IL RITORNO DI ABEL HERNANDEZ LA FRECCIA IN PIÙ NELL’ARCO DI SANNINO

IL RITORNO DI ABEL HERNANDEZ LA FRECCIA IN PIÙ NELL’ARCO DI SANNINO

Di Fabrizio Anselmo “Gol pazzesco di Hernandez, mamma mia che gol, un siluro sotto l’incrocio dei pali, quasi verso la linea di fondo, ha chiuso con il collo del piede sinistro. La.

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Di Fabrizio Anselmo “Gol pazzesco di Hernandez, mamma mia che gol, un siluro sotto l’incrocio dei pali, quasi verso la linea di fondo, ha chiuso con il collo del piede sinistro. La conclusione violenta e irraggiungibile per Amelia, il Palermo è in vantaggio, questo è un gol da raccontare a molte generazioni di tifosi rosanero”. Esattamente così, due anni e un giorno fa, il 20 aprile 2011, Francesco Repice dai microfoni di Radiouno, commentava in estasi la prodezza di Abel Hernandez nella semifinale di andata contro il Milan, che portava il Palermo in vantaggio contro i futuri campioni d’Italia, annichiliti dai rosa sul piano del gioco e poi eliminati nel doppio confronto da un Palermo stellare. La Joya è stato uno dei protagonisti di quell’annata da record, ma, nel corso degli anni, complice alcuni infortuni nei momenti clou della sua carriera, il suo talento è stato messo sempre di più in discussione. Eppure sin dal suo arrivo a Palermo, nel Gennaio del 2009, Hernandez ha sempre dimostrato di saperci fare col pallone. Così, nel corso delle stagioni, la promessa uruguaiana è divenuta una certezza per i vari allenatori succeduti nella panchina del Palermo, e, da riserva di lusso, Hernandez diviene titolare a suon di gol. La fortuna è bendata ma la sfortuna riesce a vederci bene, avrà pensato più di una volta Hernandez, e così, ogni qual volta il giovane talento sta per spiccare il volo, il fisico lo abbandona e le voci di un atleta poco atleta fuori dal campo, prendono la consistenza della verità, essendo avallate persino dal suo presidente Zamparini. In questi mesi di buio sportivo, ben 179 giorni dalla rottura del legamento crociato del ginocchio destro, il giovane Abel, si ritrova a fare i conti con la fragilità umana. Vittima delle sue stesse debolezze, conosce la depressione ma riesce ad uscirne grazie all’aiuto dei suoi genitori e del suo amico German Dominguez che lo segue costantemente ad ogni suo spostamento. L’Hernandez che entra in campo all’82’ minuto del match di domenica contro il Bologna, è un uomo nuovo ma è anche giocatore diverso da quello che abbiamo conosciuto a Palermo. In conferenza stampa è lo stesso numero 9 rosa che chiarisce in cosa è cambiato: “In questi mesi in cui sono dovuto stare fermo ho capito che nel calcio cè bisogno di sacrificarsi molto. Adesso mi sento più forte di prima, e anche più prima punta. Ho acquistato circa 4 chili di massa muscolare ed è un aspetto molto importante. Ma prima di tutto viene la squadra”. Beppe Sannino ha di sicuro una freccia in più nell’arco, e se riuscisse a ripetere il miracolo mentale che ha riportato Ilicic ad essere uno dei centrocampisti più forti e completi d’Italia, rendendolo più concreto ma soprattutto più continuo, allora il Palermo potrebbe davvero sperare in una cavalcata che avrebbe i crismi dell’impresa. Nel 3-5-2 di Sannino si è dovuto fare i conti con la sterilità di un attacco che, fino a questo momento, ha segnato solo 29 gol in 33 giornate, il secondo peggiore dopo quello del Pescara. L’assenza di un uomo d’area in grado di agire da prima punta è stata la vera lacuna strutturale di questa squadra costruita male, e che ha dovuto fare anche i conti con gli infortuni dell’unico giocatore in grado di fare la differenza, Fabrizio Miccoli, nonché con la lunaticità di un presidente che, volente o nolente, ha fatto di tutto per complicare il cammino, già difficoltoso, dei rosa. Il calciomercato di riparazione, per sopperire alla difficoltà realizzativa del Palermo, ha portato in dote la punta Boselli che, nonostante l’impegno profuso, non è il bomber in grado di sbloccare le partite con un guizzo o una finezza, ma il ritorno di Hernandez potrebbe essere la chiave di volta nella gestione tattica di Mister Sannino che, sfruttando gli spazi aperti da Ilicic, potrebbe giovare degli inserimenti della Joya, maestro nel rubare il tempo ai difensori avversari. Adesso sta ad Abel Hernandez dimostrare a sé stesso in primis, ma anche alla squadra, al mister, al presidente, e ai tifosi che l’hanno aspettato, di essere il vero acquisto di questo Palermo, un giocatore su cui potere contare per entrare nella storia, contribuendo con i suoi gol, a quest’impresa impossibile chiamata salvezza.

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