IL PALERMO E LA SUA GENTE C’era una volta un sogno…

IL PALERMO E LA SUA GENTE C’era una volta un sogno…

Di Roberto Puglisi (Livesicilia.it) Ci sono notizie molto più importanti di una partita di calcio persa in casa dal Palermo. E domani ce ne saranno altre. Ma se scegliamo di aprire, nel.

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Di Roberto Puglisi (Livesicilia.it) Ci sono notizie molto più importanti di una partita di calcio persa in casa dal Palermo. E domani ce ne saranno altre. Ma se scegliamo di aprire, nel passaggio dalla notte al mattino, con il declino di una bella favola sportiva, non è per raccontare una semplice saga di palloni che entrano in rete. E’ per certificare la morte di un sogno. E quando muore un sogno, appassisce un po’ il cuore delle persone che hanno portato il peso della fede. Non disprezzate il sogno del calcio a Palermo, non chiamatelo qualunquista perché è (era) l’unico appiglio rimasto. Si sopporta a stento – ed è un disonore civico – la munnizza, un sindaco non adatto, una classe dirigente incapace, una città che annega nei suoi miasmi. Ma non si tollera a lungo la fine di un’idea che accarezzava il cuore. C’era solo uno spicchio libero per guardare il cielo. Adesso – lo dicono le facce dei tifosi che sfilano via dallo stadio, con le guance arrossate dallo schiaffo di Cavani, applaudito con indicibile generosità – la fessura celeste è otturata di catrame, come tutto. Intendiamoci. Non è una mera questione di risultati. Il Palermo si salverà. Il mantentimento della Serie A così a lungo rappresenta comunque un tesoro prezioso. Non si sopravvive ai piani alti del calcio per decreto divino, né per forza geopolitica. Ai tempi del Kroton, già la Serie B era un miraggio per poeti e pazzi. Lecito aspirare ad altro. Giusto non dimenticare mai. Parliamo di un diverso sentimento. Del flusso di amore acceso e adolescenziale che si è spezzato tra il Palermo e la sua gente. Era un legame che considerava secondarie perfino le sconfitte come dimostrano i battimani dopo la tregenda subita con l’Udinese. Due virtù chiedeva: chiarezza e dignità. Era bello guardare negli occhi gli squadroni del Nord e dire: noi siamo il Palermo. Era dolce pure per gli apostati, per i rapiti da una diversa follia. Era splendido scoprirsi palermitani nel colore rosanero. Era pura tenerezza amare e sentirsi limpidi. L’ennesima umiliazione sportiva dei giorni recenti va oltre. Ci comunica che la speranza riposa nel cassetto, in attesa del risveglio, di un bacio in fronte. Oggi non c’è più un progetto che rispecchi quella visione rivoluzionaria di passione. Non c’è un uomo che la incarni. Palermo, nel calcio come altrove, è l’emblema coerente della sconfitta.

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