La rabbia del Toro e l’insidia degli ex, gli ostacoli da superare per (ri)vincere a Torino

La rabbia del Toro e l’insidia degli ex, gli ostacoli da superare per (ri)vincere a Torino

di Basilio Milatos Dolce come il buon cioccolato che si trova nelle sue pasticcerie. Così fu Torino un mese fa per i colori rosanero, corsari in casa della Juve. Adesso può diventare.

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di Basilio Milatos Dolce come il buon cioccolato che si trova nelle sue pasticcerie. Così fu Torino un mese fa per i colori rosanero, corsari in casa della Juve. Adesso può diventare dolcissima, magari quanto la nostra mitica cassata, facendo dimenticare così l’amaro somministrato lo scorso anno ai tifosi del Palermo. La prima “gita” piemontese, allora, portò in dote cinque gol juventini e il primo esonero per Stefano Colantuono; la seconda, contro il Toro non fu certo più piacevole, perché i rosa sembravano in ripresa e alla sfida con i granata, si presentarono pieni di baldanzosa fiducia. Invece, dopo un ottimo primo tempo con strepitoso gol di Amauri, ci fu il crollo nella ripresa, sotto i colpi dei “ripudiati” Diana e Di Michele. Adesso è un altro Palermo. Altri protagonisti, in buona parte, ma soprattutto altro spirito, altro carattere, altra squadra. Basterà per vincere? Chissà. Anche il Toro è una squadra diversa, la classifica, fin qui, non lo attesta ma certamente è molto più forte. E gli ex ci sono ancora, anche se David Di Michele è emigrato in Inghilterra ed Eugenio Corini è out per infortunio. Già, il “Genio”. Confessiamolo pure, a ripensarci un pizzico di malinconia arriva sempre, inesorabile. In fondo, forse è meglio che non sia in campo, perlomeno evitiamo il solito ritornello, ormai divenuto un po’ stucchevole, del refrain “esultanza si-esultanza no” in caso di gol. Corini non gioca, di sicuro non farà gol al Palermo. Non si è sentito pubblicamente in questi giorni, l’ex capitano, pare che non abbia rilasciato interviste, ma è certo che non sarà una vigilia come le altre per lui. Come non lo è per chi – e sono tanti – a Palermo gli ha voluto bene, riconoscendogli una classe dentro e fuori dal campo che davvero ha dato lustro per 4 anni alla maglia rosanero. Senza nulla togliere ad altri grandi protagonisti, Eugenio Corini per molti versi è stato il simbolo della rinascita del Palermo: dalla B all’Europa sempre in primo piano, sempre corretto in ogni atteggiamento, da vero leader. Poi è andata com’è andata, è finita in un modo diverso da quello che era lecito attendersi, e probabilmente qualcuno lì peccò di miopia, da una parte e dall’altra: forse il giocatore stesso, magari per orgoglio, s’irrigidì troppo su certe prese di posizione e, sull’altro versante, in società, non si volle capire che certi giocatori, certi uomini, devono restare comunque in una squadra, a prescindere dal ruolo che ricopriranno, perché rappresentano per i tifosi, per l’ambiente tutto e per gli avversari qualcosa che va aldilà di un semplice calciatore. Sono un simbolo, una bandiera. Per questo, le punizioni o i lanci di Corini questa volta saranno un pericolo in meno, ma ce ne saranno altri. Oggi il Toro vive un momento negativo, la squadra non demerita in campo ma la classifica non rispecchia le ambizioni del suo facoltoso presidente Urbano Cairo e probabilmente nemmeno le potenzialità di un organico che –per limitarci al solo attacco – vanta gente di assoluto rilievo come Rosina, Bianchi e Amoruso. Un trio che poche squadre possono permettersi, anche se Mister De Biasi (anche lui un ex, ma molto più “datato”…) solo saltuariamente ha impiegato i tre giocatori tutti insieme. Contro il Palermo è incerto se verrà schierato Bianchi o ancora Stellone, è dato per favorito invece l’impiego di Rosina e Amoruso, due tipi che la rimaneggiata difesa rosa farà bene a tener d’occhio con molta attenzione, come ha detto ieri Cesare Bovo. E poi, per tornare agli ex, ci saranno Aimo Diana, Marco Pisano e Simone Barone. Tre storie diverse, tre addii diversi, ma tutti caratterizzati da qualche incomprensione, da un “feeling” incrinato con l’ambiente rosanero. Di Diana si ricorda assai poco, di ragguardevole, in campo, ancor meno nel suo rapporto con la città: pochissime interviste, rare apparizioni in pubblico. Anche Simone Barone non mostrò mai un gran feeling con l’ambiente Palermo, ma la sua impronta sulla squadra fu di ben altro spessore. Due anni al fianco di Corini, costituendo una coppia centrale di grande valore, dove Barone era il classico giocatore “completo”, capace di correre, recuperare palloni ma anche di impostare il gioco con buone qualità. Con qualche gol memorabile di tanto in tanto, per esempio la doppietta al Barbera in una rimonta clamorosa contro la Roma, da 0-3 a 3-3. Alla fine di quella stagione, non per niente, Barone fece parte del gruppo azzurro che si laureò Campione del Mondo in quel di Germania. Andò via tra qualche polemica, ma sembra acqua passata: in settimana, anzi, ha dichiarato che in rosanero ha vissuto gli anni migliori della sua carriera fino ad oggi. Ben altra voglia di rivalsa è emersa nelle parole di Marco Pisano, che al suo arrivo fece di tutto per farsi ben volere a Palermo, ma ebbe la sfortuna, per certi versi simile a quella dell’allora compagno Andrea Caracciolo con Toni, di dover rimpiazzare nel cuore dei tifosi rosa un ex amatissimo, Fabio Grosso, che rispetto a lui aveva prerogative tecniche e tattiche molto differenti. Alle prime difficoltà il pubblico non fu tenero con Pisano e lui –giustamente, dal suo punto di vista- non ha dimenticato: “Se normalmente dai il 100% per vincere, io contro il Palermo darò il 110%”. Insomma, le insidie sono tante, dal valore tecnico del Toro alle motivazioni che animeranno i suoi giocatori, passando per la tradizione, che racconta che su quel campo il Palermo raramente ha sorriso. Davide Ballardini, però, si aspetta segnali di ulteriori crescita da parte della squadra, che dal momento del suo arrivo ha sempre evidenziato una personalità spiccata, contro qualsiasi avversario, eccetto forse che a Lecce. Tornare da Torino con un grande risultato sarebbe oltretutto il miglior viatico per prepararsi con enorme entusiasmo in tutto l’ambiente al gran “gala” contro l’Inter, nel prossimo turno di campionato, nell’anticipo serale. Non agevola i buoni pensieri l’assenza in difesa di Moris Carrozzieri, che ha saltato fin qui solo il secondo tempo di Catania e l’intero match con la Fiorentina. Ebbene, sarà una coincidenza, ma in questa partita e mezzo il Palermo ha beccato cinque gol. Dietro, in compenso, rientra Cesare Bovo, Federico Balzaretti ha recuperato e l’altro centrale sarà uno tra Simon Kjaer o Hernan Dellafiore; entrambi hanno ottime chances di fare bene, specie se, vista la giovane età, non pagheranno dazio all’esperienza di una “vecchia volpe” dell’area di rigore come Nick Amoruso. Rientra anche Fabio Liverani e – visti anche i dibattiti in settimana – è perfettamente superfluo sottolineare l’importanza del capitano per gli ingranaggi del “motore” rosanero nella zona nevralgica. Con lui in campo Fabio Simplicio può giocare qualche metro più avanti, libero di inventare e cucire il gioco offensivo da vero euro-brasiliano, vale a dire con l’eleganza sudamericana e la concretezza tipica del calcio del Vecchio Continente. Un discorso a parte merita Antonio Nocerino. Qualche settimana fa è stato punzecchiato da Maurizio Zamparini che lo esortava a far meglio e lui ha incassato il colpo senza replicare; adesso è in crescita, come lo stesso giocatore ha dichiarato in un’intervista di ieri alla carta stampata, e la sensazione è che gradatamente possa assumere un ruolo sempre più determinante nel centrocampo del Palermo. D’altra parte, è stato preso per essere un leader: i suoi idoli sono Gennaro Gattuso e Daniele De Rossi, lui ha ventitré anni e tutto il tempo e le potenzialità per emularli. Per il momento, insieme a tutti i suoi compagni, cercherà di “matare” il Toro e volare sempre più su in classifica.

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