Il Palermo scaccia i fantasmi del derby Simplicio e Miccoli fanno viola la Fiorentina

Il Palermo scaccia i fantasmi del derby Simplicio e Miccoli fanno viola la Fiorentina

di Leandro Ficarra Non poteva esserci una risposta migliore a chi pensava che la debacle patita nel derby contro il Catania non fosse solamente il frutto della classica giornata storta. IL.

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di Leandro Ficarra Non poteva esserci una risposta migliore a chi pensava che la debacle patita nel derby contro il Catania non fosse solamente il frutto della classica giornata storta. IL RISCATTO – Il Palermo ha sbancato Firenze con una partita tatticamente vicina alla perfezione, dando un segnale forte a critica e pubblico in termini di determinazione, compattezza e identità strutturale. Il prestigioso blitz esterno a casa Prandelli è fortemente caratterizzato dalla figura di Davide Ballardini che, nonostante gli spifferi di burrasca, ha dato prova di personalità, competenza e convinzione nel suo modello tattico a dispetto dei dubbi e dei suggerimenti influenti (vedi Zamparini) che viravano in altra direzione. IL MODULO – Il tecnico romagnolo ha mostrato coraggio e coerenza a tutela della bontà del lavoro fin qui svolto e, seppur reduce da una striscia preoccupante (quattro punti nelle ultime sei gare e ben sei reti al passivo negli ultimi due stop interni), non ha ceduto alla tentazione della difesa a tre o cinque che dir si voglia, e nonostante la presenza di un avversario a trazione offensiva e con due bocche da fuoco come Mutu e Gilardino, ha riproposto il consueto 4-3-1-2. Una dimostrazione di convinzione nelle sue idee e nel suo impianto di gioco che lo ha esposto agli eventuali strali del patron ma che è stato un chiaro messaggio di fiducia alla squadra. Una squadra responsabilizzata e forse per questo inizialmente un pò contratta, ma che ha recepito alla perfezione l’input sciogliendosi col passare dei minuti, ritrovando fluidità, sincronie e freschezza e colpendo due volte la difesa viola con Simplicio prima e Miccoli poi. AVVIO DIFFICILE – Un due a zero che non ammette repliche, figlio di un Palermo fortunato nei primi dieci minuti in cui ha rischiato due volte la capitolazione: prima su un destro che ha scheggiato il palo scoccato da Jorgensen quindi su un sinistro a fil di montante di Gilardino da posizione leggermente defilata. Pronti via: due occasioni per i viola nate entrambe da due amnesie difensive rosanero firmate Carrozzieri (errore in disimpegno) e Bovo che difetta sulla copertura della palla facendosi rubare il tempo dal Gila. Prandelli opta inizialmente per un 4-3-1-2 con Jorgensen vertice alto tra le linee con il duplice compito di inserirsi centralmente e pressare Liverani, ed il tandem offensivo composto da Mutu e Gilardino. Ballardini, complici le assenze di Migliaccio e Bresciano, cambia uomini ma non disegno tattico rispolverando Guana e Nocerino gladiatori del solito rombo completato da Liverani in regia e Simplicio sulla trequarti dietro Miccoli e Cavani. L’inizio, causa fisiologica “bambola” mentale post-derby è chiaramente di marca viola: Fiorentina più tonica e aggressiva con Comotto e Pasqual a spingere forte sulle corsie costringendo sulla difensiva i dirimpettai rosanero, Melo a far valere la sua fisicità in percussione, Montolivo alla costante ricerca delle due punte e Palermo un pò in affanno a rintuzzare. Guana fatica a trovare il passo, la squadra non ha le giuste distanze e la serenità per uscire palla al piede in fraseggio. Passata la paura dopo il palo di Jorgensen e l’occasione sciupata di Gilardino, il Palermo inizia a prendere coraggio e comincia il suo giropalla ragionato con pregevoli uno-due ed imbucate alla ricerca degli spazi. FIORENTINA IN EMERGENZA – La partita, come si paventava alla vigilia, si presenta tatticamente con le premesse ideali per le caratteristiche dell’undici rosanero: la Fiorentina, per il suo dna offensivo, in ogni reparto lascia spazi tra le linee e presta il fianco alle ripartenze avversarie, gli esterni bassi viola spingono molto e curano meno la fase difensiva, Gamberini e Dainelli non sono due fulmini di guerra se presi palla a terra in velocità. Il Palermo capisce di potere sfruttare tali lacune e lo fa bene con Liverani, direttore d’orchestra, ed un brioso Simplicio che raccorda il gioco tra le linee duettando bene sullo stretto con Cavani e Miccoli. Il brasiliano, in giornata di vena, prima spaventa Frey con un destro dal limite quindi si incunea centralmente con grande incisività tra le maglie della trequarti viola calciando male da ottima posizione. Cavani fa un lavoro mirabile in termini di sponda e dinamismo senza palla, Miccoli appare tonico e voglioso e svaria su tutto il fronte offensivo gestendo con intelligenza ogni pallone. Guana e Nocerino prendono le misure a Melo e Montolivo e cominciano ad accompagnare la manovra con più ordine e personalità. Conquistata l’inerzia in mezzo al campo crescono progressivamente anche Bovo e Carrozzieri che limitano al minimo Mutu e Gilardino costretti spesso a giocare palle sporche. I ROSA PRENDONO FIDUCIA – In chiusura di prima frazione l’ennesima ripartenza rosa, con Miccoli che spalanca il campo a Guana il quale, tentennando, spreca a tu per tu con Frey, poi cerca un approssimativo cross in mezzo per Cavani, spaventa i viola che perdono sicurezza e brillantezza in fase di costruzione. Il Palermo comprende che ha in mano l’inerzia del match e proprio ad inizio ripresa suggella la supremazia: Cassani va in percussione sulla trequarti e premia il movimento di Cavani largo a destra, cross teso e forte in mezzo e sul pasticcio dei centrali viola prima Frey compie un mezzo miracolo sulla zampata di Miccoli deviata sul palo poi si deve arrendere al successivo tape-in vincente di Simplicio. Uno a zero per i rosa e Fiorentina in ginocchio. Ti aspetti una furente reazione viola ed invece è il Palermo a salire in cattedra. LA REGIA – Liverani giganteggia in cabina di regia e detta tempi e tracce del possesso palla rosanero che irretisce il pressing viola ma non è mai fine a se stesso sfociando improvvisamente in verticale grazie alle percussioni di Simplicio ad al moto perpetuo del tandem offensivo siciliano bravo sia a venire incontro che ad attaccare la profondità. La Fiorentina è lunga e scorata, Guana e Nocerino arpionano tutti i palloni vaganti e li ripongono con diligenza sul piede sinistro saggio e sapiente di capitani Liverani. Proprio il grande ex, ancora rimpianto in riva all’Arno, dà il la al raddoppio rosanero: palla dentro per Cavani che la copre e la difende scaricandola per l’accorrente Miccoli che dai diciotto metri salta secco un avversario in dribbling ed infila Frey con una rasoiata in diagonale di destro. Due a zero Palermo e partita che appare già chiusa nonostante vi sia circa mezz’ora ancora da giocare. LA RISPOSTA DEI VIOLA – Prandelli gioca in Semioli e Bonazzoli le carte della disperazione cercando nelle spizzate dell’ex doriano gli assist che latitano dal centrocampo, per il duo Mutu-Gilardino. Ballardini risponde tirando fuori un contrariato Miccoli per inserire Kjaer e passare ad un 3-4-1-1 che in fase difensiva diventa 5-3-1-1, con Simplicio alle spalle di Cavani. Un capolavoro nel capolavoro del tecnico di Ravenna che nella stessa gara dà prova di coerenza tattica ed al contempo elasticità nel leggere la partita in corsa. La squadra abbassa un po’ il baricentro nella fase centrale della ripresa ma presidia bene gli spazi in copertura costringendo i viola a lanciare lungo più con la forza dei nervi che con un criterio tecnicamente logico. IL GIGANTE ROSANERO – Qui comincia il Carrozzieri show con il gigante di Giulianova che vince tutti i duelli aerei con Bonazzoli e spazza qualsiasi traversone denotando esperienza, carisma e senso della posizione. La Fiorentina, ormai rassegnata, ci prova flebilmente con un paio di sballate conclusioni dalla distanza (Melo e Mutu), e cercando sistematicamente il rigore al minimo contatto (due volte Kjaer sul furbetto rumeno). Amelia non va oltre l’ordinaria amministrazione e l’ultimo quarto d’ora scorre piuttosto liscio per la compagine di Ballardini. Tedesco deve rilevare un sofferente Guana (trauma alla spalla destra), Succi fa rifiatare un encomiabile Cavani. Il fischio finale segna la fine di una settimana da incubo e restituisce ai tifosi una squadra di carattere, lineare, logica, a tratti bella a vedersi e nuovamente vincente. PROFILO BASSO – L’impresa di Firenze celebra ancora una volta la bravura e la personalità sobria e mai urlata di un tecnico come Davide Ballardini che ha dato un impianto di gioco definito ed efficiente ad una squadra che ha certamente qualche difetto strutturale in organico ed è soggetta a sbalzi di rendimento, ma possiede un’importante identità tattica di base sulla quale lavorare. La flemma e la personalità di un tecnico che si è esposto in prima persona tutelando la bontà del suo lavoro e del suo progetto tecnico di fronte a tutte le componenti (stampa, squadra, tifosi, presidente) in una settimana così tormentata, merita un elogio incondizionato e ci convince sempre più che il manico è quello giusto per tentare di centrare grandi traguardi in futuro. IL FUTURO – Sicuramente questo lo sa anche il presidente Zamparini che insieme a Sabatini dovrà in prospettiva puntellare e rinforzare l’intelaiatura dell’organico a disposizione di Ballardini. Un pensiero non può non andare ai tanti bocconi amari e indigesti inghiottiti dal popolo rosanero nelle precedenti turbolente sfide contro i viola, questo successo ripaga parzialmente i tifosi dopo una settimana “difficile” e allora via alla festa… oggi anche loro hanno vinto il loro derby!

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