Materazzi:”Vi racconto il Mondiale di Germania..”

Materazzi:”Vi racconto il Mondiale di Germania..”

Domani sera, su Sky Sport 1 HD, alle ore 23.30, torna “I Signori del calcio“. Protagonista di questa puntata, il difensore dell’Inter Marco Materazzi. Ecco gli estratti principali.

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Domani sera, su Sky Sport 1 HD, alle ore 23.30, torna “I Signori del calcio“. Protagonista di questa puntata, il difensore dell’Inter Marco Materazzi. Ecco gli estratti principali dell’intervista al giocatore nerazzurro. Cosa ricordi del tuo primo giorno all’Inter? Un sogno. Avevo davanti Ronaldo, Vieri, Toldo. Fu una bella sensazione. Il rammarico più grande di quell’anno fu di non vincere lo Scudetto perché nessuno si aspettava che potessimo andarci così vicino. Poi sappiamo tutti com’è andata. E’ stata comunque un’esperienza quel 5 maggio? E’ una data brutta. Se si guarda solo quel giorno, sbagliammo tutti. Faccio il mea culpa anch’io per quel giorno ma ricordo che a Venezia, quando pareggiammo 1-1, ci fu dato un rigore contro che lo stesso Maniero (ex attaccante Venezia, ndr) ammise che non c’era. Anche a Chievo non ci fu dato un rigore su Ronaldo, cose che alla luce di quello che poi è successo fanno ancora più male perché quello sarebbe stato lo Scudetto più bello, al di là di quelli che ho vinto negli anni successivi. Hai detto che se tornassi indietro non diresti più ai giocatori della Lazio:“Io uno Scudetto ve l’ho fatto vincere”, riferendoti a Perugia-Juve di qualche anno prima… No, perché non darei più loro la soddisfazione di poter dire una cosa del genere, tanto quello che era successo, era successo. Non c’era più niente da fare. Perché è successo quel giorno? C’era un ambiente talmente irreale che ancora oggi non mi riesco a dare una spiegazione. La ferita rimane aperta e purtroppo ce la porteremo avanti per sempre. Cosa hai pensato quando a fine stagione è andato via Ronaldo? Ho parlato con lui il giorno stesso in cui ha firmato per il Real Madrid e fino a due ore prima che firmasse, mi diceva che non poteva stare all’Inter perché non andava d’accordo con Cuper. E io, quando ho un rapporto con una persona che mi guarda negli occhi e mi dice una cosa del genere, ci devo credere. E ci credo. Evidentemente lui non andava d’accordo col mister e voleva fare quest’altra scelta. Va rispettato uno che dice la verità. E quando è andato al Milan? Io avrei scommesso che sarebbe tornato all’Inter. Poi, purtroppo, ha preso un’altra strada. Capitolo Mondiali del 2006: il primo ricordo che hai? In camera con Gilardino, in divisa, ci siamo fatti una foto allo specchio e abbiamo detto: “Iniziamo questa avventura, chissà come andrà“. La tua avventura al Mondiale è iniziata per via dell’infortunio a Nesta. Speravi che lui rientrasse? Devo esser sincero? Dopo la semifinale pensai: “Il mio l’ho fatto, speriamo che torni Nesta così abbiamo più possibilità di vincere“. Pensai così perchè Nesta è sempre stato il mio idolo e il primo ad essere dispiaciuto per il suo infortunio ero io perché è troppo bello vederlo giocare. Quando fa il suo lavoro, è il numero 1 al mondo. Lui cosa ti diceva? Lui diceva poco perché era troppo dispiaciuto ma allo stesso tempo credo sia stato contento per me, per il mio gol e per averlo aiutato così a diventare Campione del Mondo. Quando hai saputo che avresti giocato la finale? Forse il giorno prima della semifinale, perché Nesta si era allenato con noi e aveva sentito fastidio. Anche se, ripeto, avrei preferito che recuperasse. Mi sembra di capire che ti è dispiaciuto essere diventato più famoso per l’episodio della testata con Zidane che per i tuoi gol? Quello forse era il mio destino. Ciò non toglie che in Finale ho segnato due gol e lui uno, e anche in questo mi sembra di aver battuto Zidane, così come poi l’Italia ha battuto la Francia. E quello era il mio più grande obiettivo. Se poi la gente e l’opinione pubblica vogliono fare passare la cosa per quello che non è stato, facciano pure, tanto non cambiano il risultato del campo. Ovunque vada, in qualunque continente, mi dicono che io sono quello che ha dato la testata. E questo ti fa capire bene il messaggio distorto che l’opinione pubblica ha voluto far passare, quello di far passare me come quello che ha sbagliato dimenticando che non era la prima volta che lui dava una testata, forse la quarta o la quinta. E nonostante questo, lui ne usciva pulito completamente. Questo è il messaggio che la Fifa e l’opinione pubblica hanno voluto far passare. Peggio per loro. A rivederla sembra una scena a rallentatore con lui che viene verso di te e ti colpisce… Se tu vedi il rallentatore prima, è diversa la cosa, perché quasi gli chiedo scusa perché ero impaurito per un eventuale suo colpo di testa, come era successo 10 minuti prima con la parata di Buffon. Quando poi gli faccio un cenno per chiedergli scusa e lui mi guarda dalla testa ai piedi con sufficienza, superficialità e superiorità, a me ha dato fastidio e da buon ruspante, gli ho risposto da italiano e lui probabilmente da non francese. Resta quell’immagine che credo la Francia e i francesi si porteranno dietro di lui che esce dal campo… Sì, e passa vicino alla Coppa e io sulla Coppa invece c’ho messo un cappellino dell’Italia e ho una bella gigantografia a casa mia. Quello penso sia il simbolo del nostro Mondiale. Tra l’altro tu hai detto che per scaramanzia non l’hai toccata, la Coppa, quando sei entrato in campo… Non l’ho toccata perché avevo paura di non poterla toccare dopo. Tua moglie ha detto che quando hai segnato c’è stato quasi un segnale dal cielo… C’era tipo un arcobaleno, cose che ha visto lei. Dovreste chiederlo a lei, anche se parla poco. Hai detto che sei arrivato così in alto perché probabilmente qualcuno ti ci ha portato. E’ la tua mamma? Questo è quello che ho detto dopo la gara con la Repubblica Ceca, infatti, dopo l’espulsione con l’Australia, tanti giornalisti mi hanno detto che era finita la Divina Provvidenza e ho dovuto stare zitto. Ma questo è il mio destino, fare notizia, ma tra altri 2-3 anni è finita, mi vedrete poco e dovrete trovare un altro che darà titoli sui giornali. Anche nella prima partita contro il Bari ho commesso un fallo su Alvarez e tutti sono saltati dalla sedia, compreso il Presidente degli arbitri Nicchi, che ha detto che dovevo essere espulso. Io l’ho preso come un consiglio a non fare più quello che ho fatto e ho aspettato 10-15 giorni per vedere se avrebbe fatto lo stesso nelle partite successive. Ci sono stati altri 3-4 episodi simili e ancora sto aspettando che dica qualcosa. Ancora non ha detto niente e questo mi fa pensare che parlare di me sia facile, però bisognerebbe parlare sempre di tutti, cosa che avrebbe fatto sicuramente in questa circostanza Collina, che ritengo al di sopra di tutte le parti. E’ anche per questo che dici “per qualche strano motivo non mi sono mai goduto fino in fondo tutto ciò che ho conquistato“? Forse sì, però potrebbe essere stata anche una molla per conquistare qualcosa in più, altrimenti mi sarei fermato alla prima. Cosa puoi dire di Roberto Mancini? E’ quello che ha riportato lo Scudetto all’Inter, quindi va detto grazie a lui, come a Ibra, che ci ha aiutato a vincere. E’ una persona che ha lavorato bene all’Inter, poi le strade si sono divise. Adesso lui sta aspettando di poter tornare in pista anche se quando sei fuori per tanto tempo è più difficile. Gli auguro di tornare presto. E l’Inter di Mourinho com’è? E’ tosta. E quando sbaglia una volta è difficile che sbagli la seconda. Sa quello che vuole e ha grandissima qualità. Cosa pensi di Mourinho? Gioco poco, ma lo porto sul palmo della mano perché è una persona onesta. A me quelli che dicono le cose in faccia piacciono, al di là del fatto che giochi meno. La cosa bella di questi anni all’Inter è che pur non giocando, stimo tantissimo il mister. E’ anche per questo che hai deciso di rinnovare e non andar via? L’anno scorso, a due mesi dalla fine del campionato, ero intenzionato a trovare una soluzione, perché a tutti piace giocare. Avevo fatto poche partite ma le avevo fatte bene, come con la Juve. Un giorno, però, mi chiamò il mister e mi disse che mi stimava, che non sarei partito da titolare ma che contava su di me come uomo e come giocatore, anche per dare qualche bastonata ai giovani come Balotelli. E queste sono le cose che mi fanno piacere. Ma c’è stato davvero il rischio di vederti nel Milan? Forse l’anno prima del Mondiale, perché giocavo poco e loro mi volevano a tutti i costi però, poi, il cuore ha avuto la meglio e oggi posso dire di aver fatto la scelta giusta. Rispetto al prossimo Mondiale cosa pensi? Penso che il mister lavora su un gruppo per due anni e trovo giusto che al Mondiale ci vadano quelli che lo stanno conquistando. Poi, semmai ci fosse bisogno di me e riuscissi a giocare qualche partita in più dell’anno scorso, sono a disposizione. Hai detto di andare anche d’accordo con Gattuso e con Ibra, perché vai d’accordo con i terroni (Gattuso) e con gli zingari (Ibra). Con i terroni, che sono io, e con gli zingari, che sono ancora io. E’ vero. Tuttora ho un buon rapporto con Ibra, nonostante le schermaglie prima della partita col Barcellona perché lui ha detto che ha fatto vincere l’Inter per 3 anni. E vorrei vedere! Uno che guadagna 12 milioni, ce lo deve far perdere! E così ha fatto, ha contribuito a farci vincere tre scudetti consecutivi e lo ringrazierò sempre. E quando mi ha chiesto consiglio quest’estate, a Los Angeles: “Tu andresti?”: Gli ho detto che se voleva provare qualcosa di nuovo, andava in una grandissima società, dove però sarebbe stato uno dei tanti e all’Inter invece era il numero uno. Lui ha fatto una scelta e gli auguro tutto il bene, non di vincere la Champions perché quella spero di vincerla io. Al di là delle discussioni che abbiamo vinto in questi tre anni, è una persona che mi ha fatto vincere e lo ringrazierò sempre. Cosa farai nel tuo futuro? La cosa che farei, e l’ho detto al Presidente, non è il Dirigente ma regalare un sorriso ai bambini di Inter Campus, perché vorrebbe dire girare il mondo, visitarlo come si deve e conoscere le loro culture. Regalare un sorriso a un bambino penso che sia la cosa più bella che uno possa fare e che io potrei fare per l’Inter.

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