La pillola derby fa effetto Il nuovo cinismo rosanero: vincerle tutte!

La pillola derby fa effetto Il nuovo cinismo rosanero: vincerle tutte!

di Francesco Graffagnini Non tutti i derby vengono per nuocere. La valutazione, ne sono certo, farà storcere il naso (comprese altre parti anatomiche del viso) a più duno: in.

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di Francesco Graffagnini Non tutti i derby vengono per nuocere. La valutazione, ne sono certo, farà storcere il naso (comprese altre parti anatomiche del viso) a più duno: in particolar modo a quanti ieri hanno sentito lesigenza, legittima e certamente apprezzabile per compostezza di manifestazione, di contestare la squadra rosanero, alla prima gara casalinga dopo la Caporetto contro il Catania. Tuttavia è un dato di cui non si può non tener conto: leffetto derby ha prodotto una reazione. Piuttosto che generare un abbattimento senza fondo nellanimo e nella psiche di giocatori e tecnico, ha invece dato il La ad una bruciante ripartenza. Vittoria netta e sobria in casa della (odiata) Fiorentina; vittoria divertente e spettacolare al Barbera contro il (gemellato) Lecce. Basterebbero questi due risultati per affermare che lonta è più che lavata (anche se cè sempre qualcuno che potrà, legittimamente e compostamente, dire che quel tipo di debacle sono difficili da cancellare). Eppure siamo convinti che (come diceva il buon Corrado alla Corrida) non finisce qui. Qualcosa è scattata nel gruppo rosanero: una molla che probabilmente, finora, nessuna sollecitazione del campionato, al pari del derby, era riuscita ad innescare. La consapevolezza della propria forza, che fin qui aveva fatto vieni e vai, adesso – da due gare a questa parte – sembra venga pienamente padroneggiata da Liverani e compagni. E come se i rosa si fossero detti: “Siamo bravi, ok, ma se poi rimediamo figure come quella contro il Catania chi volete che creda che lo siamo?” Il risultato immediato e visibile di questa matura presa di coscienza è, senza dubbio, la concretezza inusuale per questo gruppo di giocatori – almeno fino a un paio di settimane fa. Fino al derby il Palermo era sì stato bello a vedersi, ma anche sciupone quasi da far rodere il fegato ai propri tifosi. E lì giù con le critiche alle capacità realizzative di attaccanti e trequartisti, con il povero Edi Cavani messo in croce (forse anche per i sui tratti somatici alquanto gesuitici). Da due partite, invece, la truppa Ballardini si è messa a raccogliere ciò che semina, dando limpressione di non sprecare nulla che possa essere concretizzato in gol. Scrive oggi Alessandro Vocalelli sul Corriere dello Sport: “I siciliani hanno reso amarissimo il debutto di De Canio, battendo largamente il Lecce. Si è rivista allopera la banda Ballardini, che voleva farsi perdonare la pesante sconfitta nel derby con il Catania. Così, dopo la vittoria di Firenze, è arrivato anche il sonante successo sul Lecce. Stavolta il Palermo è stato meno scintillante del solito, ma più concreto e spietato. Bravo Cavani, ancora una volta è stato Miccoli luomo in più”. E bravo Cavani! Ieri, finalmente, si è avuta la netta sensazione che luruguaiano abbia giocato tenendo in mano le redini della fase offensiva. Pronti via e scatto bruciante in area di rigore, atterramento e penalty. Chi lo tira? Vuoi che Miccoli non si sentiva di infierire ai danni della propria squadra del cuore così a freddo e su una sentenza ormai quasi scritta. Ma Edi si è comunque ritagliato il suo meritato spazio di determinazione e responsabilità, non fallendo loccasione. Poi la solita gara, fatta di tanto movimento, ma condita ulteriormente da una voglia di gol finalmente da vero rapace degli ultimi 15 metri: si può spiegare in questi termini la realizzazione del quinto gol rosanero. Al suo fianco Miccoli che, nota stonata della giornata di ieri, salterà per squalifica la trasferta di Chievo. Ora come ora lunico modo per tenerlo lontano dal terreno di gioco. Nonostante infatti la stampa provi sempre ad affibbiargli uno stato di indisponibilità fisica latente, pronta a rivelarsi a poche ore prima delle gara, lui è da un po di settimane che non manca lappuntamento col campo e, nonostante non sia (e forse non lo sarà mai del tutto) al cento per cento, finisce sempre con lessere luomo in più, il valore assoluto aggiunto di questa squadra. Una squadra, appunto, che gioca e pensa come tale: questo il Palermo di Ballardini, fortunatamente, lo è sempre stato. Adesso pare lo voglia manifestare ogni maledetta/santa domenica. Il derby non solo ha dato la voglia di dimostrare cosa si è in grado di fare. Ha anche fornito un nuovo obiettivo: un obiettivo diverso da quelli più volta sbandierati allesterno del gruppo durante la prima parte del campionato e puntualmente venuti meno. La nuova meta del Palermo non si chiama Uefa, non si chiama Champions. Piuttosto prende il nome di: vincerle tutte, da qui alla fine. La squadra lo vuole fare e ci proverà di gara in gara. Niente più calcoli, niente più orizzonti di lungo o medio termine: da qui fino al termine della stagione ogni partita è una finale. Ovviamente chi osserva dallesterno inizia a temere la marea rosa e già parla di ”Palermo che può rientrare per il quarto posto” (vedi dichiarazioni di Giampiero Gasperini, tecnico del Genoa). Ma qualcosa ci dice che Liverani e Co. presteranno poca attenzione a queste false lusinghe. Da questo punto di vista, se proprio si vuol stare sicuri che la squadra non perda di vista lobiettivo primario – il valore della singola partita, può tornare utile la manifestazione di dissenso civile e composto da parte della tifoseria. Come dire: ricordatevi che adesso vi siete assunti un impegno morale con noi e con la città. La cosa potrebbe essere manifestata anche in maniera meno plateale dello sciopero di ieri: basterebbe mettere una fascia bianca al braccio, come fanno gli operai delle fabbriche del Giappone dove si manifesta il malessere senza per questo bloccare la produzione. Oppure si potrebbero listare a lutto gli striscioni. Ipotesi fantasiose, certo, ma che rendono un concetto di fondo: restare vigili, sempre…visto che il campionato non è affatto finito tre domeniche fa.

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