IL TRACOLLO DEI GIGANTI La Francia quasi fuori, Messico e Svizzera rivalutano lItalia

IL TRACOLLO DEI GIGANTI La Francia quasi fuori, Messico e Svizzera rivalutano lItalia

Una cosa adesso è certa. Marcello Lippi avrà tanti difetti – e per ora glieli stiamo ricordando proprio tutti – ma un pregio gli va riconosciuto: come sceglie lui le.

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Una cosa adesso è certa. Marcello Lippi avrà tanti difetti – e per ora glieli stiamo ricordando proprio tutti – ma un pregio gli va riconosciuto: come sceglie lui le avversarie per le amichevoli non le sceglie nessuno! Perchè, guarda caso, proprio Messico e Svizzera, che tanto ci avevano fatto dubitare delle credenziali degli azzurri, hanno messo a segno due delle più grandi sorprese di questo Mondiale sudafricano. E lo hanno fatto con pieno merito. Che i ragazzi terribili di Aguirre e i massicci rossocrociati di Hitzfeld fossero squadre “vere” ce ne eravamo accorti proprio in quelle due esibizioni premondiali nelle quali i nostri giocatori erano stati messi alla frusta, ma le imprese compiute contro Spagna e Francia hanno confermato tutto ciò che di buono avevamo visto. E se per la Spagna narcisa e supponente di Del Bosque cè ancora tempo per svegliarsi e rimediare alla sconfitta (ricordiamo: 1982, Algeria-Germania 2-1 e poi Germania in finale – 1994, Eire-Italia 1-0 e poi Italia in finale) la Francia del detestabile – e detestato da tutti – Domenech è ormai con le valigie pronte per tornare a casa. Una specie di contrappasso dantesco per una nazionale che è arrivata in Sudafrica rubando il posto allEire di Trapattoni con quel famoso scippo di mano di Henry. Partiamo proprio dai “bleus” che ieri sera sono crollati contro il Messico in modo ancora più netto di quanto non dica il 2-0 finale. Fatta salva la prova efficace e scintillante dei ragazzini messicani (di fatto quasi la stessa squadra che diventò a sorpresa campione del mondo under 17), i francesi sono sembrati inesistenti soprattutto dal punto di vista psicologico. Undici estranei che sembravano capitati lì per caso, quasi come se avessero deciso (ricordate la Longobarda di Oronzo Canà?) di perdere apposta per fare un dispetto al loro allenatore-despota. In proposito, il titolo dellEquipe (“Gli impostori”) parla da solo. La gara di ieri sera può quindi essere considerata la fine di un ciclo, e spetta ora a Laurent Blanc il delicato compito di ripartire da zero per una nazione che appare al momento priva di talenti di spicco, se si pensa che Gourcuff (bestemmia calcistica sesquipedale!!!) doveva essere lerede di Zidane. Una cosa è sicura, almeno in panchina, la Francia sarà più simpatica. Discorso diverso invece per la Spagna, che ha perso solo perchè troppo innamorata di se stessa e troppo convinta dei propri mezzi. Undici straordinari solisti, gli iberici, che ora devono imparare a diventare unorchestra. Il compito spetta ovviamente a Del Bosque, che intanto laltro giorno ha ricevuto una lezione severissima da uno che lallenatore lo sa fare bene e lo sa fare da anni: Ottmar Hitzfeld. Lex tecnico di Bayern e Borussia Dortmund ha assemblato e plasmato una nazionale che sembra un blocco di granito. Uomini umili, senza sprazzi di grandissima classe (ma occhio a Derdyiok e Fernandez!) ma con idee di gioco semplici e chiarissime. Eseguite, guardacaso, con precisione svizzera. Intanto, come se niente fosse, sul Mondiale si abbatte il tifone albiceleste. La nazionale argentina gioca, vince e diverte. E Dieguito in panchina è uno spettacolo nello spettacolo. Sei punti in due partite e ottavi garantiti, il tutto senza i gol di Leo Messi. Quando anche la “pulce” aggiusterà la mira potremo probabilmente calare giù la saracinesca e dare la coppa allArgentina. Unico problema la difesa scricchiolante, che senza Samuel potrebbe essere ancora più perforabile. Al di là delle consuete Argentina e Brasile, va detto che tutte le squadre sudamericane stanno impressionando per compattezza, qualità e risultati. LUruguay giustiziere del Sudafrica, lottimo Paraguay visto contro lItalia e il Cile vittorioso contro lHonduras sembrano già autentiche mine vaganti per il prosieguo del torneo. Aggiungiamo il già citato Messico e il quadro è completo. Deludentissime invece le africane, che stanno tutte, a mio avviso, soffrendo la pressione (per loro inconsueta) del primo mondiale “in casa”, e patendo il fatto che nessuno le affronta più come squadre materasso. Noi aspettiamo invece domenica, quando contro la Nuova Zelanda ci sarà il primo momento di svolta del nostro Mondiale. Non esistono ovviamente alternative alla vittoria, possibilmente anche convincente, e qualsiasi altro risultato non potrà che essere catalogato come vergogna incancellabile visto che gli “All White” (battezzati così proprio per contrasto con la nazionale di rugby) sono né più né meno unallegra banda di studenti in gita premio. La perdita di Buffon (vado controcorrente) non mi preoccupa assolutamente. Da tempo sostengo infatti che il nostro portierone ha vissuto un anno di scarsa forma, travolto anche lui dalla disfatta juventina. Il giovane ed esplosivo Marchetti rappresenta un sostituto che offre tutte le garanzie del caso (Jabulani permettendo), ed è un peccato per Sirigu che la Fifa abbia rifiutato la sostituzione del portiere. Terzo guardapali quindi, in casi estremi, è stato designato il doriano Palombo. Inutile dire che preghiamo tutti gli dei del calcio affinchè ci conservino sani Marchetti e De Sanctis! E in mezzo allo spettacolo allegro e coloratissimo degli spalti di tutti i bellissimi stadi sudafricani, e al gracchiare delle insopportabili e malefiche “vuvuzelas”, si sta consumando un mistero a metà tra la spy-story e il caso umano. Quattro giocatori della Corea del Nord sono spariti. Nulla si sa di loro, se non che laltro giorno contro il Brasile non erano né in campo né in panchina né in tribuna né in ritiro. La Fifa ha intimato alla federazione nordcoreana di dare spiegazioni, ma senza esito. Gli asiatici sono chiusi in un ritiro più blindato di Fot Knox, hanno la bocca più cucita di un muto e non hanno giornalisti al seguito che possano dare spiegazioni. Lipotesi più credibile è che siano fuggiti dal ritiro e che abbiano chiesto asilo politico, un qualcosa che non si vedeva dagli anni 70 e dai tempi della “cortina di ferro” in Europa. La Fifa non sa che pesci prendere, anche perchè la Corea del Nord è obbligata a portare tutti i giocatori, pena la sconfitta a tavolino. Una brutta, bruttissima storia, che rischia di macchiare indelebilmente un mondiale che si sta svolgendo allinsegna dellallegria. Di Giuseppe DAgostino

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