sta simpatico, a volte vive di ombre e di paura, pensa che il mondo ce l’abbia con lui, però è un ragazzo che nella sua vita e nella sua carriera ha attraversato dei periodi di grande difficoltà sia dal punto di vista umano che da quello professionale, ha dimostrato alla fine di avere un carattere forte: non si esce dalle difficoltà dove si è trovato lui se non si ha un carattere forte. Al di là della simpatia umana, però, dico che finora non ho visto fare calcio dalle squadre di Zenga. Un fare calcio nel modo in cui lo intendo io: un calcio con equilibrio tra la fase difensiva e quella offensiva”. Cosa significa per te “fare un buon gioco”? “Alle volte si sente dire dalla gente che non capisce niente, anche da parecchi addetti ai lavori: “Cosa significa giocare bene? Giocar bene non esiste, esiste solo vincere”. Beh giocar bene è molto semplice, una squadra lo fa, quando costruisce molte palle-gol e ne subisce poche”. Può esserci anche una riluttanza da parte della squadra rispetto alla particolare filosofia calcistica di Zenga? “Penso che noi parliamo spesso di una filosofia degli allenatori, che, secondo me, in realtà non esiste. Semplicemente ci sono allenatori che sono in grado di dare alla propria squadra un gioco e degli schemi offensivi e non è facile perché a fare gli schemi difensivi sono capaci tutti, mentre a fare quelli d’attacco sono capaci in pochi, e ci sono allenatori che non sono capaci”. Secondo lei, che differenza c’è tra il Catania della scorsa stagione e il Palermo di questa? “Io ho visto parecchie volte giocare il Catania dell’anno scorso, Walter ha ottenuto dei buonissimi risultati con la squadra etnea stessa, che era un buon team, ma che giocava un calcio insufficiente dal punto di vista diciamo dei contenuti. Anche quando ha vinto quel famoso derby contro il Palermo al “Barbera” se andiamo a rivederci la partita, contiamo venti palle gol del Palermo ed è inutile che Zenga si arrabbi quando Ballardini gli dice come domenica scorsa che la Lazio ha giocato meglio dei rosanero. Se uno va a fare lo score della partita e vede 28 tiri in porta della Lazio contro 2 del Palermo, 14 angoli a zero, 58 % di possesso palla, i numeri parlano da soli. Quindi credo che il problema stia nel manico”. La Juventus viene dal pari interno contro il Bologna, il Palermo ha bisogno di smuovere la classifica: che sfida sarà quella tra i rosanero e i bianconeri? “La partita contro la Juve di domenica sera è un match doppiamente fondamentale per Zenga e per il Palermo: perché i rosanero devono fare assolutamente risultato, non può permettersi di perdere, anche per la classifica, perché i punti finora sono veramente pochi. Come ha fatto rilevare Zamparini, la media è da retrocessione non da scudetto come aveva immaginato, un po’spavaldamente forse, Walter; ma anche soprattutto per convincere il presidente, che ascolta spesso dei consiglieri esterni a volte interessati. A lui quest’anno è stato consigliato di non fare polemiche, di non parlare, di non attaccare l’allenatore e fino adesso lo sta facendo, ma credo che la sua pazienza abbia un limite”. Cosa non ha funzionato nel lavoro di Zenga a Palermo? “Evidentemente il lavoro di Walter ha trovato delle difficoltà, tanto è vero che Zenga dopo un po’ di partite è stato costretto a ricorrere agli stessi uomini dell’anno scorso, impiegati nelle stesse medesime posizioni in cui li utilizzava Ballardini stesso. Nonostante questo però la squadra mi sembra che abbia smarrito completamente il filo del bel gioco, che era stata un po’ la caratteristica del Palermo dell’anno scorso. Questo non so se dipenda da un ritardo di condizione di alcuni giocatori importanti oppure, come qualcuno dall’interno del Palermo stesso sembra far trapelare, da un lavoro che non viene giudicato per il momento sufficiente”.

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